TERAMO – Sentenza d’assoluzione in appello dopo la condanna a sei mesi inflitta in primo grado al medico Carmelo Barbera, nella sua veste di direttore dell’unità operativa complessa di gastroenterologia dell’ospedale Mazzini di Teramo.
Barbera, come riporta il Centro, nel 2023 era stato giudicato con un rito abbreviato dopo essere stato imputato per la morte di Gaspare Ridolfi, 61enne teramano deceduto nel giugno 2020 dopo essere stato sottoposto a dieci diversi interventi chirurgici in poche settimane. Con lui anche il medico Michele Triggiani, all’epoca dei fatti primario del reparto di cardiochirurgia, in primo grado assolto per non aver commesso il fatto con sentenza di assoluzione confermata in appello. Il reato contestato ad entrambi era quello di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.
La sentenza di primo grado era stata impugnata, oltre che da Barbera, anche dalla Procura (contro l’assoluzione di Triggiani) e dalla parte civile (i familiari della vittima). I giudici di secondo grado, nel dichiarare infondate le impugnazioni di quest’ultime, hanno accolto quella di Barbera (assistito dagli avvocati Marco Pierdonati e Fabrizio Silvani). Il decesso del 61enne, così come ricostruito all’epoca dalla Procura, era giunto all’esito di un iter ospedaliero complesso: l’uomo era arrivato al Mazzini per un problema cardiaco e il 7 maggio 2020 era stato sottoposto a un intervento al cuore, ad opera di Triggiani, per la sostituzione di una valvola aortica. Venti giorni dopo era entrato di nuovo in sala operatoria per un intervento di colecistoduodenostomia, eseguito da Barbera.
Per la Procura in entrambi i casi ci sarebbero state colpe mediche che avrebbero costretto Ridolfi a subire altri interventi. Dieci diverse operazioni in poche settimane, poi il decesso e l’inchiesta. «Reputa questa Corte», si legge nelle motivazioni della sentenza d’appello (collegio presieduto dal giudice Alfonso Grimaldi, Guendalina Buccella e Andrea Di Berardino), «contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di prime cure, che l’intervento ecoendoscopico cui il Ridolfi venne sottoposto il 26 maggio era estremamente urgente e non differibile – o comunque la scelta di operare in emergenza il paziente, il 26 maggio 2020, sia sostanzialmente immune da profili di colpa».




