TERAMO – È il commercialista teramano Giovanni Mattucci, ex revisore del comune di Teramo, il nuovo presidente della Teramo Ambiente spa, la società partecipata al 51 per cento dal Comune di Teramo che si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.
La nomina è stata ufficializzata ieri mattina dall’assemblea dei soci.
Esce così di scena definitivamente il presidente nominato in estate, Pier Luigi D’Antonio, il quale, essendo cancelliere del tribunale di Teramo, non avrebbe potuto avere il nulla osta da parte del ministero della Giustizia.
Ad accomunare però Mattucci e D’Antonio, il loro essere entrambi fedelissimi del consigliere regionale teramano Mauro Di Dalmazio, di Abruzzo Futuro, lista civica collegata nelle ultime elezioni al candidato presidente Gianni Chiodi.
Mattucci è stato tesoriere della lista civica Al centro per Teramo, espressione politica della corrente che fa riferimento a Di Dalmazio e che è parte della maggioranza che sostiene il sindaco Maurizio Brucchi di Forza Italia.
D’Antonio, già consigliere comunale al Comune di Teramo dal 1999 al 2004, era stato espressamente indicato da Di Dalmazio per la nomina a presidente della TeAm, poi congelata per incompatibilità. D’Antonio verrà affiancato, nel nuovo direttivo, dall’ingegnere nucleare teramano Pietro Bozzelli, designato dal Comune, responsabile della gestione rifiuti presso la Lfoundry di Avezzano (L’Aquila).
La parte privata, commissariata dal custode giudiziario nominato dal tribunale di Catanzaro Andrea Bonifacio, ha confermato l’avvocato Luca Ranalli.
Il sindaco di Teramo Brucchi ha definito D’Antonio “figura tecnica in possesso delle necessarie competenze per traghettare la Team verso un nuovo assetto a partecipazione interamente pubblica”.
Passaggio decisivo sarà a tal proposito un Consiglio comunale straordinario che sarà a metà dicembre.
L’obiettivo del Comune è infatti quello di riportare in house la società, valutata 4,5 milioni di euro.
Salvaguardando tutti i 200 posti di lavoro, limando però i costi di gestione troppo alti, come richiesto anche a gran voce dal gruppo in Consiglio comunale del Partito democratico, che stigmatizza i costi altissimi per il personale, di cui ben 662 mila euro di emolumenti per i dirigenti.
Di parere opposto invece associazioni di imprenditori, artigiani ed esercenti teramani che chiedono invece l’immediata privatizzazione della TeAm, in quanto, spiegano in una nota, “una diminuzione della tariffa passa solo per una riorganizzazione seria della società con un pesante dimagrimento dei costi aziendali”.
Il cambio di assetto societario è comunque un passaggio ineludibile, visto che la TeAm è oggi una società azzoppata, ovvero per metà commissariata, in quanto il socio privato è in liquidazione dopo suo pesante coinvolgimento nell’estate 2011 nell’inchiesta delle Procure della Repubblica di Napoli e di Catanzaro su presunte tangenti ed assunzioni clientelari nel settore della raccolta dei rifiuti, e per evasione fiscale.
Fatti che però non hanno interessato la gestione dei rifiuti a Teramo.
Nel tormentato passato della Team anche l’inchiesta di Rifiutopoli, che portò all’arresto nel settembre del 2010 dell’ex assessore regionale della Giunta Chiodi Lanfranco Venturoni, all’epoca dei fatti presidente della Team, e di Rodolfo e Valentino Di Zio, proprietario della De.co, azienda leader in Abruzzo del settore rifiuti.
Coinvolto tra gli altri nell’inchiesta anche l’attuale senatore di Forza Italia Fabrizio Di Stefano.
Al centro della vicenda il progetto di un impianto di bioessiccazione di rifiuti Tmb in località Carapollo da realizzare sui terreni Team.
Secondo l’accusa Di Zio, in un periodo che va dal 2006 al 2009, avrebbe elargito denaro per realizzare senza gara di appalto il termovalorizzatore.
Il processo è ancora in corso. Filippo Tronca





