TERAMO – Due ex promotori di Banca Mediolanum hanno vinto una causa contro l’istituto milanese, che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per la banca guidata da Ennio Doris.
Secondo quanto riporta il sito abruzzese Futurocomune.it, che ha intervistato e cita il legale dei due dipendenti, nel 2002 Mediolanum, con una lettera, consentiva ai promotori finanziari di lavorare per gruppi concorrenti nei due anni successivi alla cessazione della collaborazione, contrariamente a quanto previsto dal contratto di agenzia.
Nella stessa lettera, però, era presente una clausola secondo la quale chi non avesse lavorato per la concorrenza, avrebbe avuto diritto a benefici economici aggiuntivi, costringendo “di fatto – sottolinea Futurocomune.it – i promotori all’inattività se volevano intascare i benefici economici maturati”.
Il legale dei due promotori, impugnando la lettera, si è concentrato sulla fattispecie della clausola vessatoria che, per avere valore, necessita della doppia firma.
Il giudice, con le sentenze numero 983 e 986 emesse lo scorso 11 novembre, ha dato ragione ai due ricorrenti di Teramo, condannando la banca, con sentenza esecutiva, al pagamento del dovuto.
“Le implicazioni della sentenza – si legge nell’articolo – sono potenzialmente devastanti per Banca Mediolanum”.
Se nel caso dei due lavoratori teramani, infatti, il gruppo dovrà pagare circa 162mila euro, i rimborsi, rapportati all’intera rete nazionale di promotori finanziari di 5.500 agenti, potrebbero raggiungere i 412 milioni di euro.






