L’AQUILA – Il rischio concreto è quello che il Teatro Stabile d’Abruzzo faccia la stessa fine dell’Istituzione sinfonica. Anche perchè sul tavolo dell’infuocata assemblea dei soci è arrivata ieri una lettera con la quale il presidente Luciano D’Alfonso paventa il disimpegno della Regione, socio fondatore dell’ente teatrale.

Sarebbe il secondo clamoroso caso di un ente culturale di carattere regionale costretto a chiudere i battenti. La questione corre sul filo del rasoio anche per mantenere in piedi, cosa assolutamente difficile, gli equilibri politici dell’Emiciclo, appena ripristinati dopo la crisi estiva innescata dai consiglieri Luciano Monticelli del Pd e Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo Civico, quest’ultimo promosso poi ad assessore proprio per far rientrare i malumori. 

La vicenda sta creando anche imbarazzo al vicepresidente della Giunta regionale Giovanni Lolli e  al consigliere del Pd Pierpaolo Pietrucci entrambi rappresentanti aquilani in Regione che in questo frangente sembra non stiano riuscendo a far valere le istanze del capoluogo. 

Il presidente del Tsa Ezio Rainaldi pare intanto stia pensando alle dimissioni come ultimo gesto per richiamare l’attenzione della Regione che ad oggi non ancora approva lo stanziamento dell’annuale contributo.

“La situazione è purtroppo molto semplice e somiglia drammaticamente a quella dell’Isa” dice ad AbruzzoWeb un laconico Mauro Marchetti, capo di gabinetto del sindaco Massimo Cialente, che ha partecipato all’assemblea dei soci in rappresentanza del Comune, socio dell’ente teatrale.

La Regione ad oggi non è in grado di assicurare quella che è a tutti gli effetti una quota associativa, essendo la Regione “padre e madre del Tsa, visto che è regionale la legge che lo istituisce ed il presidente è di nomina diretta della Giunta” spiega poi Marchetti.

All’appello mancano più di cinquecentomila euro. E se si considera che nel bilancio regionale destinato alla cultura c’è complessivamente un milione di euro, è facile intuire la dimensione del problema. Per salvare l’Isa, ad esempio, servono 800mila euro.

Il Comune, dal canto suo, ha già deliberato lo stanziamento della propria quota di 130mila euro.

“La stagione teatrale corre enormi rischi e la conferenza stampa di presentazione è prevista tra qualche giorno – argomenta Marchetti -. C’è naturalmente anche il rischio che scattino meccanismi di insolvenza”.

Da parte della Regione, rappresentata in assemblea da Claudio Ruffini, ex consigliere regionale oggi nello staff del presidente D’Alfonso, l’unica rassicurazione arrivata, secondo fonti ufficiali, è quella che comunque si farà di tutto affinchè il Tsa abbia il minimo sufficiente a scongiurare la perdita della quota ministeriale del Fondo unico per lo spettacolo (Fus), subordinata all’impegno regionale.

Fonti interne al Tsa ritengono poi un “problema grosso” il fatto che la delega alla Cultura non sia assegnata ad alcun assessore ma continui ad essere detenuta dal presidente della Regione, facendo osservare come si tratti di un caso unico in Italia. 

Già dal dicembre scorso dal Tsa aspettavano lo stanziamento del contributo, che per prassi e per consentire la pianificazione della stagione avviene sempre con un anno di anticipo. Marco Signori