L’AQUILA – Solo grazie alla fusione di eccellenze storiche culturali, come avvenuto nell’ambito teatrale, l’Abruzzo può restare in “serie A” in uno dei suoi punti forti, appunto la cultura, in uno scenario di riorganizzazioni e tagli imposto dal governo nazionale per tirare la cinghia.
Questo il messaggio del vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, dopo l’inserimento del Teatro stabile d’Abruzzo, rafforzato dall’ingresso dell’Uovo teatro stabile di innovazione, tra i 19 teatri di rilevante interesse culturale d’Italia che per i prossimi 3 anni avranno accesso a fondi maggiori e prestigio nazionale.
Un risultato “che non era scontato” sottolinea Lolli ad AbruzzoWeb, facendo il punto dell’operazione e degli scenari che porterà e chiamando altre fusioni. Sia nello stesso comparto del teatro, chiamando, per esempio, il Florian di Pescara. Sia in altri ambiti, come la musica.
E domani, lunedì 9, alle 11.45 presso la sala stampa di palazzo Silone all’Aquila verrà presentato il progetto triennale dell’unificazione delle attività teatrali.
Oltre a Lolli, ci saranno il presidente del Tsa, Ezio Rainaldi, il direttore, Alessandro D’Alatri, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e l’assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Betty Leone.
Che cosa è successo, in estrema sintesi?
La legge nazionale sul teatro è cambiata, non esistono più stabili, generali, di ricerca, come prima. Si è fatta una classificazione molto rigida e si è fatta una selezione. Non era affatto scontato che noi entrassimo nella cosiddetta serie A, ci siamo entrati grazie alla disponibilità del Teatro stabile e dell’Uovo di fondersi. Con orgoglio possiamo dire di essere ancora sede di un grande teatro, come non tante altre regioni.
Sarà necessaria anche una legge regionale come quella proposta alla fine della scorsa legislatura dal centrodestra?
L’operazione è indotta da una legge nazionale entro il cui perimetro bisognava stare entro gennaio e il teatro abruzzese c’è stato. Adesso dobbiamo adeguare le normative regionali a questa normativa adeguandoci.
Il nuovo teatro ora dovrà darsi una nuova governance.
Per il momento il Tsa ha una sua struttura di grande qualità, poi ci sarà anche un problema di governance. Con la filosofia che D’Alfonso ci continua a dire, e io la condivido pienamente: le strutture direzionali e amministrative, di questi e altri enti, non devono essere cariche politiche. Non è un luogo dove uno di noi, temporaneamente sprovvisto di altre cariche, viene remunerato. Basta con questa mentalità in cui siamo caduti negli anni passati e che la gente non sopporta più. Lì bisogna fare una struttura leggerissima, fatta di personalità che corrispondano al profilo necessario.
L’operazione è possibile anche in altri settori della cultura abruzzese?
È un segnale che va raccolto secondo me anche da altre istituzioni culturali. Loro lo hanno dovuto fare per legge, le altre non sono ancora obbligate ma io lo consiglierei, come ho già fatto nelle riunioni. La musica già lo fa, come l’Istituzione sinfonica e il Marrucino. Io lo dico a tutti, mettetevi insieme in una dinamica che superi il ridicolissimo campanilismo.
Anche perché gli enti non possono più foraggiare le associazioni come ai tempi d’oro.
Continuare a pensare che esistano le risorse che c’erano prima, da parte degli enti locali e della Regione, è una pura illusione. D’altra parte, aver tagliato 4 miliardi di euro strutturali di trasferimento alle Regioni, 1,5 miliardi alle Province e 1 miliardo ai Comuni, vuol dire mettere queste istituzioni nelle condizioni di non avere neanche lontanamente le risorse di un anno fa, quando già erano diminuite. Mettersi nella strada di una concentrazione vuol dire provare a offrire servizi essenziali come la cultura con ottimizzazione e provando a concentrare le risorse che sono rimaste, poche, nelle eccellenze.
Alle prime avvisaglie di nascita di un nuovo teatro unico regionale c’è stata la rivolta delle associazioni della costa contro un progetto di legge regionale ritenuto, all’epoca, un “salva L’Aquila”. È così?
Questa è una norma nazionale che non ha salvato nessuno e che attribuisce le risorse che c’erano prima, maggiorate, a queste due istituzioni che si uniscono. Non è che stiamo facendo cose di paese tra noi, queste ridicolaggini e campanilismi mi fanno vomitare e anche un po’ ridere. La norma nazionale ha selezionato e ridotto i teatri, quelli che sono entrati nel novero accedono a risorse maggiori.
Poteva ricomprendere anche altri enti culturali la fusione?
Poteva esserci anche il Florian? Io lo avrei auspicato, sono state fatte scelte diverse e mi dispiace, ma tuttora le porte sono aperte.
La distribuzione è un problema dopo la crisi dell’Atam?
Il problema della distribuzione c’è. In questi anni è stata assicurata da un’altra istituzione prestigiosa che è l’Atam e non possiamo pensare che ora sfugga a un ente pubblico regionale. Il teatro nuovo ha in sé anche la prerogativa di poterlo fare.
Qual è l’appello finale alle istituzioni regionali?
Siamo una grande regione che ha la prerogativa di avere una dotazione culturale da grande regione, conserviamocela! Che poi sia posizionata un po’ all’Aquila, un po’ a Pescara, un po’ a Chieti, un po’ a Teramo, chi se ne frega! Scusate lo sfogo, ma credo di essere stato chiaro.



