L’AQUILA – “Disco Risorgimento. Una storia romantica”. Letteratura e musica per rivivere gli ideali del Risorgimento: l’unità, libertà, uguaglianza, il sentimento di una nazione.
È un tripudio di patriottismo lo spettacolo che ieri sera, con grande successo di pubblico, ha inaugurato presso l’auditorium della Guardia di finanza il cartellone della stagione teatrale aquilana 2011/2012, un’edizione nuova e rivisitata dell’opera rispetto alla stagione scorsa.
L’opera si propone di riavvicinare il pubblico, specie i giovanissimi, a un periodo storico importantissimo per il nostro Paese attraverso la lettura di testi dei grandi autori del Risorgimento e non solo, perché non soltanto gli uomini politici ebbero un ruolo di rilievo, ma anche poeti, artisti e uomini di cultura.
L’ambizione della conquista dell’unità nazionale, dell’idea stessa di nazione, ma in particolare di un’identità culturale propriamente italiana si respirano dall’inizio alla fine della rappresentazione.
Per il suo valore patriottico e didattico lo spettacolo ha ricevuto la medaglia d’onore dalla presidenza della Repubblica per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Proprio la rappresentazione di ieri andata in scena nel capoluogo è stata registrata per essere poi distribuita in tutte le scuole l’Italia come materiale didattico, progetto patrocinato dall’ex ministero della Gioventù.
Un modo per far conoscere e amare un periodo storico al quale non è sempre facile avvicinarsi.
A dominare il palcoscenico Edoardo Sylos Labini, un titanico Giuseppe Mazzini quarantatreenne che racconta tutto il suo amore per la patria.
L’opera vede Alessandro D’Alatri alla regia in sostituzione della precedente direzione di Filippo Gilli.
Un cast più ricco: l’attrice Melania Maccaferri è l’Italia e la cantante Elisa Santarossa una patriota, interagiscono con il protagonista Mazzini/Sylos Labini.
Una più massiccia presenza musicale, grazie alla presenza di dj Antonello Aprea che detta i tempi e i ritmi della scena, secondo l’impianto del Disco-teatro.
Sylos Labini, attore, ideatore e drammaturgo dell’opera “mazziniana”, nel 1999 con lo spettacolo “Rum&Vodka” diede vita a questa nuova formula di intrattenimento teatrale che prevede la mediazione tra letteratura e musica elettronica, l’utilizzo della musica stessa come codice drammaturgico, l’interazione con il pubblico.
Il tutto si svolge tra il 1848 e il 1849. Attraverso il mix di letteratura, storia e musica si assiste al racconto emotivo dell’utopia repubblicana che anima i giovani di una generazione intera, che sacrificano la propria intera esistenza per un ideale di nazione, di unità.
Un Mazzini visionario, l’uomo che più di tutti credette nell’idea di un’Italia che aveva sempre sognato ma che di fatto non si avverò mai, tornato a Milano dopo 17 anni di esilio, declama il giuramento alla Giovine Italia, legge Manzoni che “aveva preannunciato la resurrezione di una nazione che non è mai esistita”, invita gli Italiani a leggere Dante: “perché Dante è tremenda unità!”, scrive a Goffredo Mameli che “la moralità deve essere la prima condizione dei cittadini”, sprona il popolo romano a combattere gli invasori francesi, legge le lettere di Garibaldi ad Anita, piange il fallimento della Repubblica romana, di un’Italia morta sul nascere, mentre si allontana alla volta di Marsiglia ricordando i versi di Foscolo che lo avevano influenzato per tutta la vita: “Il mio cadavere almeno non cadrà fra le braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da’ pochi uomini, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de’ miei padri”.
Il tutto accompagnato da una straordinaria varietà musicale. Dj Aprea domina la scenografia dalla sua console enfatizzando ogni movimento, ogni sospiro, ogni emozione di Mazzini.
Come previsto dall’impianto del “Disco teatro” il ruolo della musica è essenziale.
Il rumore del mare, gli stornelli romani, il suono delle campane, ritmi di marcia e futuristiche scariche di musica elettronica, la Marsigliese e la Canzone degli Italiani, l’inno dei Mameli, si alternano alle più famose arie e ai cori remixati delle opere di Giuseppe Verdi, dal Rigoletto, alla Traviata, al Nabucco, fino alla catarsi del Dies Irae dalla Messa di Requiem.
Il tutto garantisce la perfetta fusione di testi tanto lontani nel tempo quanto vicini nel celebrare gli stessi ideali di unità e patriottismo.
Un ruolo importante è giocato dal modo in cui lo spazio viene concepito e sfruttato, anche questo tipico della formula del “Disco teatro”, come un ponte immaginario tra gli spettatori e il palcoscenico enfatizzando le emozioni e la gestualità nervosa di un Giuseppe Mazzini solo, fragile ma allo stesso tempo saldo, tormentato e in preda a un fiume di emozioni contrastanti.
Qualcosa in più avrebbe potuto essere ottenuto da una regia di luci più studiata. Un’illuminazione più precisa avrebbe caricato ancora di più di enfasi i monologhi, che invece hanno rischiato in alcuni casi di vedere smorzare la forza emotiva.
Totalmente inadatto l’auditorium come spazio per la rappresentazione. La scenografia mal si adatta a un palco così grande che ha rischiato di disperdere la concentrazione dello spettatore.
Intensa e assolutamente convincente la prova di Sylos Labini, mai un momento di incertezza. La fusione con il personaggio è totale, non ci sono cedimenti alla forza e alla potenza dell’interpretazione.
La costruzione della scena tradisce la consapevolezza della regia che tutto nella rappresentazione possa aprirsi e chiudersi nella performance dell’attore, totalmente padrone della formula scelta.
Lo spettatore viene coinvolto e assorbito totalmente in una dimensione ormai tanto lontana da sembrare leggendaria.






