L’AQUILA – Adesso è tutto definito. Si terrà come già preannunciato il prossimo 20 novembre, a partire dalle 14, la manifestazione “Sos L’Aquila chiama Italia”, terzo evento organizzato dai cittadini aquilani del presidio permanente di piazza Duomo, dopo il corteo all’Aquila del 16 giugno scorso, con 20 mila persone lungo le vie della città e in autostrada A24, e la sfilata a Roma del 7 luglio, con 5 mila aquilani nella Capitale, con momenti di tensione e manganellate.

Dopo settimane di discussioni febbrili e dubbi su come organizzare l’evento, l’assemblea ha presentato la locandina e l’appello nazionale che si rivolge per una partecipazione di massa. Da notare che nella locandina è indicata l’ora, ma non il luogo del concentramento.

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Da notare che, contrariamente alle premesse che c’erano, almeno nelle intenzioni degli organizzatori la manifestazione non avrà connotazioni politiche di alcun genere: “Vi aspettiamo tra le nostre macerie uniti sotto la bandiera neroverde, senza simboli di partito”, si legge nel testo.

Testo che è articolato in 13 “perché” L’Aquila chiama l’Italia intera a partecipare: motivazioni che dovrebbero spingere tutto il Paese a interessarsi delle problematiche della ricostruzione.

Tra i 13 punti, molte delle battaglie portate avanti e delle tematiche affrontate nei mesi scorsi dai comitati, in primis la necessità di una legge organica sulla ricostruzione, e una proposta di iniziativa popolare è ormai praticamente pronta; gli altri “perché” vanno dalla piaga della disoccupazione alla sospensione delle tasse, dal no ai commissari alla partecipazione dei cittadini, dalla prevenzione dei terremoti alle inchieste giudiziarie che coinvolgono la ricostruzione.

Amplissimo il pubblico a cui l’evento si rivolge: “Lanciamo un appello – si legge nella convocazione – a tutti quelli che ci sono stati vicini: ai vigili del fuoco, alla base del volontariato della Protezione civile, ai sindaci e rettori della regione, agli studenti delle Università, a tutti quelli che nel nostro Paese lottano in difesa dei propri territori, i lavoratori, gli insegnanti, i precari che ogni giorno si battono per i propri diritti, a tutte le forze sindacali e sociali, agli imprenditori, al “popolo delle partite iva”, al mondo dell’associazionismo e del volontariato, a chi crede che le cose possano e debbano cambiare con la partecipazione attiva dei cittadini”.

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Come si vede non c’è riferimento esplicito ma solo vago a gruppi che a livello nazionale protestano per vari problemi, i cosiddetti “antagonisti”, che in una delle ipotesi organizzative si pensava potessero caratterizzare il corteo: non affiancheranno almeno ufficialmente i terremotati, insomma, quelli del no al ponte sullo Stretto, o i no-Tav, o il popolo viola, e così via, anche se quel “tutti quelli che nel nostro Paese lottano in difesa dei propri territori” lascia aperto uno spiraglio il cui esito si verificherà sul campo.

A questo punto è partito il conto alla rovescia, non resta che attendere. A differenza di giugno, in cui per molti la sfilata fu una sorta di passeggiata seppur per riappropriarsi della città, il 20 novembre all’Aquila farà freddo: quelli che saranno presenti saranno quelli che ci tengono davvero. (alb.or.)

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