L’AQUILA – Per la gestione dei rifiuti, la Comunità Europea ha stabilito il principio “Chi inquina paga”. Ma all’Aquila non è cosi  da decenni al punto che le grandi utenze, come per esempio l’ospedale o alcuni grandi supermercati, non fanno la differenziata e pagano meno delle famiglie.

In un anno, per esempio, una famiglia di 3 persone con una casa di 80 mq paga una Tari annua di poco più di 329 euro mentre l’ospedale ne paga solo 259 a parità di condizioni.

Lo rileva uno studio elaborato da un conoscitore del settore, Edoardo Jakubowski, (e da lui inviato ad Abruzzoweb) per molti anni autore dell’Osservatorio Regionale TARI per Confcommercio, il quale ricorda che comunque questa è una condizione ereditata da amministrazioni precedenti cui nessuno ha messo mano.

“La normativa prevede”, si legge in un suo elaborato, “che l’imposta sia commisurata alle quantità di rifiuti prodotti, si potrebbe dire quindi “Chi più inquina più paga”. Inoltre, la normativa prescrive che la gestione dei rifiuti urbani sia effettuata secondo criteri di efficienza, efficacia, economicità e trasparenza. Le Ordinanze Sindacali di L’Aquila e i Regolamenti Locali emanati più di dieci anni fa obbligano tutte le utenze domestiche e non-domestiche alla “corretta separazione” per tipologia dei rifiuti, organico, plastica, metallo, carta/cartone, vetro, residuo secco indifferenziato, ecc”

“A luglio 2015 con mia nota indirizzata a: Sindaco, ASM, Dirigente Settore Ambiente e Comando Polizia Municipale avevo comunicato che le “grandi utenze” (producono enormi quantitativi di rifiuti) non seguivano le modalità ordinate e tali rifiuti “non conformi” venivano comunque raccolti da A.S.M. S.p.A. cosi come si presentavano. Come esempio di queste inosservanze indicavo l’Ospedale Civile S. Salvatore, l’intera struttura sanitaria ammassava tutti i suoi rifiuti urbani in grandi buste nere di plastica senza compiere le dovute separazioni, nel sacco di plastica ci finiva dentro ogni cosa, carta, plastica, vetro, organico (avanzi di cibo), un rifiuto indifferenziato “tal quale”. L’ASM prelevava questi sacchi neri con l’uso di un automezzo dotato di braccio mobile a ragno e trasbordati, chiaramente senza delicatezza, da un grande cassone situato stabilmente presso la struttura ospedaliera in quello dell’automezzo per essere trasportati altrove”.

“Si può facilmente capire quanti chilogrammi di rifiuti indifferenziati tal quale sono prodotti giornalmente. Infatti, il San Salvatore ha circa 400 posti letto per la degenza, il rapporto di questa capacità con una famiglia composta di 3 persone è di 1:133, quindi potremmo dire che l’ospedale produce in un giorno quello che la famiglia di tre persone produrrebbe in 133 giorni, ovvero la quantità di rifiuti di 3 giorni dell’ospedale equivale alla quantità della famiglia di 3 persone di un intero anno. Questo illegittimo comportamento porta solo a costi elevati e chi li deve sostenere? La ignara collettività. Avevo anche segnalato che molti Comuni d’Italia hanno vietato l’uso di sacchi di plastica di colore scuro (nero, marrone ecc.) poiché nascondono al semplice controllo a vista il tipo di rifiuto contenuto, vengono invece usati sacchi di colore chiaro e semi trasparenti che facilitano l’immediata verifica senza doverli aprire. A tutt’oggi, dopo 9 anni, nulla è cambiato e la suddetta consuetudine sregolata continua”.

“Però, la struttura ospedaliera ora è in dotazione di pochi contenitori di A.S.M. S.p.A. tipo condominiali bensì insufficienti, per la raccolta differenziata ma non vengono utilizzati correttamente, nella foto si può notare l’abbondanza della plastica nel bidone marrone destinato per l’organico e materiali compostabili. Quale è la reazione di A.S.M. S.p.A. di fronte a tale comportamento dell’utenza? Raccoglie i rifiuti “non conformi” in sordina oppure interviene con azioni coerenti e quali? Altro esempio indecente è presso il Centro Commerciale Globo a Campo di Pile dove sono presenti da molti anni i classici cassonetti stradali di A.S.M. S.p.A. e al loro interno si trovano rifiuti di ogni tipo e non separati, vengono poi svuotati dal servizio di raccolta cosi come sono”.

“Dopo ben otto anni dell’anzidetta del 2015, nel febbraio 2023 ho indirizzato altra nota a: Sindaco, Dirigente Settore Ambiente e Dirigente Controllo Società Partecipate ricordando loro quanto sopra, non ho ricevuto i chiarimenti richiesti, neanche una minima attenzione per l’argomento da parte dei politici locali. In conclusione, 80 mq di superficie ha un costo di tributo TARI 2023 per una famiglia di 3 persone pari a €329,52 mentre per l’Ente Ospedaliero di appena €259,44”.

“La famiglia virtuosa che differenzia il proprio rifiuto, rispettando le regole, è indubbiamente penalizzata pagando molto di più rispetto a chi fa esattamente l’opposto e viene premiato pagando meno !!! Nei miei approfondimenti degli ultimi anni sui 20 Comuni Capoluogo di Regione, è emerso che la categoria non-domestica “ospedali” paga un tributo TARI molto più elevato in 19 Comuni mentre L’Aquila fa eccezione. Per esempio: nel 2016 per 80 mq Potenza pagava €1.628,82, Torino pagava €1.278,74, Perugia pagava €1.096,80, gli altri pagavano una media di €700,00, mentre L’Aquila pagava €294,08 e oggi ancora meno, solo €259,44. E’ necessario rettificare la modulazione delle tariffe TARI attribuendo la giusta proporzionalità tra le categorie e soprattutto una attenzione ragguardevole al costo del Servizio di Igiene Urbana che ha ricevuto incrementi consistenti e molto generosi”.