L’AQUILA – Non mancano “fattori incoraggianti” come “l’arretrato ridotto rispetto alla quasi totalità degli altri Tar e un numero di ricorsi definiti nel 2015 superiore a quello dei ricorsi depositati”, ma a parte questo “le difficoltà sono evidenti e non siamo ancora riusciti a soddisfare l’esigenza del rispetto dei principi costituzionali e internazionali di ragionevole durata dei processi”.
Ha esordito così il presidente Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo Antonio Amicuzzi, che ha oggi presieduto l’apertura dell’anno giudiziario 2016, nella cerimonia svolta davanti alle massime autorità, tra cui il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.
Il dato più significativo tra quelli snocciolati in sede di bilancio sull’attività svolta nel 2015 è che i ricorsi depositati sono stati 674 a fronte degli 895 dell’anno precedente.
Una diminuzione, ha sottolineato Amicuzzi, “che dipende dalla crisi economica, che rende più difficoltoso il ricorso alla giustizia, visto che un ricorso al Tar ha costi elevati”.
E paradossalmente questo ha aiutato a smaltire le pratiche arretrate: nel 2015 i ricorsi definiti sono stati infatti 732, le sentenze 640, e si è riuscito a a far scendere il numeri dei ricorsi pendenti in attesa di definizione anche da anni, da 2.180 a 2.138.
Entrando nel merito, anche nel 2015 la parte del leone è stata rivestita dai ricorsi in materia edilizia, soprattutto nei cantieri della ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009, dove altissimo è il contenzioso legato agli appalti pubblici, e alle gare che valgono centinaia di milioni di euro.
A seguire, i ricorsi in tema di pubblico impiego. In riduzione anche i ricorsi dei cittadini extracomunitari e in tema di vertenze ambientali.
“PUNTIAMO A FAR SCENDERE ANCORA L’ARRETRATO”
“La nostra ambizione è quella di diminuire ulteriormente l’arretrato, costituito da 2.138 ricorsi effettivamente pendenti al 31 dicembre 2015, portando avanti una programmazione frutto di una combinazione sinergica tra cause a trattazione ordinaria di più urgente, spedita e/o combinata trattazione, e cause a trattazione normativamente prioritaria, come quelle in materia di appalti e di elezioni”.
Lo ha detto stamani il presidente del Tar per l’Abruzzo, Antonio Amicuzzi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016.
“Sono in carica da circa due mesi – ha ricordato il presidente – ma ho già avuto modo di avere un sia pure parziale approccio con la realtà locale, in particolare con alcune delle problematiche legate alla ricostruzione, tra le quali spicca il contenzioso legato agli appalti pubblici, che assume particolare rilevanza nell’ambito di quello che è stato definito il più grande cantiere d’Europa.
“Le non eccessive dimensioni del Tar – ha quindi osservato nella sua relazione – costituiscono un indubbio vantaggio, per la vicinanza al territorio di riferimento e, nonostante le difficoltà, il Tar è riuscito nel corso dell’anno 2015 a migliorare la tempestività della risposta alle esigenze di giustizia della popolazione per le questioni di più rilevante impatto”.
“Le difficoltà che caratterizzano l’attuale situazione sono evidenti in quanto – sia pure in presenza di fattori incoraggianti rappresentato da un arretrato ridotto rispetto a quello della quasi totalità degli altri Tar oltreché da un numero di ricorsi definiti nel corso dell’anno 2015 superiore a quello dei ricorsi depositati nel corso dell’anno stesso – non siamo ancora pienamente riusciti a soddisfare l’esigenza del rispetto dei principi costituzionali e internazionali di ragionevole durata del processo”.
Il numero totale dei ricorsi depositati nel 2015 risulta pari a 674, a fronte degli 895 depositati nel 2014, con una diminuzione del 24% rispetto all’anno precedente.
“La parte del leone è stata rivestita, nel 2015 – ha affermato il presidente del Tar – dai ricorsi in materia di autorizzazioni e concessioni, di edilizia ed urbanistica, di pubblico impiego, di servizio sanitario nazionale e, primi fra tutti, in materia di esecuzione del giudicato, anche se questi risultano comunque in numero inferiore a quelli proposti nell’anno 2014. Risultano lievemente ridotti i ricorsi dei cittadini extracomunitari, forse anche per le sanatorie e la migliore conoscenza nel tempo acquisita da parte dell’Amministrazione della giurisprudenza formatasi in materia. Rari sono i ricorsi dei militari e degli appartenenti alle forze di polizia, anche per le problematiche riguardanti i trasferimenti e il riconoscimento di alcuni benefici. Le questioni ambientali rimangono importanti, nonostante il loro non rilevante numero”.




