AVEZZANO – “Se scelgono di rinviarmi a giudizio mi devono aprire il processo immediatamente perché devo chiamare Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi come primi testimoni a mio favore”.
Così ad AbruzzoWeb l’ex assessore regionale Daniela Stati, che il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Avezzano (L’Aquila) Francesca Proietti deciderà domani se rinviare o meno a giudizio.
Alla sbarra con lei il padre Ezio, storico esponente democristiano ed ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Marco Buzzelli, Vincenzo Angeloni, ex parlamentare azzurro, e l’allora amministratore delegato di Selex Service Management, società che aveva in quel momento parte delle azioni di Abruzzo Engineering, a sua volta controllata da Regione Abruzzo e dalla Provincia dell’Aquila, Sabatino Stornelli (unico assente all’udienza preliminare di oggi) nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione post-terremoto, che nell’agosto 2010 furono arrestati con l’accusa di corruzione.
Per l’allora assessore, accusata insiene al padre di aver ricevuto presunte regalie da Angeloni e Stornelli, con delega anche alla Protezione Civile (nella giunta di centrodestra guidata da Gianni Chiodi) scattò l’interdizione dai pubblici uffici che la costrinsero alle dimissioni.
Nell’udienza di oggi c’è stata la requisitoria del pm, Roberto Savelli, l’intervento delle parti civili e quello delle difese.
“Abbiamo sostenuto che non esiste alcuno episodio di corruzione, la Stati non aveva alcun potere di far modificare addirittura una ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri, come sostiene l’accusa”, dice a questo giornale l’avvocato Antonio Milo, che in aula ha anche rimarcato l’assoluta esteaneità di Angeloni perché con Abruzzo engineering non ha mai avuto rapporti”.
“Non avevo potere sulle ordinanze – ribadisce la Stati, che oggi ha rilasciato dichiarazioni spontanee – Abruzzo engineering l’ho trovata fatta, non ho messo un presidente, non ho fatto una assunzione, sono stata forse l’unico assessore che non l’ha finanziata, non esiste una delibera in questo senso, e ci sono mille pareri che la consideravano in house”.
“Se sono accusata di una cosa che non ho fatto serve qualcuno che testimoni – aggiunge – Mentre Ezio Stati era in carcere, uscirono fuori altre ordinanze che continuavano ad affidare lavori ad Ae e lavoratori che venivano affidati a Provincia e Comune”.
“Ci faranno sapere se saremo assolti solo domani, dopo sei anni e mezzo. La mia grande paura non è il processo, ma la prescrizione che spero non intervenga”, conclude.





