L’AQUILA – Una cinquantina di persone in rivolta sotto la sede comunale di Villa Gioia all’Aquila dopo i quattro arresti nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica su tangenti e appalti post-terremoto.
Il sit-in è nato sulla rete, è stato infatti lanciato dalle bacheche di Facebook, e gli aquilani sono arrivati alla spicciolata per portarsi nel piazzale per far sentire la loro voce.
Presenti di fronte al municipio anche la polizia, i vigili urbani e i carabinieri per scongiurare eventuali problemi, che poi di fatto non ci sono stati perché non c’è stato nessun incontro tra manifestanti e politici.
“Questa di oggi è una libera riunione tra cittadini. Abbiamo lanciato l’appello sul web e speriamo che interverranno in tanti, ma siamo consapevoli che avendo organizzato tutto all’ultimo minuto, molti non potranno venire – commenta Marcello Di Giacomo– Il motivo per cui ci siamo voluti riunire è per capire cosa succede chiedendo spiegazioni. Io sono un aquilano di 40 anni e come tantissimi lavoro in e per questa città, facendo tanti sacrifici. C’è bisogno di chiarire chi è in grado e degno di governare, perché se il futuro è così, davvero, è meglio andarsene”.
Altri invece si augurano che l’intera classe politica venga mandata via, perché “incapace”; alcuni che non si sarebbero mai aspettati questo ‘terremoto’ giudiziario e altri che se l’aspettavano eccome e ripetevano una sorta di slogan: “anno nuovo, ladri vecchi”.
Oltre agli indagati, i cittadini prendono di mira anche il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente: “ha affermato di essersi sentito tradito e di non sapere nulla, ma dovrebbe dimettersi anche lui perché questa è un’aggravante, non sa scegliere le persone della sua squadra di governo”, ha detto una cittadina, Graziella Cucchiarelli, parlando delle dimissioni del vice sindaco, Roberto Riga, indagato per corruzione.
“Era stato proprio Cialente a scegliere Tancredi”, ha ricordato Carla Cimoroni, in riferimento alla posizione di uno dei quattro arrestati ai domiciliari, l’ex assessore Pierluigi Tancredi.
Altri ci vanno più pesanti: “che il sindaco sapesse o meno, comunque deve dimettersi”.
C’è una soluzione che sembra mettere tutti d’accordo, il commissariamento: “così almeno è solo uno che decide o che si fa corrompere” aggiunge ironizzando un aquilano.
Tanta rabbia e tristezza negli occhi e nelle voci alterate dei cittadini.
“Il pensiero che ci attanaglia in questo momento è pura desolazione e preoccupazione – lamenta Marina Parisse – perché questa non sarà altro che la punta dell’iceberg. La cosa fondamentale è che questo enorme scandalo non ricada troppo sulla credibilità della nostra città, perché sennò è finita”.
Dai malumori sorti durante la protesta, durata più di un’ora, che fino alla fine non ha visto nessun confronto con il primo cittadino perché la riunione di maggioranza prevista alle 18 è stata spostata in un posto sconosciuto, emerge un sentimento comune: ovvero il rispetto della dignità degli aquilani che sono “persone oneste e dei grandi lavoratori, non certo dei delinquenti come invece appaiono a livello nazionale a causa delle mele marce – come ha ribadito Natalia Nurzia ai microfoni del Tg1 – speriamo solo che qualcuno continui a credere in noi e che non ci abbandonino”.
“I politici devono smettere di rubare, stanno togliendo soldi dalle nostre tasche e gli aquilani non ci sono” si sente da un gruppetto di persone infastidite dal numero esiguo di partecipanti per una questione così seria.
Una donna in disparte, invece, dallo sguardo perso nel vuoto, confessa di essere tristissima e giura “che questo è nulla, quello che scoppierà tra poco sarà peggio ancora. Io lo so e farò il mio nome quando sarà il momento, non posso dire altro adesso. Tutto questo scandalo è nato solo a seguito di un contenzioso, perché qualcuno non è stato pagato… ma gli altri? Cerchiamo di fare mente locale sugli ultimissimi eventi accaduti a L’Aquila, la chiave è lì”.






