L’AQUILA – “Ho fatto una cazzata”. Così ieri sera, nel vertice fiume di maggioranza cominciato alle 18 e finito a tarda notte dopo essere stato organizzato in tre sedi diverse, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha ammesso l’errore di aver nominato 3 anni fa come consigliere delegato l’ex assessore di centrodestra Pierluigi Tancredi, arrestato ieri ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su tangenti e appalti nel primo post-terremoto.

Una nomina, quella di Tancredi, che ora il centrosinistra si scrolla, perché “farci carico anche delle sue responsabilità non esiste”, si è ragionato ieri sera. Presenti i consiglieri dei gruppi consiliari che sostengono Cialente, Partito democratico, Alleanza per l’Italia (anche il ‘ribelle’ Giuseppe Ludovici), Socialisti riformisti, Cattolici democratici, Federazione della sinistra, Sinistra ecologia libertà e Italia dei valori.

Presenti anche tutti gli assessori, tranne ovviamente Roberto Riga, vice sindaco dimissionario perché indagato, e anche numerosi segretari di partito. Un gruppo folto, nella sede comunale di via Aldo Moro, tanto che qualcuno ha perfino ironizzato, “siamo più noi che i manifestanti del sit-in sotto Villa Gioia!”.

Proprio Villa Gioia era stata la prima sede, quella naturale, dove ospitare il vertice, ma la presenza dei contestatori aveva indotto a un’ipotesi diversa. Si era parlato degli uffici comunali di via Strinella, ma alla fine si è optato per gli uffici del settore Ambiente, proprio quello di Riga.

Nonostante fosse un vertice politico a tutti gli effetti, il tema politico in senso stretto è stato affrontato solo brevemente: è emerso che al momento non ci saranno nomine, la carica di vice sindaco resta congelata in attesa che si chiariscano le acque, così come le deleghe che erano di Riga: Ambiente, Ex Onpi, Macerie, oltre a quella bollente alla Protezione civile che aveva già riconsegnato al sindaco a settembre dopo le bordate del capo dipartimento Franco Gabrielli per una mancata esercitazione sismica.

Per il resto, la maggioranza ha affrontato gli aspetti “sociali” dell’inchiesta e ha provato a ritrovare una compattezza, ma con alcuni paletti visto che, come è stato sottolineato, “la città vorrà una risposta”. La prima sarà quella di portare il caso-mazzette dentro l’istituzione: sarà infatti convocato un Consiglio comunale straordinario per affrontare la vicenda.

Tra i provvedimenti che si profilano all’orizzonte, una stretta sull’applicazione del piano anticorruzione comunale e sulla piena operatività della centrale unica di committenza per ridurre il rischio di tangenti annidate nelle pieghe delle gare.

Si è affrontato anche il problema dei dirigenti: la rotazione ci sarà, ma inevitabilmente di stretto respiro, visto che i dirigenti sono pochi. “Si è parlato della loro quantità, ma anche della loro qualità, che obiettivamente è scarsa”, ha ammesso alla fine un consigliere che vuole rimanere anonimo.

Nessuno ha parlato apertamente di dimissioni ma non si poteva non mettere nel piatto della discussione questa ipotesi: si è deciso di continuare anche perché “siamo stati eletti da un anno e mezzo, la città non capirebbe questa mossa”, si è detto, anche se sulle piazze virtuali le richieste di piazza pulita si moltiplicano. Alberto Orsini