L’AQUILA – E se la ditta che faceva parte della nuova cricca dell’Aquila sbagliava a spedire la documentazione di una gara che avrebbe “dovuto” vincere?
A sistemare le cose ci pensava l’angelo custode Alessandra Mancinelli, il funzionario arrestato della direzione regionale dei Beni culturali, confermando con un messaggino l’avvenuta sostituzione dell’atto vero e carente con quello taroccato e a posto.
È un altro aspetto dell’inchiesta “Betrayal”, in inglese “tradimento”, che ha scoperchiato un “gruppo di lavoro” tra dirigenti pubblici, tecnici e imprenditori per accaparrarsi gli appalti più ghiotti della ricostruzione dei monumenti distrutti dal sisma del 6 aprile 2009, con 5 arresti di cui 2 in carcere e 3 ai domiciliari e altri 12 indagati solo in questo filone.
Per questa dinamica sono indagati per soppressione di atti veri, falso materiale in atto pubblico e uso di atti falsi la stessa Mancinelli e Fausto Anzellotti, rappresentante della Solaspe Spa che, in associazione temporanea con la Baglioni Srl, si è effettivamente aggiudicata l’appalto per la ricostruzione della chiesa di San Silvestro all’Aquila, un lavoro da circa 5 milioni di euro, anche se nei messaggini si fa riferimento all’appalto per il Forte spagnolo, trattandosi di lavori collegati e con le stesse scadenze, il 30 settembre 2013 a mezzogiorno.
“Dimenticato di scrivere ribasso su prima pagina!!! Scritto solo cifre e importi sulla seconda”, l’sms inviato da Anzellotti e intercettato. Dopo un conciliabolo tra i due e le necessarie correzioni, la Mancinelli replica sempre con i 160 caratteri: “Il primo foglio della gara del Castello è tutto a posto puoi portare i doc al Prot.”.
Come scrive nella sua ordinanza di 55 pagine il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, la Ati amica della Mancinelli “aveva prodotto una proposta dove erroneamente nella prima pagina non era indicata la percentuale di ribasso, motivo di esclusione della gara”.
A quel punto “Anzellotti informava la Mancinelli di tale dimenticanza e quest’ultima ha sostituito, successivamente, quella corretta nel fascicolo di documenti, al fine di non far notare alla commissione che tale requisito formale fosse carente al momento del deposito (circa 3 ore dopo la chiusura del bando stesso)”. Alberto Orsini





