L’AQUILA – “Il Pd ha propagandato la riforma costituzionale come, tra le altre cose, indispensabile per la riduzione dei costi della politica, in particolare delle indennità dei consiglieri regionali, ma oggi abbiamo voluto dare loro una ulteriore possibilità di credibilità depositando un emendamento volto proprio a questo scopo”.

Lo dice la capogruppo del Movimento cinque stelle al Consiglio regionale dell’Abruzzo, Sara Marcozzi, all’indomani della bocciatura da parte dell’Assemblea di un emendamento per la diminuzione degli stipendi per i consiglieri regionali che oggi, tra tutte le voci che lo compongono, possono raggiungere i 13mila euro mensili.

“Abbiamo proposto che l’indennità, lo stipendio per capirci, di un consigliere regionale non superasse i 5mila euro lordi e che i rimborsi spese fossero ridotti, dagli attuali 4.100-4.500, a 2500 euro – spiega la Marcozzi – . Benché il M5S si sia speso molto per il No alla riforma Renzi-Boschi-Verdini, da sempre ci battiamo per la diminuzione degli emolumenti dei politici. I consiglieri regionali del M5S hanno rinunciato, infatti, fino ad oggi, a oltre 400mila euro dei loro stipendi creando un fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese abruzzesi”.

“I tagli proposti, sono in linea con quanto propagandato durante la campagna referendaria dal Pd, che addirittura si era detto pronto a modificare la Costituzione pur di tagliare i costi della politica”.

“Il risparmio stimato per le casse regionali, dunque per i cittadini abruzzesi, dall’approvazione dell’emendamento sarebbe consistito in una riduzione media di 3.600 euro per consigliere al mese che corrisponde ad una riduzione che oscilla da un minimo di 110mila ad un massimo di 140mila euro mensili e, quindi, da un minimo di 1,3 milioni ad un massimo di 1,7 milioni annui. Circa il 7 per cento della spesa complessiva dell’intero Consiglio regionale”.

“Purtroppo, alla prova dei fatti, la maggioranza di Governo regionale dimostra la oramai comprovata ipocrisia e vota contro”, chiosa la Marcozzi. “È l’ennesima prova, se ancora ve ne fosse bisogno, che la riforma costituzionale di Renzi e sodali mirava solo alla riduzione della sovranità dei cittadini italiani e non anche alla riduzione dei costi della casta politica”.