BUSSI – “Nel fare gli auguri di buon lavoro alla Commissione non commento la lunga serie di inesattezze e strumentalizzazioni contenute nelle interviste di alcuni politici abruzzesi. L’indagine della Procura sull’omessa bonifica farà sicuramente chiarezza sulle responsabilità che dopo 13 anni dalla scoperta delle discariche, vedono il nostro territorio privo di qualsiasi attività destinata a ripristinare lo stato naturale dei luoghi”.  

È uno dei passaggi chiave della lettera che Salvatore Lagatta, sindaco di Bussi sul Tirino ha inviato al consigliere regionale Pd Antonio Blasioli, dal 3 giugno  nuovo presidente della Commissione d’inchiesta sui veleni di Bussi. e ai componenti della commissione, a cominciare dal capogruppo M5s, Sara Marcozzi.  
 
La lettera può essere dunque letta come un dettagliatissimo promemoria, volto ad inchiodare alle proprie responsabilità il governo giallo-verde, e dunque il partito di Blasioli e quello di Marcozzi.

Come a dire: la commissione oramai ha ben poco da scoprire, i motivi per cui i veleni rischiano di restare lì per anni sono evidenti a tutti, ed è venuta meno anche il vero motivo per cui era nata, con la presidenza di Giovanni Legnini che poi è andato a fare il commissario ricostruzione 2016: velocizzare l’iter di bonifica. 

Nella lettera si inanellano infatti tutti i passaggi che hanno portato alla mancata rimozione di tonnellate di veleni a ridosso del comune del Pescarese, che rischia di andare per le calende greche dopo che del Ministero dell’Ambiente di cui è titolare Sergio Costa, area Movimento 5 stelle, e difeso a spada tratta da Marcozzi, e con tardive e timidissime  manifestazioni di perplessità da parte di Blasioli, di annullare la gara di bonifica vinta nel 2018 dall’ati Dec Deme, annullando un iter che durava da 13 anni  e revocare il finanziamento da 45 milioni di euro, invitando la responsabile dell’inquinamento, la Edison a ripresentare il progetto.

Decisione che sta provocando sconquassi politici, e le durissime reazioni del centrodestra abruzzese, e dello stesso Lagatta, che sta presentando come annunciato, una querela al Ministero, per omessa bonifica. 

L’effetto della decisione sarà infatti sostiene Lagatta come pure Marco Marsilio, e il fronte ambientalista, l’azzeramento di un iter durato anni, e che era arrivato a definire il progetto, a trovare la copertura nei fondi del post-sisma 2009, per ben 50 milioni, a fare la gara per l’opera integrale di bonifica e di reindustrializzazione.

 Eppure il Consiglio di Stato ha definitivamente sancito che la società Edison, che ha operato a Bussi fino al 2012, è la responsabile dell’inquinamento, e su di essa gravano ora i costi dell’intervento.

Con l’annullamento della gara e dunque del progetto di bonifica, si perderanno ora i 50 milioni, i tempi per redigere un nuovo progetto potranno durare anni, e si teme che la Edison farà anzi un intervento al risparmio: non la rimozione ma un semplice ‘capping’ dei veleni”.  Quando invece il Ministero avrebbe potuto già avviare i lavori di bonifica e di reindustrializzazione, firmando il contratto alle imprese aggiudicatarie, usando i 50 milioni già in cassa, per poi farsi risarcire da Edison. Per di più Dec deme ha già fatto ricorso.

Blasioli è stato eletto con il voto favorevole della maggioranza dei commissari e prenderà il posto del dimissionario Giovanni Legnini, andato a fare il commissario ricostruzione 2016. La Commissione continuerà il lavoro che si era fermato a causa dell’emergenza Covid-19, con un allungamento delle attività di due mesi. La chiusura dell’organo d’inchiesta slitterà quindi ad agosto.

Rimangono invariati gli altri ruoli all’interno della Commissione: il consigliere Daniele D’Amario (Fi) come vice presidente e il consigliere Emiliano Di Matteo (Lega) in veste di segretario.

LA LETTERA DI LAGATTA

Mi auguro con tutto il cuore che la Commissione d’inchiesta della Regione Abruzzo che ha eletto il nuovo Presidente faccia suo l’impegno posto a base della sua nascita: velocizzazione delle opere di Bonifica delle discariche 2a e 2b. Lavoro che sarà senz’altro agevolato da una inchiesta parallela messo in essere dalla magistratura. 

Nel formulare i miei auguri al nuovo Presidente, non posso esimermi dal riassumere a Lui e all’opinione pubblica Abruzzese, la storia documentale degli avvenimenti degli ultimi due anni. 

L’1 febbraio 2017, su precisa indicazione del Ministero venivano convocate ed interpellate le amministrazioni regionali e comunali, ed in particolare il Comune di Bussi sul Tirino, stante l’esigenza, ritenuta quale condizione essenziale, di determinare il passaggio alla mano pubblica dei siti di interesse al fine di poter dare inizio ai lavori di bonifica non potendo altrimenti completarsi la procedura di gara “avendo più volte la società proprietaria ribadito di non prestare acquiescenza all’iniziativa Commissariale”. 

L’Ingegnere D’Aprile, Dirigente della Divisione Bonifiche e risanamento del Ministero dell’Ambiente, nel corso della riunione sottolineava il pericolo di esborso di considerevoli somme se non si fosse portato a compimento la procedura di Gara. Sul punto il Comune dichiarava la disponibilità ad assumere l’impegno. 

Veniva inoltre posto in discussione la necessità di reperire la somma di  900.000 a copertura dell’importo di gara, sulla quale la Regione assumeva l’impegno.

Con delibera di Giunta n. 159 del 6 aprile 2017, la Regione provvedeva alla copertura integrale delle risorse disponendo l’utilizzo al fine di 1,5 milioni di euro da reperire sul cap 500 art. 6 dell’esercizio 2017. 

Con decreto del dirigente della divisone bonifiche e risanamento della Direzione Generale per la salvaguardia del Territorio n. 5264/STA dell’8 marzo 2017 veniva nominato quale RUP della procedura di Gara disposta con decreto n. 240 /2015, l’ing. Enrico Bentivoglio, funzionario di ruolo presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. 

Con decreto del Dirigente della divisione Bonifiche e risanamento della Direzione generale per la Salvaguardia del Territorio n. 9245/STA del maggio 2017 è stato approvato l’accordo di programma relativo alla procedura di evidenza pubblica per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione degli interventi di bonifica delle aree esterne, con il Ministero che si impegnava alla tempestiva esecuzione dei lavori di bonifica oggetto della pendente procedura di gara, costituendo primario interesse pubblico in considerazione dello stato di contaminazione delle aree nonché della volontà di promuovere eventuali accordi per la reindustrializzazone delle stesse. 

Per parte sua, il Comune di Bussi sul Tirino si impegnava alla acquisizione delle aree medesime al fine di destinarle ad ogni effetto di legge alla realizzazione degli interventi oggetto della procedura di gara e successivamente alla reindustrializzazione. 
Con decreto del dirigente della Divisone bonifiche e risanamento n. 18668 del 12 settembre 2017 è stata approvata la “convenzione per il supporto tecnico specialistico e amministrativo funzionale alla gestione della procedura di gara disposto con decreto del commissario delegato n. 240 del 14.12.2015 e indetto con bando pubblicato sulla gazzetta ufficiale V serie speciale – contratti pubblici n. 149 del 18.12.2015” relativa agli interventi di bonifica e messa in sicurezza delle aree esterne Solvay del sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino nonché a tutte le procedure per la realizzazione e il collaudo del medesimi interventi sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente. 

Con determina del Dirigente della Divisione “Bonifiche e Risanamento” della Direzione Generale per la salvaguardia del territorio e del mare Prot. 2713 del 7.2.2018 veniva disposta l’aggiudicazione definitiva della gara relativa all’intervento di bonifica Aree esterne Solvay in favore del costituendo RT”DecDeme (mandataria) – Safond Martini srl (mandante) – Elios srl – Società Italiana Dragaggi SpA (Mandante) – cooperativa San Martino Soc. Coop. (cooptata) ai sensi dell’art. 11, comma 8, e dell’art. 12, comma 1, del decreto legislativo 12 aprile 2006. Si rammenta che, con Legge 26 febbraio 2011 n, 10 “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 29 dicembre 2010 n. 225” si è previsto che il Commissario Delegato (V. Ordinanza del Consiglio dei Ministri n. 3614 del 4 ottobre 2007) provvedesse entro il 31 giugno 2011 ad avviare la bonifica del SIN di Bussi sul Tirino con interventi di bonifica e messa in sicurezza da attuarsi prioritariamente sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi al fine di consentire la reindustrializzazione e si assegnavano per tali attività 50 milioni di euro. 

Con rogito in data 24 maggio 2018, rep n. 58850, il Comune di Bussi sul Tirino ha proceduto alla acquisizione delle aree di proprietà Solvay al fine di consentire alle imprese aggiudicatarie di dare immediato inizio ai lavori. 

Con ordinanza ex art 244 del D.lgs. 152/06, del 26.06.2018 la Provincia di Pescara ha proceduto alla individuazione del responsabile della contaminazione così come richiesto e sollecitato dal Ministero con la nota 22.02.2017 attesa la possibilità “di agire in rivalsa dei costi sostenuti nei confronti del soggetto individuato”. 

E tuttavia, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dalla aggiudicazione definitiva, dalla acquisizione delle aree da parte del Comune, dell’intervento economico da parte della Regione e dalla avvenuta individuazione del responsabile dell’inquinamento da parte della Provincia, che hanno eliminato ogni ostacolo all’inizio della pianificata opera di bonifica (con regresso nei confronti del responsabile medesimo), il Ministero ha continuato ad omettere ogni adempimento necessario a dare seguito all’accordo di programma stipulato in data 7 maggio 2017, cosi di fatto impedendo di dar corso ad un programma pubblico di interesse primario regolarmente approvato e concordato, non procedendo alla stipula del contratto.
 
Il Comune ha più volte sollecitato e diffidato l’amministrazione competente rappresentando le ragioni di gravità ed urgenza che fondano l’interesse primario a portare a compimento il procedimento teso alla bonifica e successiva reindustrializzazione delle aree contaminate, considerato che l’appalto è stato definitivamente aggiudicato in data 7.2.2018 e sono trascorsi oltre due anni senza che il Ministero abbia provveduto alla stipula del contratto con l’aggiudicatario, nonostante i termini strettissimi previsti dal codice degli appalti, non ricevendo mai una risposta o una convocazione presso il Ministero. 

Nel frattempo la Edison S.p.A., individuata quale responsabile dell’inquinamento dalla predetta ordinanza provinciale, proponeva ricorso avanti al Tar di Pescara e successivamente al Consiglio di Stato. Il Tar e successivamente il Consiglio di Stato si pronunciavano rigettando i ricorsi. Infine ed è storia recente in data 18 maggio 2020 Ministero ha comunicato al Comune la decisione di annullare la Gara e riassegnare i 50 min al Ministero dell’Economia. 

Il Ministero fonda la sua decisione richiamando un parere espresso dal Consiglio dei Lavori Pubblici e dell’Avvocatura dello Stato, l’analisi dei due pareri ha evidenziato che a prescindere dal tempo trascorso (il ritardo è uno degli elementi utilizzati dalla Ditta aggiudicataria di fare opposizione) i rilievi contenuti sono risolvibili con delle integrazioni e comunque i pareri non sono affatto vincolanti. 

Va aggiunto che la stessa Avvocatura dello Stato ha evidenziato chiaramente l’alto rischio derivante d’annullamento della gara derivante dal ricorso dell’aggiudicataria della gara, peraltro già inoltrato.

 Mi auguro che le divisioni emerse a livello politico regionale siano analizzate e superate avendo come obiettivo il bene primario delle popolazioni che insistono nei pressi delle discariche e nelle zone a valle della stessa. 

Mentre la politica litiga la Edison, dimostrando ancora una volta di non voler accettare quanto già due sentenze gli obbligano, in data 29 Maggio 2020, ha presentato ricorso alla Suprema Corte di Cassazione. 

Avendo citato solo quanto riportato dai documenti e con l’intento di evitare polemiche, non commento la lunga serie di inesattezze e strumentalizzazioni contenute nelle interviste di alcuni politici abruzzesi. 

L’indagine della Procura sull’omessa bonifica farà sicuramente chiarezza sulle responsabilità che dopo 13 anni dalla scoperta delle discariche, vedono il nostro territorio privo di qualsiasi attività destinata a ripristinare lo stato naturale dei luoghi.