L’AQUILA – Prime mosse ufficiali del legale della giovane studentessa laziale stuprata nella notte tra l’11 e il 12 febbraio all’esterno di una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

L’avvocato Enrico Maria Gallinaro ha nominato lo psichiatra dell’Università dell’Aquila, Massimo Di Giannantonio, consulente per sostenere, in prima battuta, psicologicamente la giovane ancora ricoverata in stato di shock all’ospedale.

Incontrando il pm che coordina l’inchiesta, David Mancini, l’avvocato Gallinaro ha anche chiesto l’autorizzazione perché il consulente possa visionare i documenti medici riferiti alla giovane studentessa.

Lo stesso legale ha presentato poi una istanza con la quale chiede che sulla giovane studentessa vengano effettuati esami sui capelli, sui liquidi biologici e sulle componenti ematiche di sostanze chetaminosimili, psicodislettiche e allucinatorie.

Quest’ultimo esame probabilmente per verificare la condizione di amnesia che la giovane ha dimostrato finora.

L’avvocato Gallinaro non ha voluto commentare questi passaggi, ma ha sottolineato, in riferimento all’incontro con il pm, di aver avuto dallo stesso “un quadro abbastanza chiaro della situazione”.

“Condivido la linea della procura – ha spiegato ancora il legale della giovane stuprata – È opportuno, data la delicatezza della vicenda, essere prudenti, fermo il punto che non va tralasciata la presenza di eventuali esigenze cautelari, ma questa è una competenza stretta della procura”.

Sul grave caso i sospetti si addensano su quattro persone, tre militari di stanza all’aquila e una giovane donna.

La posizione più grave è quella di un militare della provincia di Avellino trovato con tracce di sangue sulla camicia, sulla mano e su un braccialetto, che gli esami dei Ris di Roma hanno stabilito essere della vittima.

SENTITI ALTRI TESTIMONI, IN SETTIMANA LA SVOLTA

Non si sono fermate neppure per il fine settimana le indagini sullo stupro ai danni della giovane studentessa laziale in una discoteca dell’Aquilano nella notte tra sabato 11 e domenica 12 febbraio.

Il quadro probatorio del fatto di cui è rimasta vittima la ventenne iscritta all’università dell’Aquila, ancora ricoverata in ospedale per le gravissime ferite subite, sembra più chiaro quindi, secondo quanto si è appreso, e i primi giorni di questa settimana potrebbero essere quelli della svolta.

Ieri e l’altroieri, infatti, i carabinieri hanno continuato a sentire testimoni e altri interlocutori come persone informate sui fatti. Tra gli altri, ci sono persone già ascoltate e chiamate a chiarire alcune contraddizioni nelle precedenti diposizioni.

Secondo quanto si è appreso i carabinieri, coordinati dal comandante provinciale dell’Aquila, colonnello Savino Guarino, potrebbero presto consegnare la documentazione al pm titolare dell’inchiesta David Mancini.

La chiusura della prima fase delle indagini non prevedrebbe l’incontro con la giovane studentessa che, secondo quanto riferito dal suo legale, avrebbe solo detto “mi volevano uccidere”. Una frase che fa pensare a più responsabili.

I sospettati, iscritti sul registro degli indagati, rimangono quattro, tre militari di stanza all’Aquila e una ragazza fidanzata di uno di questi.

La posizione più grave è di uno dei due campani, trovato con macchie di sangue sulla camicia, sulla mano e sul braccialetto, che gli analisti del Ris hanno stabilito essere della vittima.