L’AQUILA – A inchiodare il giovane militare della provincia di Avellino sono state in particolare le tracce di sangue trovate sulla camicia, sulla mano e sul braccialetto, presumibilmente quello che viene applicato all’ingresso delle discoteche, tracce di sangue che secondo gli esami dei Ris di Roma appartengono alla giovane studentessa laziale.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, i due giovani sarebbero usciti per 15 minuti fuori dal locale e durante quel lasso di tempo il militare avrebbe abusato con conseguenze gravissime della studentessa.

A far scattare l’ipotesi di reato di tentato omicidio, oltre alla gravità delle lesioni, è stato il fatto che tutti i testimoni ascoltati, almeno una trentina, hanno escluso che il giovane sia venuto a contatto con la ragazza dopo la violenza e questa circostanza farebbe presupporre il fatto che il militare, molto probabilmente impaurito da quanto accaduto, avrebbe lasciato la vittima esanime a terra e senza soccorrerla, rientrando semplicemente in discoteca.