TORINO – “Abbiamo ribadito la nostra contrarietà a proseguire su questa strada in assenza di un piano che preveda la rigenerazione dell’occupazione”.

Così Simone Marinelli, coordinatore nazionale auto per la Fiom Cgil, spiega la decisione di non firmare l’accordo che prevede fino a 2.000 uscite negli stabilimenti di Stellantis.

“Saranno coinvolti gli stabilimenti di Cassino, Mirafiori, Enti Centrali, Pratola Serra, Termoli e Cento per un totale di circa 1.800 lavoratrici e lavoratori – spiega Marinelli – di cui circa 900 solo negli enti centrali”.

“Siamo a quasi 7.000 posti di lavoro persi dal 2021. Per queste ragioni abbiamo ribadito la nostra contrarietà a proseguire su questa strada in assenza di un piano che preveda la rigenerazione dell’occupazione. Per la Sevel (di Atessa, in provincia di Chieti, ndr) si sta valutando, invece, il ricorso al contratto di espansione con l’opportunità di accompagnare alla pensione chi potrà andarci entro i prossimi 5 anni. Il contratto di espansione prevede, inoltre, l’obbligo di assumere nuovi lavoratori nella misura di un terzo di quelli che hanno aderito all’uscita incentivata, e un percorso di formazione per la riqualificazione”.

“È preoccupante, poi, la situazione dello stabilimento della Vm di Cento, dove si è condiviso un percorso che ha bisogno però di essere sostenuto e monitorato anche dalle Istituzioni. Stellantis continua per la strada della riduzione dell’occupazione senza prospettive future. È necessario che il tavolo avviato dal Ministro Urso lo scorso 14 dicembre diventi permanente. Stellantis deve dare risposte e garanzie, sul futuro dei propri stabilimenti, degli enti di staff e dell’indotto dove si stanno per aprire le prime gravi crisi industriali”, conclude.