ATESSA – Cresce l’allarme nello stabilimento ex Sevel di Atessa (Chieti) a seguito delle dichiarazioni di Jean-Philippe Imparato, responsabile per l’Europa di Stellantis, secondo il quale, entro fine anno, se non cambieranno le condizioni su costi energetici e normative sull’elettrico, Stellantis potrebbe chiudere alcuni stabilimenti italiani, tra cui quello di Val di Sangro.

“Una dichiarazione grave e irresponsabile – tuona la Fiom Cgil di Chieti, in una nota a firma del segretario generale Alfredo Fegatelli – : lo stabilimento ex Sevel rappresenta circa il 50% della produzione italiana di Stellantis ed è l’unico sito dedicato ai Veicoli Commerciali Leggeri. La sua eventuale chiusura significherebbe colpire duramente l’occupazione e distruggere una delle ultime realtà industriali forti del Mezzogiorno, con conseguenze devastanti anche sull’indotto che coinvolge migliaia di lavoratori in Abruzzo e nelle regioni limitrofe”.

Quindi la replica dell’assessore regionale al Lavoro e alle Attività produttive Tiziana Magnacca: “Gravissimo scrivere un comunicato che prefigura la chiusura di uno degli stabilimenti strategici di Stellantis come quello di Atessa, di cui non solo Jean-Philippe Imparato, responsabile per l’Europa di Stellantis, non né parla, né cita affatto, ma sul quale vi sono state espresse dichiarazioni sulla importanza e preponderanza per le produzioni e il fatturato per Stellantis. Gravissimo e forse anche poco lucido gettare nel panico migliaia di lavoratori e di imprese dell’indotto urlando addirittura la chiusura dello stabilimento in Val di Sangro. Occorre maturità per comprendere le trasformazioni in atto, lucidità di reazione e individuazione di soluzioni. Questo ci si aspetta da coloro che sono chiamati a rivestire ruoli di responsabilità”.

In una nota Michele Fina e Luciano D’Alfonso, rispettivamente senatore e deputato Pd, scrivono: “La chiusura sarebbe un dramma per lavoratori, territorio ed economia abruzzese. Il Governo è inerte, la Regione distratta, mancano politiche di filiera a tutela di questa presenza”.

Intanto, in serata, a margine di un evento che si è svolto nello stabilimento abruzzese, sono arrivate le rassicurazioni di Anne Abboud, responsabile di Pro One, la divisione veicoli commerciali di
Stellantis: “Atessa è elemento chiave nella strategia produttiva dei veicoli commerciali e continueremo a tracciare la strada delle performance che vogliamo raggiungere nel segmento E. Ovviamente, è indispensabile continuare a essere competitivi sulla serie X250 e non ci sarà alcun cambiamento nell’impronta industriale”, ha detto all’Ansa.

“Questo – sottolinea – è un impianto storico per Stellantis. È il luogo in cui nascono il Ducato, ma anche il Boxer e il Jumper. Qui nascono questi iconici veicoli commerciali. E’ l’impianto più grande in Europa e uno dei più efficienti che abbiamo all’interno della rete Pro One”.

Abboud ha citato poi la “complessità del prodotto” e il modo in cui “lo stabilimento risponde con un reparto di assemblaggio in grado di fornire questa complessità”.

Nel sito della ex Sevel è attivo un piano di esodo incentivato per oltre 400 lavoratori. In pochi anni si è passati da oltre 6.000 a meno di 4.900 occupati diretti e con questa nuova uscita si scenderà intorno ai 4.500. A questi si aggiungono centinaia di lavoratori precari in somministrazione o staff-leasing, lasciati fuori senza rinnovo contrattuale. Una progressiva e grave riduzione dell’occupazione, che rischia di diventare strutturale.

“A rischio è l’intera filiera dell’automotive – sottolinea la Fiom Cgil -, composta da fornitori, logistica e servizi, già in sofferenza per il calo degli ordinativi. La chiusura dello stabilimento sarebbe un colpo letale all’economia del territorio e dell’intera Regione. Intanto, il Governo continua a parlare di ‘zero licenziamenti’, mentre la realtà è fatta di uscite incentivate, precarietà, crollo degli ordini e gestione degli ammortizzatori sociali. I dati sulle immatricolazioni di giugno lo confermano: mercato in calo del -17,44%, con Stellantis a -32,9% rispetto a giugno 2024. La quota di mercato del gruppo è scesa dal 30,1% al 24,5%. In questo contesto, cresce l’incertezza tra i lavoratori”.

“La Regione Abruzzo, in questi anni, ha ignorato gli appelli dei sindacati, preferendo assecondare l’azienda. Ha rinunciato a ogni ruolo attivo, lasciando che il territorio perdesse centralità nelle strategie industriali del gruppo. La Fiom Cgil chiede: convocazione urgente del tavolo regionale sull’automotive, con sindacati, aziende della filiera e istituzioni; intervento immediato della Regione, per chiarire le dichiarazioni di Jean-Philippe Imparato e le reali intenzioni su Atessa; blocco di ogni ulteriore riduzione occupazionale, a partire dal piano di esodo in corso; coinvolgimento diretto di Palazzo Chigi: non è più sufficiente il tavolo al MIMIT. La vertenza Stellantis e l’intero comparto automotive devono diventare una priorità nazionale”.

“Solo evocare la chiusura di Atessa è una minaccia inaccettabile! Il territorio, i Lavoratori, le famiglie e l’intera filiera meritano risposte chiare e immediate. Il Governo e la Regione Abruzzo devono assumersi le proprie responsabilità, prima che sia troppo tardi”, concluda la Fiom Cgil.

MAGNACCA: “STABILIMENTO NON CHIUDE, BASTA GETTARE NEL PANICO LAVORATORI”

Di seguito la nota dell’assessore Magnacca.

“Siamo tutti noi molto sorpresi dalla sordità della Commissione europea alle richieste delle regioni europee, che hanno una forte specializzazione industriale dell’automotive e del Comitato delle Regioni, oltre che di molti dei gruppi politici del Parlamento europeo, che chiedono a gran voce un cambio di passo sulle politiche industriali, oltre a un maggiore sostegno alle nostre economie perché la transizione sia davvero giusta e democratica”.

“Ma se è possibile parlare di assenza di responsabilità questa va riferita anche alle dichiarazioni al segretario generale della Fiom Cgil di Chieti Alfredo Fegatelli. Gravissimo scrivere un comunicato che prefigura la chiusura di uno degli stabilimenti strategici di Stellantis come quello di Atessa, di cui non solo Jean-Philippe Imparato, responsabile per l’Europa di Stellantis, non né parla, né cita affatto, ma sul quale vi sono state espresse dichiarazioni sulla importanza e preponderanza per le produzioni e il fatturato per Stellantis”.

“Gravissimo e forse anche poco lucido gettare nel panico migliaia di lavoratori e di imprese dell’indotto urlando addirittura la chiusura dello stabilimento in Val di Sangro. Occorre maturità per comprendere le trasformazioni in atto, lucidità di reazione e individuazione di soluzioni. Questo ci si aspetta da coloro che sono chiamati a rivestire ruoli di responsabilità. Se poi occorre dimostrare l’esistenza in vita urlando cose infondate ed anche gravissime, si potrebbe aprire una gara con molti vincitori ma con uno sconfitto evidente: il mondo operaio e dei lavoratori in genere.

L’unico stabilimento che produce furgoni in Italia non chiude, sempre che non debba farlo per dar voce a qualcuno. Regione Abruzzo in questo ultimo anno ha lavorato accanto al mondo produttivo seguendo con particolare attenzione l’automotive, lo stabilimento di Atessa con il suo indotto. Abbiamo tenuto in meno di un anno tre tavoli regionali (Teramo, Atessa e Sulmona), siamo stati presenti ai tavoli nazionali presso il Mimit con i sindacati nazionali e ai tavoli nazionali di Stellantis.

In ciascuno di questi il ruolo svolto da Regione Abruzzo è stato di ascolto, di proposta e di denuncia, quando era necessario. Senza contare il ruolo fondamentale svolto dal presidente Marco Marsilio in Europa proprio sul tema della transizione energetica. Più impegno e meno polemiche in un periodo in cui necessita grande maturità e serietà anche nel dibattito pubblico.  Anche perché se dovessimo metterla ‘sul piano politico’ dovremmo ricordare che questa debacle dell’industria europea è stata scelta, voluta e votata da una parte politica (Verdi e PSE) che ispira alcuni dei sindacati che oggi gridano alla distruzione dell’automotive e alla perdita dei posti di lavoro.

Siamo invece impegnati a tentare di mettere rimedio in Europa proprio a quelle scelte scellerate appoggiate, senza colpo ferire, senza un comunicato stampa, senza una dimostrazione, senza uno sciopero, senza una sfilata, da chi oggi teorizza la chiusura degli stabilimenti di produzione di autoveicoli. Perché allora hanno appoggiato quelle politiche che hanno favorito il mercato cinese e affossato quello europeo? Sono scesi in campo forze ideologizzanti del motore elettrico: in maniera acritica e senza preoccuparsi sui riflessi che avrebbe avuto sulla vita dei nostri lavoratori e delle loro famiglie.

Anziché rimproverare il passato di Regione Abruzzo, proverei a fare un esame di coscienza al posto di molte penne dalla scrittura facile. Quel che conta oggi è tamponare i danni di quella corsa ideologica e insensata, e immaginare soluzioni che mettano al riparo le nostre aziende, le nostre produzioni e i nostri operai. E per questo occorre una maturità capace di ammainare le bandiere e togliersi giacche di appartenenza, indossando le uniche vesti utili agli abruzzesi e al mondo del lavoro: quelle dell’impegno, della serietà e della capacità di fare squadra in uno dei momenti più difficili della produzione industriale europea.

Se si è capaci di dare questo, si vince tutti. Diversamente qualcuno rimarrà ai margini delle fabbriche e del mondo del lavoro. Lo stabilimento di Atessa non chiude; ha ed avrà le sue difficoltà, ma solo un cieco non vede che è l’unica produzione di veicoli commerciali in Italia e la più grande in Europa. In questo senso vanno tutte le interlocuzioni che Regione Abruzzo ha avuto e sta avendo con Stellantis.

Il tavolo regionale avrà la sua quarta convocazione in un anno quando sarà ritenuto necessario ed opportuno da coloro che lo compongono e senza necessità di dover paventare la chiusura di una fabbrica.

PD: “CHIUSURA SAREBBE DISASTRO, GOVERNO INERTE, REGIONE DISTRATTA”

Di seguito la nota dei parlamentari Fina e D’Alfonso.

“La chiusura dello stabilimento Stellantis di Atessa sarebbe un disastro in termini occupazionali e sociali per il territorio abruzzese e per le regioni vicine. Stiamo assistendo a una gara in cui l’irresponsabilità e la miopia delle istituzioni locali, del presidente Marsilio in primis e del Governo, uniti all’opportunismo dell’azienda rischiano di provocare una disfatta occupazionale i cui costi saranno pagati, come al solito, dai lavoratori e le lavoratrici e dalle loro famiglie”.

“Un cortocircuito fatto di sottovalutazioni e inerzia, in cui il convitato di pietra è rappresentato dai costi dell’energia che sta paralizzando la competitività delle aziende italiane – ribadiscono gli esponenti del PD – . Quando negli altri paesi europei il costo medio dell’energia è inferiore in maniera sensibile a quello del nostro Paese, ci rendiamo subito conto dell’esigenza di agire. Peccato che il Governo sia sordo a qualsiasi allarme, sollecitazione e proposta, sia che vengano dai sindacati, o dagli imprenditori o dalla politica stessa e che non ci sia alcuna azione a livello di istituzioni regionali.  Cosa intende fare quindi il Governo per impedire questo nuovo disastro? Il Presidente Marsilio darà un segno della sua esistenza, o come al solito si lancerà in proclami di cose promesse ma mai realizzate?   Siamo ad un passo dal disastro, ma il Governo sembra solo interessato a temi come la sottomissione della magistratura al potere politico, a riforme della sicurezza volte a mandare in galera chi protesta o a far spiare i giornalisti. L’Italia reale è lasciata in balia degli eventi, in attesa che i dazi dell’amico americano infliggano l’ennesimo colpo al nostro sistema produttivo e al potere d’acquisto delle famiglie”.