STATO ECONOMICO FINANZIARIO: CHIODI, UNA POLITICA DI RIGORE
(Regflash) L’Aquila, 10 mar – Nel corso degli ultimi sette anni il totale dell’indebitamento regionale (costituito dalle voci: disavanzo di amministrazione, debiti del sistema sanitario regionale, residuo capitale da rimborsare) è salito da 558,5 milioni di euro del 2000, a 3.982,7 milioni di euro del 2007, rappresentando – questo ultimo dato – il 14,2 per cento del Pil regionale. A fronte di un ammontare delle entrate pari a 334 milioni di euro le spese – costituite dalle voci: personale (134 milioni di euro), rate mutui per il debito (88 milioni di euro), altri mutui (36 milioni di euro), deleghe enti locali (10 milioni di euro) – raggiungono un totale di 268 milioni di euro, rendendo disponibili per le politiche regionali la somma di 66 milioni di euro, somma che rende necessario l’utilizzo delle economie vincolate per il pareggio di bilancio.
I dati sono stati riferiti dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sull’attuale stato economico finanziario della Regione, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano e dei componenti del governo regionale. “Tale situazione delle entrate regionali”, ha detto Chiodi, “non consente margini di manovra fiscale, per cui l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale regionale potrà essere perseguito solo una volta realizzato l’equilibrio economico del comparto sanitario”. Pertanto, la strategia politica dei prossimi anni dell’attuale governo regionale sarà improntata al rigore e alla selettività della spesa con i seguenti obiettivi: – la destinazione prioritaria delle risorse disponibili alla copertura del fabbisogno del sistema sanitario; – il rispetto del patto di stabilità con estensione dello stesso agli enti sub-regionali; – la riduzione dei cosiddetti “costi della politica” che gravano sul bilancio regionale attraverso un programma di riorganizzazione degli enti dipendenti dalla regione che ne preveda la riduzione del numero, o la soppressione, o comunque la riduzione del numero dei consiglieri di nomina regionale – il contenimento dei costi del personale.
L’obiettivo finale di questa azione è la riduzione del rapporto Pil/ disavanzo regionale e del rapporto Pil/indebitamento. Secondo quanto ha detto Chiodi, “il risanamento passa per una sola strada: il riequilibrio della spesa sanitaria”. In proposito il presidente ha annunciato che l’assessore alla sanità ha ricevuto espresso mandato di attuare la riconversione di un numero di strutture sanitarie regionali che spesso non garantiscono, soprattutto al malato acuto, un’adeguata protezione sanitaria”. “Oggi tutti gli ospedali lamentano una carenza di personale: per evidenti ragioni non è possibile continuare con nuove assunzioni”. “Così come non sarà possibile”, ha aggiunto, “garantire la stabilizzazione di tutti i precari, se non di quelli che hanno maturato i diritti per legge”. “Si tratta di provvedimenti assai impopolari”, ha concluso, “ma assolutamente necessari per riportare la regione ad uno stato di normalità, che la maggioranza degli abruzzesi capirà”.
Commentando questi dati, Chiodi ha detto che “la situazione debitoria della Regione Abruzzo può definirsi critica”; “tuttavia”, ha aggiunto, “siamo ottimisti perché riteniamo che questa Giunta abbia le competenze, la capacità, il coraggio e anche una solida maggioranza, capace di garantirle la possibilità di affrontare il futuro ricorrendo a politiche di rigore, ma anche con la capacità di creare condizioni migliori di crescita per la collettività”. Secondo il presidente, tali politiche riguarderanno essenzialmente la vicenda relativa alla sanità “rappresentando, la spesa sanitaria, l’85/90 per cento di tutte le risorse che i cittadini abruzzesi mettono a disposizione della Regione Abruzzo”. “Dobbiamo raggiungere l’equilibrio dei costi, assicurando un sistema sanitario di qualità che però sia anche sostenibile da un punto di vista finanziario”.
Le altre politiche di rigore verranno applicate sul contenimento dei costi sostenuti dagli enti strumentali regionali “sui quali dovremo incidere in maniera molto pesante”. Essendo gran parte del bilancio “ingessato”, l’unica possibilità di attuare politiche per lo sviluppo è data dall’utilizzo dei fondi strutturali europei rappresentati da circa “due miliardi di euro che saranno investiti per lo sviluppo nei prossimi cinque anni”.
“Se non ci comportiamo in questo modo virtuoso, sarà inevitabile l’aumento della tassazione Irap e dell’addizionale Irpef e questo perché il nostro governo ha sottoscritto un patto con il governo nazionale che da un lato garantisce il riequilibrio, ma, nel caso in cui questo obiettivo non venga raggiunto, darebbe il via libera all’aumento delle tasse: un ulteriore aggravio”, ha concluso il presidente della Regione, “che l’Abruzzo non potrebbe sopportare e che significherebbe l’inizio di un processo di deindustrializzazione che difficilmente potrebbe essere recuperato.”