L’AQUILA – “La strada statale 17 è da sempre pericolosissima. L’incidente mortale di ieri, purtroppo non l’unico della storia di quella strada, lo dimostra ancora una volta. Eppure, nessuno interviene per evitare che accadano certe tragedie”.
Per costruire una rotatoria, non risolutiva perché mancano comunque quegli elementi che costringano automobilisti, camionisti, motociclisti, eccetera, a rallentare, cioè a rispettare le regole, all’altezza del bivio di San Gregorio, frazione dell’Aquila, è ‘servita’ un’ennesima, assurda ed ingiusta morte, nel 2017: quella della giovane Valentina Fiordigigli.
Nonostante si sappia, da sempre, che, tra distrazioni al cellulare, segno di una incomprensibile ‘sicumera’ del guidatore, accelerazioni da Formula 1, sorpassi in curva ma pure in prossimità degli incroci ed altre bestialità al volante, senza dimenticare l’assenza di illuminazioni che si possano definire tali, asfalto non pulito, buche, morire per incidenti stradali, persino dove sembra impossibile correre o distrarsi, è una realtà che non si può mettere in discussione.
E la violenza di questa realtà si è mostrata in tutta la sua terrificante chiarezza anche nella serata di ieri, con la terribile morte del 24enne di Tornimparte (L’Aquila), Danilo Tresca, e con il ferimento di una donna, su quella Ss 17 che porta a Sassa e non solo, ‘teatro’ di tanti, troppi, incidenti gravissimi che hanno provocato le vittime a cui sono dedicati i fiori sui guardrail.
Si tratta di una di quelle strade che all’Aquila e dintorni fa venire i brividi per il modo in cui viene affrontata da certe persone che credono, non soltanto sulla ss 17, che guidare sia sempre e comunque una prova da circuito automobilistico, roba da permettergli di azzardare manovre da squilibrati, perché di questo si tratta.
Proprio questo giornale, lo scorso settembre aveva raccolto alcune testimonianze, e non era la prima volta, di chi ogni giorno percorre diverse strade del capoluogo abruzzese e del territorio aquilano, tra cui, ovviamente, la ss 17 che porta a Sassa.
“La percorro tutti i giorni per andare a lavorare all’Aquila – aveva spiegato un cittadino ad AbruzzoWeb – ed ogni giorno ho a che fare con auto che sfrecciano a folle velocità, che non rispettano i divieti di sorpasso persino in prossimità degli incroci, che credono di essere a un gran premio di Formula 1, nonostante siano ben visibili non solo i cartelli stradali, ma pure i fiori sui guardrail e sugli alberi. Che dovrebbero ricordare che anche qui ci sono stati i morti”.
Una frase che è perfettamente utilizzabile per descrivere la situazione su altre strade, come l’altrettanto tristemente famosa ss 17 bis, dove, a causa di un malore, il povero Nando Canale, di 60 anni, stimatissimo consigliere comunale di Castelvecchio Calvisio (L’Aquila), ha perso la vita scontrandosi, alla guida della sua Panda, contro un tir.
Poco più avanti, la morte della giovane Valentina Fiordigigli, originaria della frazione aquilana di Paganica, ma pure della piccola Susanna Ceccarelli, nel 2014 travolta e uccisa da un’auto, insieme alla madre che però si salvò, di fronte alla Casa dell’Immacolata Concezione.
“Nonostante sia stata costruita una rotatoria – avevano spiegato ad AbruzzoWeb alcuni commercianti e residenti di quella zona – sono ancora tanti gli automobilisti che continuano a correre e a fregarsene delle altre regole. Ci sono voluti anni e tragici incidenti per intervenire con una rotatoria, ma evidentemente non basta”.
In provincia dell’Aquila, la drammaticità della situazione è dimostrata dai numeri emersi da uno studio realizzato dell’Aci: nel 2019, sono stati 21 gli incidenti mortali, a fronte degli 11 del 2018, con 23 morti (11 nell’anno precedente; inoltre, il numero di incidenti è aumentato da 598 a 629. Sulle strade aquilane le maggiori tipologie di incidenti sono date da scontro frontale e fronto-laterale (33,33%), tamponamenti (26,51%), fuoristrada (16,87%). La maggior parte degli incidenti si è verificata nei centri abitati, quelli mortali sulle strade extraurbane.
Le principali cause di incidenti mortali sono dovute alla guida distratta (31,25%) e, con parità di percentuale, la velocità e il mancato rispetto della segnaletica (18,75%). Altre particolarità sui dati provinciali si hanno relativamente all’età, ruolo e sesso: la maggioranza dei morti su strada riguarda le persone anziane di età con oltre 65 anni e ciò vale sia per i conducenti che per i pedoni e passeggeri; si evidenzia inoltre una differenza di mortalità fra la popolazione maschile e femminile. A morire in seguito agli incidenti stradali per le fasce di età fino ai 65 anni sono solo gli uomini, mentre una quota di popolazione femminile appare solo fra gli over 65. Roberto Santilli






