L’AQUILA – “Se il via libera alla sperimentazione va male qui in Abruzzo, non abbiamo più speranze in Italia, andremo all’estero. Ormai il ministero della Salute ci blocca dappertutto, le aggressioni sono state terribili, non c’è un problema di lobby ma di cosca. Ormai il ministero della Salute ci blocca dappertutto, le aggressioni sono state terribili”.

 
Così il professor Marino Andolina, uno dei promotori del metodo di cura per le malattie neurodegenerative Stamina, già direttore del dipartimento Trapianti dell’ospedale ‘Garofalo’ di Trieste, prima di partecipare alla riunione della commissione sanità del Consiglio regionale d’Abruzzo, un tavolo tecnico per verificare nell’ambito della legge sulle cure compassionevoli l’applicazione del metodo in alcuni ospedali abruzzesi istituito proprio presso la Direzione regionale Sanità. Oltre a Andolina, all’incontro in commissione con esperti abruzzesi c’erano, tra gli altri, l’altro promotore di Stamina, il laureato in filosofia Davide Vannoni, il consigliere regionale del Gruppo Misto, Emilio Nasuti, Antonio Famulari, responsabile del centro regionale trapianti, e Tiziana Bonfini, responsabile medico istituto di cellule staminali banca del sangue di cordone ombelicale della regione Abruzzo.
 
L’organismo si sta interessando alla sperimentazione, bloccata nel resto del Paese, che quindi potrebbe essere la prima regione italiana a sbloccare la sperimentazione. Andolina, primo pediatra italiano ad eseguire trapianti di midollo trent’anni fa, ha sottolineato che “se il via libera alla sperimentazione va male qui in Abruzzo, non abbiamo più speranze in Italia, andremo all’estero”.
 
La Regione Abruzzo potrebbe essere quindi la prima regione italiana a dare il via libera alla sperimentazione. Nella nostra regione ha suscitato commozione il caso della piccola Noemi, la bimba di Guardiagrele (Chieti) affetta da Atrofia muscolare spinale (Sma), per la quale si è speso addirittura Papa Francesco. I genitori dovranno attendere qualche giorno prima di sapere se Noemi potrà sottoporsi a cure con il metodo Stamina che viene praticato dall’azienda ospedaliera Ospedali civili di Brescia. Il giudice del lavoro dell’Aquila, Annamaria Tracanna, alla quale i genitori della piccina hanno presentato un’istanza d’urgenza (ex articolo 700), si è riservata di decidere prendendosi cinque giorni di tempo.

“Se qui in Abruzzo avranno gli attributi – ha continuato – per portare avanti una metodica che è dimostrato che funziona, credo che L’Aquila sarà il posto in cui andremo a lavorare”. Una recente risoluzione del Consiglio, primo firmatario Nasuti, aveva ‘sbloccato’ la possibilità di veder applicato il metodo Stamina per i pazienti negli ospedali in qualità di ‘cura compassionevole’, ma la bocciatura del metodo da parte del Comitato scientifico ha rimesso tutto in discussione.

 
“Il comitato scientifico nazionale ha detto cose che spero siano perseguibili da una Procura della Repubblica – ha proseguito Andolina – come che le cellule sono pericolose perché possono trasferire Aids ed Epatite. Allora vanno vietate tutte le trasfusioni di sangue, visto che gli esami sono gli stessi. Ma la nostra terapia in 250 iniezioni non ha prodotto uno starnuto, né una linea di febbre”.
 
Per Vannoni “quello di oggi è un incontro tecnico, portiamo dati e strumenti per poter decidere. Il ministro per la Salute, questi dati non li ha neanche visti, non li ha raccolti e non li ha fatti raccogliere dal suo ospedale”.
 
“Si tratta di dati di più di 50 medici sparpagliati in diversi ospedali pubblici d’Italia – ha spiegato – che hanno visitato i pazienti che abbiamo in cura a Brescia. Ma la Lorenzin ha nominato un comitato scientifico assolutamente non super partes, di gente che si era espressa contro Stamina prima di essere nominata, quindi senza neanche prendere una carta o mandare i medici a visitare i pazienti. Oggi la medicina ufficiale non lascia ai malati altra possibilità di cura”. 
 
Vannoni ha sottolineato che “ci sono cinque Paesi esteri che ci hanno chiesto di portar loro la nostra metodica, ho già parlato con ministri e ambasciatori, c’è un Paese europeo, alcuni dell’America Latina, dell’Africa, dell’Arabia”.
 
“Dopo il 10 di gennaio saremo all’università di Miami con Camillo Ricordi, tra i massimi esperti nel trapianto di ‘insulae pancreatiche’, per una sperimentazione biologica sulle cellule molto avanzata – ha concluso – che qui invece non possiamo fare, ma la riporteremo in Italia dopo 15 giorni”. 
 
“Stiamo basando il tutto su un confronto dialettico, concreto e tecnico e può darsi che si creino i presupposti per poterla sperimentare in Abruzzo per la soddisfazione di tutti i pazienti”, ha dichiarato Nasuti.
 
“Si è trattato di un ottimo confronto – ha aggiunto – l’equipe di Vannoni e Andolina hanno parlato con i massimi esperti  regionali, la dottoressa Bonfini e il professor Famulari, ora il tavolo tecnico che si riunità la prossi9ma settimana darà una ulteriore risposta – ha spiegato ancora Nasuti -. Non vogliamo creare aspettativa ma dare risposte serie, scientifiche e emotive”.
 
Il presidente della commissione Sanità, Nicoletta Verì, dopo l’audizione, ha sottolineato la istituzione “di un tavolo tecnico istituito presso la Direzione regionale Sanità per verificare nell’ambito della legge sulle cure compassionevoli l’applicazione del metodo stamina in alcuni ospedali abruzzesi”.