ROMA – Qualcuno nelle stanze regionali lo ha già definito “un bagno di sangue”, destinato a segnare l’intera legislatura che finirà nel 2029: ieri il Tavolo di monitoraggio interministeriale riunito a Roma davanti ai dirigenti della Regione Abruzzo, con all’ordine del giorno il debito della sanità abruzzese, ha di nuovo bocciato il piano di rientro dell’Ente.
Ha dunque “ordinato” nuove, concrete, e più dure misure, a questo punto davvero definibili “lacrime e sangue”, bacchettando duramente per l’assenza di una riforma strutturale capace di contrastare un deficit oramai fuori controllo.
Misure che saranno ancora sulle spalle dei cittadini, che come contropartita non hanno una sanità all’altezza, visto che sono diverse decine di migliaia quelli che per le liste di attesa lunghissime, e la carenza dei servizi, non accedono alle cure, e devono andare in altre regioni.
La nuova emergenza, emersa dal summit che Abruzzoweb riporta attraverso elementi raccolti tra Roma e l’Abruzzo, in un clima di grande tensione e riserbo, non riguarda il quarto trimestre del 2024, per il quale sono state considerate sufficienti le misure adottate con i provvedimenti che hanno portato al recupero di 113 milioni di euro, attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef per i redditi sopra i 28mila euro, tagli al bilancio regionale e con il blocco delle assunzioni, del turn over e di altre attività.
La nuova voragine è infatti sul debito 2025, che per una stima tendenziale è fuori controllo, risultando, stando a quanto emerso, di oltre 100 milioni, dai 113 milioni del 2024, che in un precedente step l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì aveva stimato, con i dati forniti inizialmente dai tecnici, in “soli” 81 milioni.
Una tendenza negativa che arriva al 2029, cioè all’ultimo anno di questa seconda legislatura a guida centrodestra e del presidente, Marco Marsilio, di FdI, confermato al timone della Regione a furor di popolo per il secondo mandato consecutivo, per la prima volta nella storia dell’ente.
Il Tavolo ha ora però bocciato Marsilio e soci, in particolare perché non viene presentato un “piano strutturale”, che faccia intravedere una inversione di tendenza, vera. Ed ha chiesto entro luglio i provvedimenti per la copertura del buco nel 2025.
Ed ancora: il Tavolo ha individuato come maggiori responsabili di quello che viene additato come lo sfascio della sanità abruzzese, i direttori generali delle quattro aziende sanitarie: Ferdinando Romano per la Asl provinciale Aquilana, Maurizio Di Giosia per quella di Teramo, Mauro Palmieri, nella Asl provinciale chietina, che ha sostituto a marzo Thomas Schael, ora andato a fare il commissario della città della Salute di Torino, e Vero Michitelli alla Asl di Pescara.
Manager che invece il governatore Marsilio difende a spada tratta, avendo affermato anche pubblicamente che sono di “grandissimo profilo”, mentre invece i Dipartimenti interessati di sovente li bacchettano per le inadempienze.
In assenza di una strategia chiara ed efficace da presentare, secondo quanto si è appreso, entro il mese di luglio, nel confronto tecnico, che non prevede come norma la presenza della politica, gli alti dirigenti dei ministeri della Salute e dell’ Economia hanno detto a chiare note al capo del dipartimento Salute, Emanuela Grimaldi, al capo dipartimento Bilancio, Fabrizio Giannangeli, e al dirigente dell’assessorato della salute Paolo Colangelo, che dovranno avviare la misura del commissariamento. Come prevedono le regole in situazioni finanziarie di questa drammaticità.
L’Abruzzo è uscito dal commissariamento in cui era piombato nel 2007, nel 2017 (dopo la “cura” della precedente amministrazione di centrodestra di Gianni Chiodi) durante il governo di centrosinistra guidato dall’attuale parlamentare del Pd Luciano D’Alfonso, che vedeva come assessore alla Sanità l’attuale capogruppo dem in consiglio regionale, Silvio Paolucci, oggi una spina nel fianco del centrodestra come opposizione alla politica sanitaria di Marsilio e Verì.
Ed ora i tre dirigenti abruzzesi dovranno convincere la politica regionale al governo a muoversi nella direzione giusta, un compito non certo facile.
Questa nuova bocciatura non allenta la pressione e non fa rientrare nessun provvedimento di blocco emesso dai dipartimenti, anche in profondo disaccordo con i vertici politici e lo stesso governatore: anzi, è destinata ad inasprire le misure di contenimento considerando che l’aumento delle tasse, i tagli che hanno saccheggiato vari ed importanti capitoli di bilancio, non hanno portato a colmare il debito. Secondo i dirigenti romani non basterà neppure la super aliquota dell’addizionale Irpef e dell’Irap.
A questo punto, per attenuare un’ emergenza senza precedenti, Marsilio, che ha criticato duramente l’operato del Tavolo e l’ “assenza della politica” in quel contesto, dovrà cercare di agire in tempi strettissimi con l’ azione d’intesa con le altre Regioni, la maggior parte in deficit, per un più equo ripiano del fondo sanitario nazionale rispetto allo strapotere del lombardo-veneto, e sulle azioni annunciate, ad esempio con il rateo del payback.
Tutte iniziative annunciate più volte da Marsilio che è alla testa di un’azione di coordinamento in seno alla Conferenza Stato-Regioni. (b.s.)






