L’AQUILA – “Non condivido il gesto violento di quei ragazzi, ma il paradigma va rovesciato altrimenti non si comprenderanno mai certi episodi. C’è chi vuole difendere i più deboli, i vegetariani e i vegani difendono gli animali, così come tutti gli esseri umani con un briciolo di coscienza difendono i bambini e gli anziani, cioè chi al mondo non può difendersi”.

Carmen Nicchi Somaschi, presidente dell’Associazione vegetariana italiana, non ha dubbi: dietro all’episodio della settimana scorsa nel torinese, dietro cioè l’assalto di un ‘commando’ di vegani a una festa degli arrosticini di pecora abruzzese-molisana c’è la volontà di tutelare “chi non può difendersi dall’uomo”.

“Il nostro – dice ad AbruzzoWeb la Somaschi – è da decenni un compito molto difficile: far capire a milioni di persone che si può vivere benissimo senza uccidere gli animali. Vivere cioè senza carne e abbracciare le culture vegetariana e vegana, eliminando ogni business legato alla produzione e al consumo della carne”.

“Non si tratta di una scelta di vita – continua – ma di un modo di essere, di comportarsi, di ragionare. In Italia siamo il 10 per cento della popolazione italiana, circa 8 milioni secondo gli ultimi dati. L’interesse attivo nei confronti del nostro mondo continua a crescere. La nostra associazione, fondata dall’intellettuale Aldo Capitini nel 1952 come luogo di cultura, di pacifismo, di non violenza, ha alla base del nostro essere un totale disarmo: vuol dire rispettare tutti gli esseri viventi. Vegetarismo significa rispetto di se stessi, degli altri, dell’ambiente. Significa cambiare il mondo. In meglio”.

Lei ha cominciato alla fine degli anni ’70 con questa ‘battaglia’.

Dal 1° ottobre 1977 sono vegetariana, a New York c’era la prima giornata mondiale del vegetarismo. Un segno del destino. Nel 1982 inizio a lavorare nell’associazione, cominciando con una vera e propria gavetta. In questi 30 anni e passa ho dedicato l’80 per cento della mia vita fuori casa all’associazione. Non solo come presidente. E da mamma di una figlia vegetariana come me.

Il vostro ‘universo’ viene compreso di più rispetto agli inizi?

Sì, ma le difficoltà sono ancora molte. Fuori casa ha grosse difficoltà chi è vegetariano. Con le associazioni animaliste i primi contatti, i primi aumenti di numero, poi le collaborazioni, passo dopo passo, con le aziende, per dare un grosso impulso al cambiamento del paradigma del consumo di carne. Poi il passaggio da macrobiotico a biologico, con la nostra associazione sempre presenti alle fiere e alle manifestazioni di questo tipo. Purtroppo il gap con le grandi multinazionali della carne è sempre enorme, ma la nostra natura di rivoluzionari non violenti non può essere modificata, né scalfita. In molti ci vedono come ‘pericolosi’, perché cerchi di rompere il meccanismo dei grandi profitti per pochi ‘intimi’ non solo nel settore della carne, ma anche delle malattie che ‘derivano’ dal consumo di carne. Più ci si ammala, più si comprano medicine. Se l’impostazione del consumismo sfrenato viene ‘disinnescata’ e qui mi riferisco a tutto il consumismo, gli esseri umani possono vivere bene in un posto non dilaniato da questa modernità.

Qual è stato secondo lei l’elemento che vi ha dato la spinta decisiva negli ultimi anni?

Internet, senza dubbio. Le informazioni su larga scala sono state diffuse sulla rete. Prima con i giornali cartacei non era così, anche noi avevamo parecchie difficoltà a diffondere le nostre idee.

L’oncologo Sandro Veronesi, che si è dichiarato vegetariano, ha spesso scritto e detto della pericolosità della carne per la nostra salute, in particolare nello sviluppo dei tumori.

In realtà Veronesi mangia pesce, quindi non è vegetariano, ma al di là di questo bisogna dire che ha ‘sdoganato’ la parola vegetarismo e ha trattato argomenti come il nostro in modo molto serio. La sua autorevolezza ha aiutato anche noi, però il vegetarismo sta comunque da un’altra parte. Non si uccide nessun animale, punto. L’alimentazione mediterranea dimostra chiaramente che è possibile vivere senza carne, ad esempio le proteine necessarie possiamo prendere da cereali e legumi, ormai è storia nota. Ci siamo fatti comprendere anche in quelle regioni come l’Abruzzo in cui si mangia molta carne.

Il rischio più grande per chi si avvicina al vostro mondo?

Che prenda il vegetarismo come una moda e non di coscienza. Un ecologista se consapevole dei danni che fanno gli stabilimenti ad alta densità, sta bene e in pace con se stesso, questo discorso può essere tranquillamente applicato all’essere umano, senza etichette. Il vegetarismo è una ricerca di pace interiore, necessaria se vogliamo veramente cambiare il mondo in cui viviamo. Nel 1982 non mi credeva nessuno, gli animalisti ci appoggiavano anche se continuavano a mangiare gli animali, molte aziende ridevano di noi, ma con il tempo in tanti hanno cambiato idea.

L’esigenza più urgente, oggi, nel 2013?

Aumentare l’offerta per chi è vegetariano e vegano. Nei supermercati siamo già entrati, anche in diversi autogrill e nei ristoranti, ma si deve continuare a migliorare per arrivare a coprire l’Italia intera. Nei piatti e nei menù deve esserci una più vasta scelta per chi non mangia carne e io, che mi occupo anche di certificazione per il settore della ristorazione, questo ‘capitolo’. lo conosco fin troppo bene. Credo che la lotta più dura, come sempre, sia culturale. Il mangiar sano va imposto anche nelle scuole, ce ne sono già diverse che hanno optato per il biologico ma non c’è ancora il giusto spazio per i vegetariani e i vegani. Anche qui la musica è la stessa: cambiare in meglio il mondo in cui viviamo. L’Italia deve arrivare al 90 per cento di popolazione che non mangia carne, è l’obiettivo, il sogno di tutti noi che vogliamo evitare che si uccidano gli animali.