PESCARA – Chi sostiene che l’autonomia differenziata, con il trasferimento di competenze e relativa quota parte delle entrate fiscali dallo Stato centrale alle Regioni, aumenterà il divario tra territori ricchi e quelli poveri, deve ricredersi: il divario esiste già ed è clamoroso, e l’Abruzzo assieme alle regioni del Sud già paga un forte ritardo.
Basta andare a scorrere le ultime tabelle dell’Istat, rese note il 6 aprile, relative alla spesa per gli interventi e servizi sociali, a favore della fascia povera della popolazione, disabili anziani in particolare: l’esborso complessivo in Italia è stata nel 2020 complessivamente di 8 miliardi circa, pari a 136 euro pro capite.
Ma nel Nord ovest la spesa pro-capite è di 147 euro, nel Nord-est di 190 euro, al centro di 143 euro, nelle Isole di 135. Al Sud invece la spesa pro capite crolla a 70 euro.
E l’Abruzzo segna un 71 euro pro-capite, giusto un euro sopra la media del Sud, già bassa, per un totale di 91.136.078 euro spesi.
Una cifra distante anni luce rispetto ai 1.345 euro della Lombardia, dai 924 euro del Trentino alto Adige, dai 46o euro pro capite del Veneto.
Se può consolare, molto meglio però rispetto alle regioni fanalino di coda, come la Basilicata, 57 euro pro capite, e la Calabria, appena 28 euro.
I dati sono dell’Istat, va rimarcato, sono aggiornati a fine 2020, dunque relativi ad un anno particolare, di grande emergenza a causa della pandemia dei lockdown, delle chiusure di attività ma fotografano uno status quo che ha subito poche variazioni.
L’emergenza sanitaria ha stravolto la “destinazione d’uso” della spesa sociale, dirottando buona parte delle risorse al contrasto alle vecchie e nuove povertà. Nel 2020 i Comuni hanno affrontato un anomalo incremento dei bisogni assistenziali. È aumentata del 72,9% (da 555 a 959 milioni) la spesa per le situazioni di disagio economico e l’assistenza alle persone senza dimora (passata dal 7,4% al 12,2% della spesa complessiva).
In forte crescita i contributi a sostegno del reddito con 377mila beneficiari. Il doppio, vale a dire 743mila, sono coloro che hanno ricevuto dei buoni spesa per l’emergenza alimentare. Erano appena 21.500 nel 2019. In calo del 5,9% invece la spesa per l’assistenza ai disabili e in misura minore (-1,7%) quella per gli anziani.
Sul piatto della bilancia ci sono però appunto gli squilibri geografici consistenti.
“Quasi il 30% dei Comuni del Mezzogiorno non offre il servizio di assistenza domiciliare agli anziani in condizioni di fragilità, sottolinea ad esempio l’Istat. Percentuale che scende al 15% al Centro e al 10% al Nord”, si evidenzia con forza nel rapporto.
La battuta d’arresto nella fruizione di servizi essenziali per le famiglie è traversale. In particolare è crollata la spesa per la gestione dei centri diurni, che accolgono i disabili e gli anziani durante il giorno e offrono interventi di sostegno, socializzazione e recupero.
Nel 2020 li hanno frequentati 92mila persone, 45mila anziani e 47mila disabili, con un calo del 10,5%.
L’ammontare delle rette è stato più che dimezzato con 15 milioni di euro in meno. Andamento simile per i nidi e gli altri servizi educativi per la prima infanzia.
C’è stato un calo delle iscrizioni del 10,5%, una riduzione del 10,3% della spesa ma ben del 39,7% delle rette mentre i Comuni hanno continuato a sostenere i costi fissi di gestione delle strutture.
Rispetto alla media europea l’Italia destina comunque una quota importante del Pil alla protezione sociale: il 34,3% contro il 31,7%, anche se la spesa in termini pro-capite, pari a 9.316 euro, è di circa 200 euro inferiore.
Si spende meno per i disabili (476 euro annui, contro i 669 della media europea), e per le famiglie e i minori (339 euro contro 753).
Il report dell’Istat evidenzia “una carenza di servizi, ad esempio di natura socio-assistenziale e socio-educativa”.
In generale le prestazioni in denaro assorbono una quota più ampia della spesa sociale (il 77,3%), a scapito delle spese per servizi di cura.
La spesa per l’assistenza agli anziani è di 4200 euro l’anno, in linea con Paesi con un welfare avanzato quali la Francia e l’Olanda.






