L’AQUILA  – La pratica artistica come gesto politico e atto di riscrittura del reale: questo il messaggio proposto da Maira Alejandra Cialone e Annalisa Conte a Spazio Genesi dell’Aquila, , presso la Galleria Commerciale di Via Roma, con la mostra “Fierce and Graceful. Un invito a situarsi”, che aprirà i battenti mercoledì 25 marzo alle ore 18.30.

Le due artiste, attraverso la stampa serigrafica, “intendono restituire al femminile il diritto alla propria auto-narrazione e dimostrare come il sistema patriarcale non agisca solo attraverso leggi o strutture sociali, ma soprattutto tramite parole, slogan e modelli interiorizzati passivamente”.

Si legge ancora nella presentazione: “alla base vi è la volontà di sottrarre il racconto delle e sulle donne ad un sguardo prettamente maschile per restituirlo ad una prospettiva autonoma e cosciente. Non si tratta solo di denunciare gli stereotipi radicati nel nostro immaginario quotidiano, ma di plasmare un rinnovato orizzonte semantico in grado di esplorare dall’interno l’esperienza femminile. In tal senso, la pratica artistica diviene gesto politico ed azione di riscrittura del reale. Le opere mostrano come il patriarcato non agisca solo attraverso leggi o strutture sociali, ma anche tramite parole, slogan, modelli normalizzati ed interiorizzati passivamente. Centrale è la messa in discussione dei meccanismi invisibili di potere che si annidano nel linguaggio, nella pubblicità, nei media e nella cultura visiva. Ciò avviene mediante l’utilizzo di ironia e sarcasmo, elementi presenti in alcune delle immagini proposte che si impongono come strategie di sovversione in grado di disarmare i discorsi dominanti e renderne visibile l’assurdità”.

La scelta ipotizzata da Cialone e Conte “consiste proprio nello smontare e riutilizzare un determinato tipo di linguaggio, trasformandolo in uno strumento di critica consapevole. A tale scopo risulta fondamentale la serigrafia, tecnica scelta dalle autrici con piena consapevolezza teorica prima ancora che estetica. La stampa serigrafica, per sua natura, implica un processo di riduzione, di selezione e di estrema precisione: ogni elemento superfluo viene eliminato, ogni dettaglio accessorio rimosso, fino a lasciare emergere un’immagine essenziale e lapidaria. Tale procedimento diviene metafora di un’operazione più ampia ossia l’urgenza di giungere al nucleo più autentico dell’esperienza femminile, liberandola dalle stratificazioni ideologiche che per secoli ne hanno deformato la percezione. Ogni immagine tende a conservare solo ciò che è davvero indispensabile, tutto si riduce a segno, parola e messaggio. In questa prospettiva, la mostra potrebbe collegarsi idealmente alle esperienze della Poesia visiva sviluppatasi a partire dagli anni ‘60, richiamando in modo esplicito ricerche di artiste quali Ketty La Rocca o Lucia Marcucci, figure fondamentali per comprendere il rapporto tra linguaggio, potere e identità di genere”.