L’AQUILA – Potrebbe tardare di almeno 4 o 5 mesi l’avvio dei lavori del primo lotto del secondo stralcio dei sottoservizi dell’Aquila: il Tar ha infatti accolto il ricorso della Delta Lavori di Frosinone che chiedeva l’annullamento dell’assegnazione dei lavori alle ditte aquilane Armido Frezza Srl e Walter Frezza costruzioni Srl, aggiudicatarie del primo lotto (Quarto San Pietro, da 11,5 milioni).

La decisione è arrivata nell’udienza del 23 novembre scorso, le motivazioni si conosceranno entro 30 giorni a partire da quella data.

Secondo quanto appreso, l’accoglimento del ricorso, curato dall’avvocato Antonio Morgante, sarebbe dovuto ad un grave errore professionale commesso in passato da una progettista che fa parte del gruppo di lavoro a cui si sono affidate le ditte Frezza, che non è stato dichiarato al contrario di quanto invece prevede il Codice degli appalti.

In particolare sembra che a seguito di un errore progettuale dell’ingegnere, ci sia stata necessità di una variante in corso d’opera di circa 13 milioni di euro nella realizzazione di un’opera pubblica in provincia di Catania.

Errore che ha comportato anche il pagamento di una ingente somma di risarcimento danni alla stazione appaltante.

Va precisato che la professionista fa parte di una società di ingegneria che le società Frezza hanno indicato come progettista dell’infrastruttura e non è una propria dipendente, e delle cui responsabilità la stessa Gsa non poteva avere contezza.

La decisione della Gran Sasso di assegnare i lavori senza attendere l’esito del pronunciamento del Tar implica ora la necessità di sottoscrivere un nuovo contratto con la Delta Lavori, dal momento che la legge prevede il subentro nello svolgimento dei lavori. La Armido Frezza Srl e la Walter Frezza costruzioni Srl, dal canto loro, possono fare ricorso al Consiglio di Stato.

Un contenzioso che rischia di tenere il cantiere fermo per diversi mesi, anche se è facolta della Gsa decidere se andare avanti con il nuovo affidamento dei lavori oppure attendere l’esito di quest’ultimo ricorso.

Ma se, com’è presumibile, il Tar dichiarerà inefficace il contratto sottoscritto, sarà inevitabile la sospensione del procedimento fino al termine della controversia.

Nonostante dunque la Gran Sasso Acqua Spa abbia sempre ostentato sicurezza, la maxi opera pubblica da 80 milioni di euro della quale è in corso di realizzazione il primo stralcio per 13 chilometri di tunnel “intelligente” sotterraneo incorre ora nel primo ostacolo, al quale non è detto che non ne segua un altro.

Sui sottoservizi incombe infatti un altro ricorso: lo ha presentato al Tar la società a responsabilità limitata I Platani, contro l’esclusione dalla gara per il terzo lotto, quello da 6,5 milioni di euro che comprende Quarto San Giorgio-Villa Comunale, affidato alla Porcinari Srl di Montorio e all’aquilana Vittorini Emidio Srl.

Anche in quest’ultimo caso l’udienza c’è stata il 23 novembre scorso, ma l’avvocato Paolo Caroli che ha curato il ricorso fa sapere di essere ancora in attesa della pubblicazione della sentenza visto che la causa è stata trattenuta in decisione.

IL SECONDO STRALCIO DEI SOTTOSERVIZI

Il primo lotto (Quarto San Pietro, da 11,5 milioni) è stato aggiudicato alle aquilane Armido Frezza Srl e Walter Frezza costruzioni Srl.

Il secondo lotto (Quarto San Giovanni-San Marciano, da 9,5 milioni) è stato vinto dal raggruppamento temporaneo (Rti) delle imprese Cons Ccp di Forlì e la teramana Edilstrade Srl.

Il terzo lotto (Quarto San Giorgio-Villa Comunale, da 6,5 milioni) verrà realizzato dalla Porcinari Srl di Montorio e l’aquilana Vittorini Emidio Srl.

Il quarto lotto (asse viario via Strinella, da 3,5 milioni) sarà a cura della sola Angelo De Cesaris Srl di Francavilla al Mare (Chieti).

Infine, il quinto e ultimo (asse viario viale della Croce Rossa, da 4,7 milioni) lotto vedrà i lavori eseguiti dalla Framich di Valverde (Catania).

Il collegio di gara, presieduto dal direttore tecnico di Gsa, Aurelio Melaragni, è composto dal responsabile dell’Ufficio legale della società idrica, Giuseppe Bucchiarone, e dal direttore amministrativo, Raffaele Giannone.

Il giudizio tecnico sui lavori è stato affidato ad una commissione esterna, presieduta sempre da Melaragni, e composta dagli ingegneri Giuseppe Liberotti e Maurizio Leopardi.