L’AQUILA – “Il cantiere non è stato fermato e va avanti. Sugli scavi stanno lavorando gli archeologi della stazione appaltante, non i nostri e la nostra è un’attività di supervisione”.

Così ad AbruzzoWeb la soprintendente unica per L’Aquila e il “cratere”, Alessandra Vittorini, risponde alla dura nota del coordinatore generale di commessa per la società Asse centrale Scarl, l’imprenditore Gianni Frattale della ditta Edilfrair, che ha accusato apertamente la soprintendenza “di aver interrotto già 3 volte nell’arco di 50 metri di scavo”, il cantiere di costruzione dei nuovi sottoservizi nella zona di via Sallustio dopo i ritrovamenti di antiche strutture murarie.

La prima parte da 30 milioni di euro della maxi commessa per il tunnel intelligente, che comprenderà reti idrica, elettrica, fognaria e Internet, è stata appaltata dalla Gran Sasso Acqua all’associazione temporanea d’imprese (Ati) composta dalla ravennate Acmar Spa, capogruppo, e dalle aquilane Taddei Spa ed Edilfrair Costruzioni Generali Spa, che hanno poi costituito la società consortile a responsabilità limitata (Scarl) Asse centrale.

Un attacco frontale, quello di Frattale, che ha chiesto una “velocizzazione delle prassi della Soprintendenza” e sottolineato l’importanza per i cittadini aquilani “di rientrare a casa e di rivedere finalmente viva la propria città”.

Ma la Vittorini specifica di “non voler replicare” alle bordate del costruttore, che è anche presidente provinciale dell’associazione di categoria Ance.

“Se questo non accadesse in tempi ragionevoli con il completamento prodromico dell’opera dei sotto servizi – ha aggiunto Frattale – il danno economico e sociale sarebbe consistente, sia per i ritardi a cascata sulla ricostruzione degli aggregati del centro storico, sia per il procrastinarsi delle spese di assistenza alloggiativa ai terremotati”.

La Vittorini chiarisce che la soprintendenza è “in contatto diretto con la stazione appaltante già da tempo ed è un rapporto che ci vede relazionarci proprio con loro e non direttamente con gli appaltatori che, a loro volta, si relazionano con la Gsa. In questo caso come in tutti gli altri cantieri in città – aggiunge – la soprintendenza svolge un’azione di verifica e controllo, ma sul cantiere stanno lavorando gli archeologi della stazione appaltante”.

Riguardo i ritrovamenti, l’ente resta, per ora, in attesa “di una puntuale relazione degli archeologi della stazione appaltante sui ritrovamenti – prosegue la soprintendente unica – Solo una volta ricevuta la relazione potremo pronunciarci in merito”.

“C’è inoltre un progetto dalla stazione appaltante esaminato dalla varie componenti del ministero nel quale erano già state date prescizioni volte a raggiungere un livello di conoscenza adeguato, proprio per sapere prima in che contesto si opera”, conclude la Vittorini.

LA NOTA DI FRATTALE 

Ho molto rispetto per la cultura e la conoscenza e credo sia interesse degli aquilani e degli studiosi sapere cosa nasconda il sottosuolo cittadino. Ma altrettanto rispetto è dovuto agli stessi cittadini aquilani che da anni hanno un’altra primaria esigenza: quella di rientrare a casa e di rivedere finalmente viva la propria città.

Se questo non accadesse in tempi ragionevoli con il completamento prodromico dell’opera dei sotto servizi, il danno economico e sociale sarebbe consistente, sia per i ritardi a cascata sulla ricostruzione degli aggregati del centro storico, sia per il procrastinarsi delle spese di assistenza alloggiativa ai terremotati.

Per conciliare le due esigenze di conoscenza e di ritorno alla vita cittadina ci si dovrebbe preoccupare di una velocizzazione delle prassi della Soprintendenza che in questi giorni sta affiancando gli scavi per la posa in opera del tunnel intelligente.
Ad oggi solo su via Sallustio, dove i ritrovamenti non sembrano avere particolare rilevanza storico-archeologica, il cantiere è stato interrotto tre volte nell’arco di 50 metri di scavo. Le indicazioni verbali dei responsabili della Soprintendenza non vengono messe per iscritto e firmate da alcun responsabile.

Si procede senza alcuna formalizzazione e dunque senza alcuna tutela né per la stazione appaltante e né per l’impresa realizzatrice. Di questo passo il primo lotto dei sotto servizi verrà realizzato in non meno di cinque anni, se qualche ritrovamento consistente non dovesse fermare definitivamente l’opera.

Una soluzione è necessaria per assicurare velocità ai controlli e alle decisioni degli esperti. Una conferenza dei servizi permanente tra tutti i soggetti coinvolti ed un team di esperti in loco con potere di firma.
Non si può procedere con mezzi ordinari in una situazione straordinaria per  un’opera fondamentale alla ricostruzione dell’Aquila. Non faremmo che avverare, così, la profezia infausta che già da qualche tempo, guardando alla nostra sofferta  ricostruzione, paragona L’Aquila a Pompei, il paradiso degli archeologi.