L’AQUILA – I gemelli contesi del “Pertini” di Roma, un maschio e una femmina, sono nati domenica notte presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila.
Mamma e neonati sono stati già dimessi: la madre dopo due giorni; i due gemelli, che sono in buone condizioni, sono rimasti ricoverati un giorno in più.
La donna era rimasta incinta dopo uno scambio di embrioni avvenuto lo scorso 4 dicembre all’ospedale romano.
La nascita ha messo fine a una vicenda che era approdata nelle aule di tribunale: proprio questa mattina era prevista un’udienza al tribunale civile della Capitale dopo un ricorso urgente presentato dalla coppia di genitori biologici che rivendicavano la “appartenenza” dei gemellini.
Ma il parto cesareo avvenuto qualche giorno prima e la registrazione all’anagrafe dei nuovi nati dovrebbe aver sopito le polemiche.
I bimbi sono stati registrati nella “parte seconda B” del registro delle nascite del Comune dell’Aquila, riservata ai nuovi nati che non saranno cittadini del capoluogo abruzzese mentre non figureranno all’anagrafe aquilana.
PRIMARIO L’AQUILA: ”HO SAPUTO DOPO CHI FOSSERO”
“Nessuno nel mio reparto sapeva che quella donna fosse la mamma dello scambio di embrioni dell’ospedale Pertini di Roma, per questo domenica notte è entrata ed è stata sottoposta al cesareo dal medico di guardia nel più assoluto anonimato”.
Così il professor Gaspare Carta, primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, racconta il parto che solo dopo ha ricollegato al caso mediatico e giudiziario.
“La gestione del caso è stata serena e non condizionata da tutto quello che era avvenuto prima – ribadisce – dopo la dimissione il marito venuto da me per ringraziarci, ci ha detto che hanno avuto un’eccellente assistenza”.
Da quanto raccontato dall’uomo al direttore dell’unità “hanno scelto L’Aquila come posto vicino a Roma ma al tempo stesso lontano per sottrarsi alla pressione dei media, ma anche perché sapevano che abbiamo un’Ostetricia e Tin (terapia intensiva neonatale, ndr) di alto livello, trattandosi di una gravidanza ad alto rischio”.
Carta non vuole aggiungere nulla sugli altri aspetti del caso. “Ci interessa che stiano bene la mamma e i bambini, gli aspetti etici e giuridici non ci riguardano”, conclude. (alb.or.)



