TERAMO – “Mi ha fatto male vedere i giocatori della nazionale italiana, gli eroi di Wembley e che dovrebbero dare l’esempio, incitare invece con il megafono a cantare a squarciagola migliaia di persone assiepate lungo le strade di Roma, senza nessuna precauzione anti-contagio. Passando in autobus davanti ad un teatro dove vige l’obbligo della mascherina, anche per i cantanti, prima e dopo l’esibizione, e i posti sono drammaticamente limitati. Mentre il grande violoncellista Giovanni Sollima, per la prima mondiale della sua opera al Ravenna festival, è stato obbligato a ridurre il coro da 80 a 20 elementi. Però Chiellini sopra l’autobus ha potuto liberamente incitare a cantare 12mila persone”.
Si sfoga così, non curandosi di passare per anti-italiano, Enrico Melozzi, 44enne compositore e direttore d’orchestra teramano, dopo le folli giornate di festeggiamenti per la vittoria della nazionale di calcio agli Europei. Con tanto di giro per le strade di Roma in autobus dei calciatori con coppa al seguito, che ha provocato veementi polemiche, visti gli scontati assembramenti lungo il tragitto e il conseguente rischio di diffusione di contagio di covid 19 e relative varianti, in un Paese dove l’emergenza non è ancora finita. Festa romana non autorizzata, ha precisato ieri il prefetto di Roma Matteo Piantedosi puntando il dito contro la Figc e il suo presidente Gabriele Gravina, abruzzese anche lui, ma anche contro i giocatori Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci che avrebbero “forzato” per dar vita al al corteo degli Azzurri.
Melozzi, trionfatore all’ultimo festival della canzone di Sanremo per aver diretto l’orchestra che ha accompagnato i Maneskin, gruppo che si è aggiudicata la kermesse, per poi essere consacrati all’Eurovision song contest, si è più volte esposto in prima persona, durante l’emergenza coronavirus, a difesa dei lavoratori dello spettacolo, messi in ginocchio dalle chiusure dei teatri e delle piazze, dai miseri ristori una tantum, e anche oggi dalle disposizioni governative in vigore che continuano a limitare i posti a sedere in platea, aspetto che, come più volte evidenziato da Abruzzoweb, rende non sostenibili economicamente spettacoli di un certo spessore, non finanziati da soldi pubblici, e che devono reggersi solo sulla vendita dei biglietti e i sempre più rari sponsor.
A maggior ragione, Melozzi ritiene inaccettabile una tale “disparità di trattamento” visto che evidentemente “al mondo del calcio è consentito quello che in nessun modo viene consentito a quello dello spettacolo, come se il virus fosse attratto più da un concerto di musica classica, piuttosto che da una partita di calcio”.
“Noi le regole le rispettiamo, e ci mancherebbe altro – afferma Melozzi -, del resto non ci sono nuovi decreti rispetto a quelli usciti ad ottobre, in occasione seconda ondata, e che impongono il distanziamento fisico, l’obbligo delle mascherine, sia per il pubblico, ma anche per attori e cantanti quando non sono in scena, e soprattutto dispongono la limitazione dei posti a sedere nei luoghi chiusi e limiti anche negli spazi aperti, in ogni caso non più di 1.000 persone, sempre se ci sia lo spazio sufficiente. È chiaro che diventa impossibile organizzare uno spettacolo che costa 10.000 euro, se sai che con pochi biglietti da vendere, incasserai nemmeno un quarto di quanto speso…”
Tornando dunque alle festose “movide calcistiche”: “abbiamo assistito a una debacle culturale. La cultura viene considerata di serie B, a cominciare dalla classe politica. Eppure siamo in Italia, un Paese che significa Paganini, Mascagni, Puccini, Bellini, e ancora Dante, Manzoni e Petrarca. Questo in teoria, di fatto siamo un Paese dove in occasione degli Europei di calcio tutto è concesso, il covid cessa magicamente di esistere, mentre invece ho notizia di un concerto dove sono intervenute le forze dell’ordine per far sedere al suo posto uno spettatore che aveva osato alzarsi in piedi per ballare, davanti alla sua sedia, distanziata da tutte le altre. E ancora: come possiamo ora dire ad un commerciante che combatte quotidianamente contro la crisi e i debiti accumulati, di dover far entrare un cliente alla volta, dopo quello che è successo durante il giro trionfale della nazionale italiana a Roma, ma anche più o meno in tutte le strade e piazze italiane prima, durante e dopo le partite degli europei?”.
A far venire la “scarlattina” al maestro Melozzi è poi la parola “ripartenza”, usata come un mantra in questi mesi ed ora associata, anche da autorevoli editorialisti delle principali testate italiane, non solo sportive, proprio alla vittoria della nazionale di calcio.
“Mi chiedo cosa abbiamo vinto noi cittadini con questa coppa Europea, al netto dei momenti di gioia e soddisfazione. In concreto direi proprio nulla. Se si vuole far ripartire per davvero questo Paese io ritengo che si debba investire anche e soprattutto sulla scuola e sulla cultura, sull’educazione alle arti e alla bellezza, che sono il dna dell’Italia e della sua storia millenaria. E poi ovviamente non si può prescindere dalla dignità che deve essere data al lavoro, e non mi riferisco ovviamente solo ai bistrattati operatori dello spettacolo”.
Ultima riflessione del maestro Melozzi: “Ogni volta che torno nella mia Teramo mi spavento nel vedere quanti giovanissimi si perdono nell’alcool e nella droga, in un divertimento malato e autodistruttivo. La risposta della politica è sempre la stessa. ‘aumenteremo i controlli’, ‘pugno di ferro’. Ma così, a mio modesto parere non se ne esce. Occorre piuttosto aprire spazi culturali, assegnarli gratuitamente ai ragazzi che vogliono fare musica ed arte, dare sfogo ai loro talenti inespressi. Le piazze si devono riempire non solo per una partita di calcio, come avvenuto anche a Teramo, con prati di bottiglie di birra e cartoni di vino vuoti gettati a terra. Ma per uno spettacolo musicale e teatrale, per un film, in una parola per la messa in scena della bellezza”.






