L’AQUILA – C’è anche la Banca popolare dell’Emilia Romagna, il sesto gruppo bancario italiano che ha acquisito le abruzzesi Carispaq e Bls, nel calderone di “LuxLeaks”, un’inchiesta giornalistica portata avanti dal Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icij) diffusa in contemporanea in 26 Paesi, che ha rivelato accordi segreti tra le autorità di Lussemburgo e oltre 300 aziende in tutto il mondo, tra cui 31 italiane, allo scopo di spostare enormi flussi finanziari pagando tasse minime.
Di recente ci sono state polemiche con gli enti locali e le associazioni di categoria per la chiusura imminente della “testa” aquilana della banca nel capoluogo di Regione, con il trasferimento dall’Aquila a Lanciano della nuova direzione territoriale Adriatica, nonostante gli ingenti flussi di denaro nelle pratiche di ricostruzione post-sisma svolte da questo istituto.
Questo unito a un nuovo atteggiamento intransigente, si vedano gli atteggiamenti più severi verso la Perdonanza e L’Aquila Rugby, che hanno un po’ incrinato l’etichetta di “banca del territorio” cara alla storia Carispaq, che aveva oltre 150 anni di storia, anche se dai vertici aquilani sono giunte rassicurazioni in tal senso.
Ora si aggiunge la partecipazione allo scandalo sul tema fiscale che sta interessando anche il nuovo presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean Claude Juncker, per 18 anni premier del granducato al confine tra Germania, Francia e Belgio, che ha una superficie di 2.500 chilometri quadrati, circa la metà della provincia dell’Aquila.
Dai documenti disvelati, oltre 28 mila pagine in tutto, emerge il coinvolgimento di colossi come Amazon, Ikea, Deutsche Bank Procter & Gamble, Pepsi a Gazprom, ma anche 31 società italiane o operanti in Italia, tra cui banche come la stessa Bper, Intesa San Paolo, Unicredit, Marche e Sella o aziende di Stato come Finmeccanica.
Al momento non ci sarebbero ipotesi di reato, ma a Bruxelles monta un certo imbarazzo sul piano politico che coinvolge la figura di Juncker, sostenuto dai suoi colleghi del Partito popolare europeo (Ppe) e incalzato a fornire chiarimenti dal Partito socialista europeo (Pse) e dai liberaldemocratici, oltre che invitato a dimettersi dal Fronte nazionale francese.
Il leak che coinvolge Bper risale al 2009, quando Carispaq e Bls costituivano ancora due società a parte, ma erano comunque controllate da Modena, tanto da figurare anche negli organigrammi allegati al documento.
Da quanto ricostruito con l’inchiesta giornalistica, la macchina fiscale messa in piedi da Lussemburgo ha consentito a questo Stato di accumulare una grande ricchezza arrivando a un reddito pro capite di oltre 100 mila dollari, il più alto del mondo, quasi il triplo di quello italiano.
I documenti svelano accordi siglati da oltre 300 società con le autorità lussemburghesi. Grazie a queste intese, il peso delle tasse è stato ridotto in misura sostanziale, se non azzerato.
I contratti, anche quello di Bper, sono tutti siglati Pricewaterhousecoopers (Pwc), multinazionale della revisione di bilancio e della consulenza che ha assistito le aziende nel negoziato con il governo del Lussemburgo.
Il meccanismo prevede che le aziende spostino nel Granducato flussi finanziari per centinaia di miliardi di dollari e in cambio abbiano la possibilità di un trattamento tributario d’eccezione.
A farne le spese, i Paesi d’origine delle società, costretti a rinunciare al gettito sugli affari dirottati nel paradiso fiscale.
Lo strumento è quello dei “tax ruling” presentati dalla Pwc, a nome dei propri clienti, al “bureau d’imposition”, conosciuto in gergo come “sociétés 6”. In genere vanno da 20 a 100 pagine, a volte molte di più, specialmente quando vengono riportate, come promemoria, precedenti richieste.
Nel caso della Bper, la società satellite si chiama “Banca popolare dell’Emilia Romagna (Europe) International Sa”, costituita nel Lussemburgo il 6 marzo 1996 per portare avanti private banking e attività di finanziamento con clienti privati e istituzionali.
La propaggine lussemburghese, sottolinea il rapporto, “ha sviluppato il suo portfolio clienti a seguito di un graduale e non retribuito trasferimento di affari dal gruppo bancario italiano, principalmente nel campo del private banking”, che ne costituisce la principale attività e viene valutata come una società fiscalmente residente a Lussemburgo.
Sulla base della Convenzione per evitare la doppia imposizione tra Italia e Lussemburgo del 3 giugno 1981, si fa notare che l’interesse di origine italiana ricevuto dalla banca è soggetto a una ritenuta alla fonte massima pari al 10% dell’importo del reddito lordo mentre la società estera potrà detrarre dall’imposta sul reddito un importo pari all’imposta effettivamente pagata in Italia.
IL TAX RULING 2009 DI BPER (Pdf, 3,2 Mb)






