PESCARA – “Vogliamo portare a conoscenza, attraverso una spettacolo di teatro musicale, la vita all’interno dei manicomi delle donne negli anni a cavallo delle due guerre mondiali. Donne mprigionate in un contesto quasi barbaro, portate in questi luoghi tristi a volte senza nemmeno un motivo reale”.
Così ad AbruzzoWeb la giornalista Alessandra Portinari, coregista insieme ad Antonella De Angelis dello spettacolo ”Snaturate – storie di donne in manicomio”, in scena a Pescara il 21 aprile al Teatro Massimo, in concomitanza con la giornata mondiale dell’autismo
De Angelis, direttore d’orchestra, ha curato anche la regia musicale.
“Uno spettacolo di teatro musicale, in cui la musica interagisce e diventa protagonista – spiega Portinari – insomma, un nuovo filone. Siamo soddisfatte, visto che è ormai la terza produzione”.
”Snaturate” nasce dal bisogno di far conoscere cosa davvero succedeva in questi manicomi, dove spesso finivano anche delle donne affette da autismo perché le famiglie non disponevano dei mezzi adatti a sostenerli, o peggio ancora si vergognavano della condizione delle loro congiunte.
“I manicomi – aggiunge – spesso erano dei veri e propri lager, in cui chiunque a un certo punto poteva trovarsi dentro, bastava una firma autorevole e nessuna perizia psichiatrica approfondita con la censura a far da condimento per far calare una coltre di silenzio”.
In scena a Pescara tre storie immaginarie, ma che affondano le loro radici in ciò che resta delle brutalità compiute in questi luoghi, per raccontare anche attraverso la musica una realtà scomoda e troppo a lungo taciuta.
C’è Giuliana, interpretata da Susanna Costaglione, una donna affetta di depressione post partum che viene chiusa per questo motivo in manicomio, Tiziana Di Tonno invece interpreta Lucia, una donna che aveva vissuto un aborto da giovane dal quale non si era più ripresa.
Valentina Papagna è Anna, una giovane donna omosessuale che aveva subito violenza a servizio in una casa e l’unico conforto che ha dentro la struttura è il ricordo della sua amata
“Un contesto alienante – spiega ancora De Angelis – incentivato dalla malattia e dall’ignoranza dell’epoca. Tante donne venivano dalle campagne e spesso era confuso per pazzia il bisogno di amore. Si tratta di storie tristi, di violenze domestiche”.
Un lavoro certosino e di studio fatto da Anna Carla Valeriano insieme a Costantino di Sante, che hanno raccolto lettere e altre testimonianze di quanti sono stati a contatto con queste realtà, che in Abruzzo erano concentrate all’Aquila e a Teramo.
“Il Duce – ricorda la Portinari – durante il Fascismo diceva che le donne dovevano stare a casa a fare la cosidetta calzetta, per occuparsi dei figli. E come dimenticare Ida Dalser e il piccolo Benito, entrambi rinnegati e morti tra atroci sofferenze in una struttura psichiatria e coperti dall’oblio del Regime”.
A seguito della legge Basaglia, poi, queste persone sono state catapultate in una società completamente impreparata ad accoglierle, ma del loro passaggio è rimasta testimonianza scritta, come aggiunge ancora Portinari.
“Scrivevano tantissime lettere alle famiglie, missive che venivano requisite e mai spedite, che andavano semplicemente ad arricchire le cartelle cliniche a testimonianza della presunta pazzia”.
“Il nostro obiettivo è sensibilizzare le nuove generazioni, ma anche ridare dignità che per troppo tempo questa realtà nascosta ha tolto a queste anime innocenti e in ogni caso ignorate dalle istituzioni. Una memoria da recuperare, una brutta pagina della storia italiana da riportare alla luce”.
“Non ci fermiamo a una pieces teatrale – precisa in conclusione – ma lavoriamo per portare avanti il discorso. C’è stato in questi giorni a fare sempre da contenitore sul tema un convegno che ha attraversato tutto il prima e il dopo la legge Basaglia, al quale ha partecipato il Massimo Di Giannantonio, professore di neuroscienze all’università di Chieti”.



