L’AQUILA – Il decreto Semplificazioni rischia di complicare la vita a decine di famiglie che vivono a Paganica, popolosa frazione dell’Aquila e il cui reddito dipende dalle ricche cave di tartufi, che rischiano ora seriamente di essere cancellate dal passaggio del metanodotto Snam.

La norma del Governo di Pd e Movimento 5 stelle approvato a giugno, per far fonte alla crisi covid e favorire gli investimenti produttivi, con due commi ha infatti abbattuto quello che era considerato forse l’ultimo baluardo, rappresentato dall’inviolabilità degli usi civici, per frenare la grande opera che prevede la messa a dimora di un tubo del diametro di 1,20 metri per 40 metri di trincea, che partirà da Sulmona, dove è prevista la realizzazione di una centrale di compressione, e arriverà a Foligno, attraversando altopiano dei Navelli, la conca aquilana, e l’alta valle dell’Aterno. Opera contestata da anni da agguerriti comitati per l’altissima sismicità dei territori che saranno attraversati da milioni di metri cubi di gas.

A Paganica per oggi a partire dalle ore 9 una manifestazione indetta dall’amministrazione separata dei beni di uso civico di Paganica e San Gregorio (Asbuc). “l’impatto di questa opera – spiega il presidente Fernando Galletti – avrà per noi un effetto devastante, il metanodotto sbucherà a poche centinaia di metri dal Santuario di Madonna di Appari, con impatto ambientale notevole, spazzando via sorgenti e sentieri, e poi cancellerà decine di ettari di bosco e relative tartufaie, che saranno perse per sempre, ma che rappresentano una delle nostre principali risorse economiche”.

In base alla normativa finora vigente, a decidere sui terreni di uso civico era essenzialmente la comunità dei nativi, attraverso le Amministrazioni separate, assieme alla Regione con un potere superiore a quello statale, riconosciuto dalla Costituzione, tanto che gli usi civici “non possono essere espropriati o asserviti coattivamente se non viene pronunciato il mutamento di destinazione d’uso, fatte salve le ipotesi in cui l’opera pubblica o di pubblica utilità sia compatibile con l’esercizio dell’uso civico”.

Tanto bastava per il fronte del no al metanodotto a ritenere che proprio gli usi civici lungo il tracciato abruzzese oltre che nei territorio Paganica, anche in quello di Popoli, Pizzoli, Collebrincioni, Montereale, potevano rappresentare un solido ostacolo alla realizzazione dell’opera, e un appiglio giuridico per piogge di ricorsi e contenziosi, anche davanti alla Corte Costituzionale.

Nel Decreto semplificazioni è stata però aggiunta una postilla per la quale è consentita in ogni caso la realizzazione di un’opera di pubblica utilità, purché “interrata o che occupi una superficie inferiore al 5% rispetto a quella complessiva oggetto di diritto di uso civico”.

Quanto basta alla Snam a poter senza ostacoli e per le vie brevi a stendere il metanodotto sul tutto il tracciato previsto.

Un secondo articolo del decreto prevede che sia la Regione ad esprimere la compatibilità dell’opera con gli usi civici, di fatto escludendo le amministrazioni separate, che finora dovevano essere in ogni caso coinvolte. Le amministrazioni separate non potranno esprimere, motivandolo, il loro no, ad un intervento ritenuto incompatibile con la vocazione civica del territorio.

“Tutto ciò è incostituzionale e siamo pronti a dare battaglia – tuona Galletti -, hanno fatto una norma ad hoc tagliata su misura della Snam, e a farlo sono stati anche esponenti politici del Pd e del M5s che per anni si sono detti contrari al matanodotto! In gioco, voglio ricordare, non ci sono solo le tartufaie: quel tubo di 1,2 metri di diametro attraverserà anche qui faglie pericolosissime, sotto i piedi di cittadini che hanno subito lutti e devastazioni con il terremoto del 2009. Chi ci assicura che quel tubo reggerà a nuove e probabili cataclismi? Qui tutti ricordano, in quella maledetta notte del 6 aprile, il tubo esploso nei pressi del ponte del mulino o il tubo dell’acquedotto reciso all’altezza di Santa Croce”.

L’appello del fronte del no, e dei paganichesi, è ora quello di modificare, in sede di conversione in legge, le norme pro-tubo del decreto. Appello rivolto in particolare agli onorevoli abruzzesi della maggioranza, da sempre contrari all’opera, a cominciare dalla senatrice di Sulmona Gabriella Di Girolamo, del Movimento 5 stelle, che fa parte  della commissione Lavori pubblici, che avrà ruolo in partita nell’esaminare gli oltre 2mila emendamenti. La stessa Di Girolamo che quando era una semplice cittadina, ha partecipato più volte alle manifestazioni non Snam, bandiera in resta.