L’AQUILA – Non c’è pace per gli sfollati aquilani. E il caos aumenta dopo il passaggio di consegne tra la Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) e il Comune dell’Aquila.
Per ironia della sorte, la disavventura, stavolta, è toccata proprio a un dipendente comunale, che è stato costretto trascorrere tutta la giornata di ieri negli uffici di Villa Gioia non per lavoro ma per trovare un alloggio, nonostante il suo appartamento sia stato catalogato ”E”.
“È triste sentirsi dire – ha affermato l’uomo – che non avevano ancora organizzato gli uffici per l’assistenza. Insomma sono rimasto senza un tetto per dormire”.
In serata l’intervento del sindaco, Massimo Cialente, è stato risolutivo per farlo ospitare, almeno per la notte trascorsa, in una stanza della caserma della Guardia di finanza di Coppito (L’Aquila).
”Questa mattina – spiega lo sfollato – sarò di nuovo costretto a implorare una sistemazione in Comune”.
Il dipendente comunale racconta che ”lo scorso dicembre ho ricevuto dalla Sge la comunicazione che dovevo trasferirmi alla caserma di Coppito, ma ho chiesto una proroga per rimanere all’hotel Federico II e risolvere alcuni gravi problemi”.
La Sge aveva concesso allo sfollato di rimanere in hotel fino al 10 gennaio. Nonostante la proroga l’uomo non è riuscito a sistemare i suoi problemi. E così aveva scritto una lettera alla Sge chiedendo “di poter posticipare il trasferimento alla caserma”. Alla sua missiva non aveva avuto risposta.
L’uomo è rimasto in albergo grazie al sostegno dei proprietari, mentre venerdì scorso si è recato alla caserma dei finanzieri per prendere possesso di una stanza.
”Mi hanno dato la camera – aggiunge lo sfollato – e io ho dichiarato agli addetti che mi sarei presentato nei primi giorni della settimana. Oggi ho avuto l’amara sorpresa: non mi hanno fatto entare. La loro spiegazione è stata che l’assistenza alla popolazione tocca ora al Comune”.
Per l’uomo non è rimasto che recarsi in Municipio, ma “il mio caso non ha trovato una soluzione. Spero che questa mattina qualcuno si ricordi di me”.



