L’AQUILA – Le Rsu degli Uffici territoriali per la Ricostruzione e le rappresentanze sindacali Fp Cgil e Uil Funzione pubblica hanno proclamato lo stato di agitazione sindacale “al fine di evitare il mantenimento dello status quo e di ottenere, dopo ripetuti appelli, una soluzione definitiva alle problematiche dei lavoratori, eliminando di fatto le disparità rispetto ai dipendenti impiegati presso altre amministrazioni”.

Ne danno notizia le stesse Rsu degli uffici territoriali per la ricostruzione (Utr) che sono dislocati nei comuni del cratere gestiti e coordinati dall’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usrc).

La decisione è stata presa al termine di un incontro tra Rsu, sindacati e lavoratori nel corso del quale “sono state trattate le problematiche contrattuali dei dipendenti degli Uffici Territoriali per la Ricostruzione anche in considerazione dell’imminente soppressione e riorganizzazione degli stessi uffici, che di fatto non può essere attuata senza una revisione dei termini contrattuali che regolamentano i rapporti di lavoro”.

Sono una sessantina i lavoratori impiegati dagli Utr.

“L’articolo 67-ter comma 5 del decreto legge 83/2012, convertito in legge 134/2012 (legge Barca), prevedeva che i 72 vincitori del concorso a tempo indeterminato attualmente impiegati presso gli UTR fossero assunti dai Comuni capofila delle Aree Omogenee fino al 2021, e che a partire da tale data il “personale eventualmente in soprannumero” fosse “assorbito secondo le ordinarie procedure”, si legga ancora nella nota.

“In tal modo si è individuata una nuova tipologia di pubblico dipendente, ovvero un dipendente di ruolo sottoposto alla condizione risolutiva del rapporto di lavoro, per cui al termine della ricostruzione, inizialmente previsto dal legislatore al 2021 e poi (a seguito della legge di Bilancio 2018) al 2023, il personale verrà sottoposto alle procedure di mobilità obbligatorie con il rischio – conclude la nota -, in mancanza di ricollocazione, di decadenza del contratto”.