L’AQUILA – “Irragionevole, contraddittoria, immotivata”.

Con queste e altre parole, Corte di Appello dell’Aquila ha ribaltato, “sanzionando” in più punti, la sentenza “shock” di primo grado, firmata dal giudice Monica Croci, che rispetto al crollo dell’edificio in via Campo di Fossa, dove persero la vita 24 persone, attribuiva un concorso di colpa, con riduzione del 30% dei risarcimenti alle vittime, per non essere uscite di casa dopo le prime scosse.

A ricostruire l’accaduto ieri, su RaiDue, nel corso della trasmissione “I Fatti vostri”, intervistata da Tiberio Timperi, è stata Maria Grazia Piccinini, avvocato di Lanciano (Chieti), madre di Ilaria Rambaldi, studentessa di ingegneria edile morta a 25 anni la notte del terremoto 2009 all’Aquila. (Qui il link alla trasmissione)

L’invito alla trasmissione è arrivato il giorno dopo il 16esimo anniversario della tragedia, un’opportunità in più per accendere i riflettori su un dramma per il quale i familiari della vittime continuano a chiedere che venga fatta giustizia.

“Con le sentenze non è mai certo nulla, ma noi sapevamo che Ilaria e gli altri ragazzi erano completamente innocenti e non potevano avere colpa delle loro morti. Fortunatamente la corte d’appello ha riesaminato tutto e ha sanzionato anche severamente la sentenza di primo grado, ridando dignità ai ragazzi. Perché non si può morire da innocenti ed essere definiti responsabili”.

Per quanto riguarda i risarcimenti, ha spiegato Piccinini, “in primo grado il valore di mia figlia era di circa 100mila euro. Oltre alle liquidazioni irrisorie, quasi a punirci, anche la mancata rivalutazione. Una considerazione pari a zero per dei ragazzi nel pieno della vita, della salute e con un futuro brillante che li aspettava “. Osservando poi: “per il rapinatore ucciso dal gioielliere la famiglia ha richiesto un milione di euro. Questo è già abbastanza significativo”.

A tal proposito, da anni resta al palo un progetto di legge “Disposizioni in favore dei familiari delle persone decedute a seguito degli eventi sismici che hanno interessato il territorio della regione Abruzzo il 6 aprile 2009 e i territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dal 24 agosto 2016”, che autorizza la spesa di 40 milioni di euro in favore dei familiari delle vittime dei terremoti dell’Aquila e del Centro Italia, prevedendo un importo complessivo non inferiore a 200mila euro ai componenti di ogni famiglia. Prevede, inoltre, l’istituzione di un fondo di solidarietà presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con una dotazione annuale pari a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

Una sorta “disparità di trattamento” con i familiari di un altro evento drammatico che il 18 gennaio del 2017 ha profondamente segnato ancora una volta l’Abruzzo, quello dell’Hotel di Rigopiano, costato la vita a 29 persone.

Due anni dopo il Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Salvini, oggi vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, ha stanziato 10 milioni a favore dei familiari delle vittime. Un provvedimento ad hoc messo a punto dal Viminale, considerato un intervento dovuto per restituite dignità a chi aveva perso tutto.

“Dopo tutte le ingiustizie subite, tutto tace. Anche noi abbiamo perso tutto sotto le macerie – ha osservato Piccinini – Oggi ci chiediamo quale sia la differenza tra le vittime di queste due tragedie, che accomunano noi familiari nella sofferenza. Perché per il disastro di Rigopiano il Governo è intervenuto con una apposita legge prevedendo degli indennizzi e per il terremoto dell’Aquila no. Questa è una disuguaglianza che integra una ennesima ingiustizia”.