L’AQUILA – “Dieci anni, sono un tempo abbastanza lungo per poter tirare le somme di una tragedia come quella che è accaduta il 6 aprile 2009 a L’Aquila” e, oggi, quel conto “è in negativo. E parlo delle vite umane”.
Il J’accuse, alla vigilia della tragedia che fece 309 vittime, è dell’avvocato Maria Grazia Piccinini, mamma di Ilaria Rambaldi, la studentessa di Lanciano (Chieti) morta sotto le macerie. In questo decennio “per fortuna – prosegue in una memoria scritta l’avvocato Piccinini, presidente dell’associazione intitolata alla figlia Ilaria – molto, moltissimo è stato fatto e c’è stato tutto un prodigarsi per alleviare i disagi e le sofferenze di coloro che erano rimasti all’improvviso, senza casa, senza lavoro, senza soldi, senza cibo, senza punti di riferimento. Certo la ricostruzione è ancora in corso, l’animo della città deve essere ancora ricostruito, il tessuto sociale frantumato in pochi secondi, va ancora rimesso su, riscoperto, ritessuto, ma per i familiari delle vittime, cosa è stato fatto per loro? Come hanno compensato questa perdita?”.
“Ebbene – scrive ancora Piccinini – a L’Aquila si è concretizzato un rovesciamento di valori: la vita umana che è il primo valore in assoluto, è stato considerato pari a zero, tutto il resto con le dovute differenze è stato risarcito, indennizzato, restituito. In qualche modo tutti hanno avuto tutto, o attendono di riavere quello che hanno perso, ma solo per questioni di tipo temporale. Per noi familiari delle vittime, tante promesse, tanto clamore, ma, a distanza di dieci lunghi e dolorosi anni, nulla ci è stato riconosciuto”, prosegue la mamma di Ilaria Rambaldi.
In particolare sono sei i punti su cui si sofferma Maria Grazia Piccinini di quelle che chiama “promesse mancate”: il riconoscimento quali vittime del lavoro e conseguente indennizzo ai familiari, per le vittime del terremoto.
“Dalla mozione votata all’unanimità dal Parlamento del 13 ottobre 2009 noi aspettiamo ancora”; in Tribunale, riferisce Piccinini “le cause sono ancora in corso e molte ancora in primo grado”; terzo la richiesta da parte dello Stato di riavere le provvisionali dopo le assoluzioni nel processo alla Commissione Grandi Rischi; quarto, il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo che dopo quasi quattro anni non ha ancora deciso; quinto il Parco o Luogo della Memoria (oggi il comune dell’Aquila ha annunciato l’affidamento dei lavori, ndr.); infine, al sesto punto, elenca Piccinini, la mancata intitolazione delle aule della Facoltà di Ingegneria a ogni studente morto.
“Ecco – scrive la mamma di Ilaria Rambaldi – questi sono i miei primi dieci anni, lontani da mia figlia: lutto e dolore nel cuore, tuta mimetica e elmetto con assetto di guerra, perché questa che sto vivendo e con me, molti di noi, non è un normale decorso di un lutto, ma una autentica guerra, dove chi doveva esserti amico, si fa beffe di te e cerca di farti ancora del male”.



