L’AQUILA – Dopo più di 6 anni dall’inizio dell’inchiesta, con un concreto rischio di estinzione del reato per prescrizione, approda alla fase dibattimentale il processo per la presunta frode nelle pubbliche forniture dei 3 mila bagni chimici della Sebach che furono posizionati dappertutto all’Aquila dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Un processo che, in realtà, era già cominciato un paio di anni fa, ma poi gli atti sono retrocessi alla fase preliminare per l’accoglimento di un’eccezione, come riporta il quotidiano Il Centro.
Ieri il giudice per l’udienza preliminare, Guendalina Buccella, ha disposto il rinvio a giudizio di tre persone che, all’epoca dei fatti, avevano ruoli di responsabilità nella grande azienda.
Dovranno affrontare il processo Marta Dainelli, 48 anni, residente a San Gimignano, già amministratore della Sebach; Cristina Galieni, 43 anni di Empoli, responsabile commerciale della società, e infine Sonia Morelli, 38 anni di Empoli.
Secondo l’accusa, servendosi di ditte affiliate, la Sebach avrebbe fatto risultare un numero di operazioni di pulizia dei bagni chimici maggiore di quelle effettivamente compiute, in relazione ai tempi minimi calcolati per lo svolgimento delle operazioni.
Il processo davanti al Tribunale dell’Aquila è stato fissato per il 21 ottobre, a un passo dalla prescrizione.
Nel procedimento, avviato dopo una denuncia di Libera, c’è anche una parte civile, ovvero il Comitato 3e32 rappresentato dall’avvocato Lorenzo Cappa.
In precedenza c’era anche un altro filone di indagine stralciato e mandato a Roma per competenza territoriale.
L’inchiesta vedeva indagato per abuso d’ufficio l’ex responsabile del dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, accusato di aver agevolato la Sebach nell’ottenimento dell’appalto.
Ma questo aspetto investigativo è stato archiviato dalla magistratura romana.
Le accuse, poi cadute, vertevano sul mancato esame della documentazione presentata in occasione dell’affidamento dell’appalto.





