L’AQUILA – L’AQUILA – Il processo sul crollo del condominio al civico 79 di via XX Settembre nel quale, con il terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila, morirono nove persone, vedrà la presenza di una ventina di parti civili: tra queste il Comune dell’Aquila che ha chiesto un risarcimento di un milione di euro.
Le ammissioni sono state decise dal giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, nel corso della prima udienza dibattimentale che si è svolta oggi.
Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi, sono finiti i costruttori Francesco Laurini, 57 anni, di Magliano de’ Marsi (L’Aquila), coamministratore della società Belvedere proprietaria e committente dei lavori di un fabbricato vicino a quello crollato; l’aquilano Armido Frezza (66), socio di Laurini, ex presidente dell’Ance Abruzzo; Diego Scoccia (58) e Pietro Paoloni (59), entrambi di Rocca di Mezzo (L’Aquila), progettisti e direttori dei lavori; Enrico De Cristofaro (58) di Avezzano (L’Aquila), collaudatore statico.
Stando alla perizia commissionata dalla Procura, però, errori importanti si verificarono nella fase di progettazione e costruzione del condominio, realizzato nel 1963, e i responsabili non sono perseguibili perché deceduti.
Presenti all’udienza i genitori della studentessa di Ingegneria Giulia Carnevale, originaria di Sora (Frosinone), morta nel crollo: i coniugi hanno sottolineato che il dolore per la perdita della figlia “non passa mai, vogliamo che venga fuori la verità e, se ci sono colpevoli, che paghino”.
Gli avvocati difensori dei costruttori Laurini e Frezza, Ernesto Venta e Ascenzo Lucantonio, hanno spiegato che “in questo crollo non sono state considerate le parti abusive del palazzo e le difformità con il progetto e le prescrizioni del genio civile. Ci sono errori esecutivi tipici – hanno concluso – che sono stati ripetuti in almeno altri dieci palazzi crollati nei quali sono morte in tutto 140 persone”.
In particolare, Laurini e Frezza sono accusati di aver realizzato un giunto sismico tra le strutture del nuovo edificio e le strutture dell’edificio a confine, poi crollato, non rispettando la distanza minima, così da determinare il “martellamento” degli stessi e un incremento delle sollecitazioni dei due edifici a causa del sisma.
Sempre a entrambi viene contestato di aver realizzato nel seminterrato alcuni box auto che avrebbero amplificato il moto sismico, con maggiore scuotimento dell’edificio crollato. Analoghe contestazioni sono state sollevate a Scoccia e Paoloni.
Infine a De Cristofaro viene contestato il non aver rilevato l’inadeguatezza della posizione del giunto sismico tra i due edifici.



