L’AQUILA – Un altro importante processo della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009 della procura della Repubblica dell’Aquila, quello di via D’Annunzio, in centro, dove morirono 13 persone, non è più a rischio prescrizione.

Infatti la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha fissato per il 10 maggio prossimo l’udienza che farà calare il sipario sul caso.

Sotto processo si trova l’ingegnere Fabrizio Cimino, accusato di omicidio colposo plurimo per una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo svolti nel 2002.

Il tecnico risulta imputato, in particolare, perché nel corso dei lavori che ha diretto non avrebbe notato palesi criticità del palazzo, edificato nel 1961.

Accuse che sin dal principio sono state rigettate dall’avvocato difensore di Cimino, Stefano Rossi.

Tra le 13 vittime di questo crollo c’è anche Giuliana Tamburro, alla quale è stato intitolato l’Aeroporto dei Parchi di Preturo.

Nello stesso procedimento era coinvolto anche Fernando Melaragno, titolare della ditta che eseguì i lavori, ma che è stato assolto definitivamente.

A Cimino, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte d’Appello ha ridotto la pena a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015.

Al termine del processo di primo grado Cimino, visibilmente shockato dalla condanna, si rifiutò di stringere la mano al pubblico ministero Fabio Picuti, contrariamente a quanto fatto dalla moglie e dal suo legale.

Documento cardine dei processi già svolti è stata una perizia affidata al docente di Scienze delle costruzioni del Politecnico di Milano Gabriella Mulas, la stessa che si è occupata del crollo della Casa dello studente.

Su questa perizia ci fu scontro in aula con le difese, in particolare con il consulente Franco Braga, autorevole docente di Tecnica delle costruzioni all’Università “La Sapienza” di Roma, ex sottosegretario alle Politiche agricole nel governo Monti.

Le parti civili sono assistite dagli avvocati Bernardino Ciucci, Antonio Milo, Antonio Di Mizio, Donatella Boccabella, Ascenzo Lucantonio e Francesco Valentini.

IL CASO-IMPICCIATORE

Con le stesse accuse, ma in un procedimento diverso, è stato condannato in primo grado a 3 anni di carcere anche il costruttore Filippo Impicciatore, 83 anni, che ora vive in Venezuela.

L’avvocato di ufficio dell’uomo, Ersilia Lancia, ha inoltrato ricorso in Appello e si è in attesa di fissazione dell’udienza.

Il procedimento è comunque bloccato e reso particolarmente difficile in quanto l’imputato è irreperibile e ci sono costanti problemi di notifiche.