L’AQUILA – “Una volta risolto il problema della prima emergenza, si deve partire immediatamente con la ricostruzione di Amatrice e degli altri luoghi colpiti dal sisma, come fu per il Friuli che io ho vissuto personalmente. Evitando di ripetere gli errori nel terremoto dell’Aquila e puntando a forti investimenti pubblici anche per dare lavoro a giovani e meno giovani”.

Mentre si scava ancora tra le macerie di una parte del centro Italia collassata nella notte tra il 23 e il 24 agosto, mentre si piange e si conta chi non c’è più, e ci si commuove per chi viene messo in salvo, c’è chi, come il torinese Giulio Sapelli, docente di Storia economica ed Economia politica all’Università Statale di Milano, prova a tracciare, da esperto, un percorso generico che possa funzionare per evitare che una tragedia immane si incancrenisca e non lasci spazio a nulla di buono per il futuro.

“È importante lasciar perdere le new town, che servono soprattutto a far guadagnare chi costruisce e fornisce le case provvisorie come quelle costruite per l’emergenza terremoto in Abruzzo nel 2009 – dice Sapelli ad AbruzzoWeb – perché per un simile dramma si deve pensare alla ricostruzione più rapida possibile. L’esempio da seguire è quello della ricostruzione in Friuli: rimettere in piedi tutto e al più presto”.

E poi, “creare un ‘esercito solidale del lavoro’, quindi il governo, che ha nel ministro Graziano Delrio una persona perbene, può impostare una ‘chiamata al lavoro’ anche per chi in quei paesi è meno giovane. Serve il lavoro per i 40 enni, per i 50 enni, per le donne”.

“Non si dia ascolto alle teorie che guardano al bilancio – ammonisce poi il professore – in casi simili l’unica via di salvezza è l’investimento pubblico. Tra l’altro, al limite, si può pure agire anche con una tassa straordinaria”.

Sapelli ricorda inoltre il ‘modello’ che permise la costruzione dell’autostrada del Sole: le accise sulla benzina allora furono per costruirla. Non si dia spazio ai privati, altrimenti è la fine. Un evento così drammatico, come per L’Aquila e per altre tragedie di questa portata, ha bisogno dell’intervento massiccio di uno Stato che altrimenti non avrebbe ragione di esistere”.

È bene però ricordare che l’Italia dell’euro ha pochissimo margine di movimento per ciò che riguarda i grandi investimenti ed ha pure il pareggio di bilancio, inserito in Costituzione, che ormai incombe come una spada di Damocle.

Inoltre, avendo l’Italia adottato l’Euro, una moneta che lo Stato ex sovrano non può più emettere a piacimento, costretto com’è a prenderla in prestito dai mercati dei capitali privati a cui va poi restituita con gli interessi, e vivendo un lungo momento di austerity e di deflazione economica, le soluzioni proposte da Sapelli, certamente auspicabili, sono di difficile attuazione, specie se si dovesse ricominciare con il ‘politichese’ “dobbiamo chiedere all’Europa”. 

E se a sette anni di distanza dal sisma del 6 aprile del 2009, L’Aquila e il resto d’Abruzzo colpiti allora sono ancora impegnati in una difficile ricostruzione – con il governo Renzi, l’impegno economico del governo è diventato strutturale, vista la previsione di 6 miliardi in finanziaria però da confermare di anno in anno – nonostante più di qualche luce sia tornata ad accendersi nel centro storico dell’Aquila e nonostante i pastrocchi burocratici e i purtroppo soliti reati da mani sporche sui soldi, in Giappone, per terremoto e maremoto del 2011, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore appena qualche mese fa, il governo ha stanziato 32 mila miliardi di yen, l’equivalente di oltre 252 miliardi di euro, su base decennale.

In Europa, in termini non numerici, sarebbe una bestemmia in chiesa.

E il Giappone (che, può sembrare assurdo per chi vive le storture del Bel Paese, soffre anch’esso di mafia e di lentezza e beghe di varia natura nella ricostruzione), ha comunque ricevuto cospicui aiuti da ogni parte del mondo dopo esseri trovata in guai seri per un terremoto, non il primo e non certo l’ultimo, al cui cospetto i terremoti italiani, devastanti e mortali perché è l’Italia ad essere terra di case e palazzi pesso meravigliosi ma debolissimi, sono davvero poca roba.

Ma alla fine, dalle parti del Sol Levante hanno capito che senza la sovranità monetaria non si va da nessuna parte.