L’AQUILA – L’avvocato Benedetta Dentamaro, da Bruxelles, fa il punto sui finanziamenti europei per l’emergenza post-terremoto. 

Terremoto in Italia centrale: Cosa fa l’Unione europea?

A due anni dalle prime scosse che hanno flagellato quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria), facciamo il punto sulle ricostruzioni con l’aiuto della dottoressa Vittoria Alliata di Villafranca, titolare della direzione generale per lo sviluppo regionale alla Commissione europea. 

Attraverso la diretta Facebook organizzata dall’Ansa il 29 agosto, abbiamo posto alcune domande alla dirigente, che ha guidato una missione della Commissione europea  in Italia lo scorso luglio. 

La Commissione europea monitora l’avanzamento dei lavori di sgombero, messa in sicurezza e ricostruzione? Come intervenite se riscontrate inerzie o anomalie? 

“La nostra non era una missione di controllo – ha precisato – ma di dialogo con le autorità (Protezione civile e sindaci dei comuni colpiti, ndr) per capire come venire a supporto. Una vera e propria missione di controllo potrebbe seguire alla presentazione dei rendiconti nei prossimi mesi, se la Commissione europea dovesse ravvisarvi delle anomalie”. 

Infatti, già all’indomani delle prime scosse, le istituzioni europee hanno attivato delle procedure rapide che hanno permesso di stanziare 1,2 miliardi di euro dal Fondo europeo di solidarietà, di cui la prima rata è stata versata all’inizio del 2017. Si tratta dell’importo più elevato nella storia di questo fondo straordinario, che ha come obiettivo il supporto finanziario agli Stati membri che vengono colpiti da calamità naturali alle quali non possono far fronte con risorse nazionali. 

Questi fondi sono finalizzati in particolare al ripristino di strade, negozi di prima necessità e alla fornitura di alloggi temporanei, nell’attesa che la ricostruzione vera e propria sia terminata. Inoltre, possono essere usati per dotare le aziende zootecniche di strutture provvisorie per portare avanti gli allevamenti, come stalle e fienili. 

In altre parole, “per permettere alle popolazioni colpite di vivere con dignità”, come si è espressa la dottoressa Alliata. 

I fondi possono essere utilizzati entro 18 mesi dal momento in cui vengono assegnati allo Stato, dopo di che si apre un periodo di 6 mesi per la rendicontazione, che è la fase in cui ora si trova l’Italia. 

Chiediamo all’esperta: avete riscontrato episodi di corruzione o irregolarità che hanno impedito l’uso corretto delle risorse messe a disposizione dall’Ue per far fronte all’emergenza e post-emergenza? 

“Finora non sono state riscontrate irregolarità, ma non abbiamo ancora ricevuto il rendiconto delle spese”. 

Qual è il ruolo dei volontari europei in queste situazioni? Possono partecipare ad azioni di protezione civile europea? 

“Durante la nostra missione in Italia abbiamo incontrato numerosi giovani che erano stati mobilitati, certamente non per azioni quali la rimozione delle macerie, ma per l’assistenza nelle scuole e alla popolazione” (oltre 30.000 secondo i dati della Protezione civile, ndr). 
Chiediamo se, a parte gli interventi per le emergenze, l’Ue finanzi delle misure “preventive” di messa in sicurezza delle zone sismiche e dei centri storici e azioni particolari a tutela del patrimonio storico artistico. 

Precisa la direttrice: “L’Italia, dopo la Polonia, è lo Stato membro che più beneficia dei fondi strutturali europei, con 43 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, di cui circa 22 miliardi dal Fondo europeo di sviluppo regionale. L’importanza di tali fondi non sta solo nella loro entità, ma nel fatto che vengono assegnati solo per programmi operativi che devono essere concordati tra lo Stato e la Commissione europea, tra cui i programmi di prevenzione”. 

Grazie all’Ue è possibile finanziare programmi per la prevenzione dei terremoti, ma anche di alluvioni e incendi. 

“Se non ci fossero i fondi strutturali, gli Stati membri non destinerebbero così tante risorse alla prevenzione. Ad esempio, per la messa in sicurezza delle scuole la Commissione si aspetta che dopo il 2020 in Italia almeno cinque milioni di studenti abbiamo accesso a strutture rafforzate, e lo verificheremo. Ma per la prevenzione dobbiamo fare di più, sarà un tema ancora più presente nel periodo finanziario 2021-2027”. 

Rispondendo al nostro invito a segnalare eventuali best practices di altri Stati membri per la prevenzione dei disastri e la risposta rapida, la dottoressa Alliata ha lodato il lavoro del dipartimento di Protezione civile, che detiene la responsabilità della realizzazione dei progetti, e ha dato prova di un’efficace interazione con le autorità locali. Stando ai dati pubblicati sul sito della Protezione civile, sono stati realizzati 500 interventi per viabilità, 15 scuole, 3600 “casette”, interventi in 460 siti culturali. 

Un lavoro definito di “eccellenza”, che può rappresentare un punto di riferimento per altri Stati membri nell’ambito della gestione delle emergenze. 

Dove invece emergono criticità e ritardi sono gli interventi di attuazione dei programmi a medio e lungo termine finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dagli altri fondi di coesione che, diversamente dal Fondo di solidarietà, rientrano nelle misure ordinarie coperte dal bilancio generale dell’Ue.

Per il post-emergenza “si deve avere una buona programmazione per ricostruire secondo certi criteri, una smart city concepita non solo per resistere ai terremoti ma pensando alle energie rinnovabili, al traffico sostenibile. Per gli interventi di medio e lungo termine sono stati modificati i piani del Fondo europeo di sviluppo regionale delle quattro regioni interessate e in alcuni casi, in particolare nelle Marche, sono state aumentate le dotazioni per far ripartire le piccole e medie imprese e intervenire sulle strutture, gli edifici pubblici, le scuole”. 

Il problema della programmazione è comune a diversi Stati membri ma particolarmente preoccupante nel caso dell’ Italia, secondo la direttrice.

Al punto che la Commissaria europea alle politiche regionali Corina Cretu ha indicato al ministro italiano per il Sud Barbara Lezzi la necessità di semplificare le procedure nazionali di accesso ai fondi e di migliorare la programmazione a medio e lungo termine, allo stesso tempo evitando di modificarla in corso d’opera. 

Tuttavia, i fondi finora realmente utilizzati non arrivano al 3% dell’ importo cui l’Italia avrebbe diritto. Se il resto dei fondi non sarà impegnato entro il prossimo 31 dicembre, andranno persi. 

Il ministro ha chiesto una deroga. Ma non sarebbe il caso d’investire nella preparazione dei nostri amministratori all’uso efficace delle risorse europee? 

È possibile rivedere l’evento all’indirizzo: https://m.facebook.com/events/560006387747066/.

*Benedetta Dentamaro, avvocato barese trasferitasi in Belgio nel 2005 per lavorare nelle istituzioni europee, è attualmente funzionario in Commissione europea nel campo della cooperazione internazionale. Ha conseguito un dottorato di Ricerca in diritto internazionale e dell’Unione europea, nonché un diploma di specializzazione in Diritto ed Economia delle Comunità europee.