L’AQUILA – Due costruttori di fama, Di Vincenzo & Strever, impegnati nella ricostruzione post-sisma 2009 dell’Aquila, fanno scrivere da un avvocato ai proprietari di un edificio di pregio del centro storico, invitandoli a scegliere la loro ditta e abbandonare quella già nominata, l’associazione Chiodi-Mancini, perché i titolari di quell’impresa sono indagati e, quindi, violano le norme.
Ma lo scontro tra colossi dell’edilizia, che aveva creato serio imbarazzo sia nella categoria che all’interno del mondo forense tra i rispettivi legali, viene composto con l’Associazione costruttori (Ance) provinciale che assume il ruolo inedito almeno in pubblico e decisivo di “camera di compensazione”, appianando la controversia.
Poteva fare scalpore, se fosse uscito allo scoperto, il caso di “corto circuito” tra imprese del Consorzio Capopiazza, che comprende alloggi nella zona di piazza Duomo all’angolo con via Cimino, tra cui la ex pasticceria “Tironi”, in pieno centro storico del capoluogo.
Uno dei tanti casi di una dinamica già svelata da AbruzzoWeb qualche giorno fa, con “imprese che denunciano imprese” per ridurre la concorrenza e accaparrarsi con ogni mezzo, pur lecito, le commesse di ricostruzione rimaste ora che il grosso della “torta” è già stato spazzolato.
La questione, comunque, come confermato a questo giornale dall’avvocato Fausto Corti, che assisteva Di Vincenzo & Strever con la controparte difesa da Roberto Madama, non è proseguita per le vie giudiziarie, ma è stata risolta grazie al tavolo Ance, facendo insomma prevalere il senso di appartenenza al muro contro muro.
I lavori sono tuttora in corso, dopo la chiusura di diverse attività ospitate al piano terra, come lo storico Bar Nurzia.
I proprietari che rientrano nel consorzio sono stati raggiunti ormai quasi un anno fa da una lettera dell’avvocato inviata per conto di Di Vincenzo & Strever, tandem di ditte con molti lavori in città.
Una denuncia che, tra l’altro, è poi approdata anche all’Ance attraverso i rappresentanti della stessa Di Vincenzo & Strever che hanno denunciato quella che ritenevano un’illegittimità.
“Nei giorni scorsi è stata pubblicata sulla stampa la notizia che il sig. Corrado Chiodi, legale rappresentante della F.lli Chiodi Costruzioni Srl, componente della Ati (associazione temporanea di imprese, ndr) a cui codesto Consorzio ha affidato i lavori di riparazione post-sisma, è indagato dalla procura della Repubblica per il reato di falso”, era scritto nella lettera dell’avvocato Corti.
L’affermazione veniva suffragata dall’articolo allegato del quotidiano Il Messaggero, dal titolo “Irregolarità edilizie, Chiodi accusato di falso”, e dall’estratto del Registro imprese della Camera di commercio che attesta il ruolo di amministratore di Chiodi nella società.
La visura camerale pure allegata era per semplice formalità, dal momento che il costruttore è molto conosciuto, essendo anche presidente dell’Aquila Calcio.
L’indagine su Chiodi, proseguiva l’avvocato di Di Vincenzo & Strever, “si aggiunge ai noti procedimenti penali che hanno investito il legale rappresentante dell’Impresa Mancini Srl”, vale a dire Massimo Mancini, in molte commesse partner di Chiodi e al suo fianco anche nell’impegno calcistico come vice presidente del club.
Riferimento, in particolare all’inchiesta giudiziaria sui lavori all’Oratorio “Don Bosco” per la quale Mancini, assieme all’ex vice sindaco Roberto Riga, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Mancini in precedenza era stato anche indagato per bancarotta nell’ambito di alcuni lavori a Roma nel 2004.
Sempre secondo l’avvocato, questa situazione avrebbe comportato “l’impossibilità per codesto Consorzio di proseguire nell’affidamento all’Ati alla luce della espressa previsione che stabiliva, come requisito di partecipazione, l’inesistenza di procedimenti penali a carico degli amministratori delle imprese”.
“Per tale ragione – proseguiva – devo formalmente chiedere a codesto Consorzio di procedere alla revoca dell’affidamento in favore dell’Ati Mancini-Chiodi e alla stipula del contratto con la mia assistita”, ovvero la Di Vincenzo & Strever.
Corti faceva anche una considerazione di carattere legislativo, ricordando che il decreto “Enti territoriali”, che ha riscritto alcune regole della ricostruzione privata, “ha oramai attratto i contratti di appalto post-sisma nell’ambito pubblicistico”.
Insomma, a suo dire i lavori, sì finanziati con fondi pubblici, ma affidati a discrezione dalle assemblee di condominio o dai consorzi, vanno oramai assimilati agli appalti totalmente pubblici.
Questo, per Corti, anche se nel dl Enti territoriali non sono state previste le “mini gare” richieste a gran voce dalle istituzioni locali e anche dalla procura della Repubblica, che avrebbero assimilato ancora di più le due tipologie di lavori.
Corti ricordava, infine, la “formale attribuzione ad amministratori e presidenti di consorzio della veste di incaricati di pubblico servizio”, avvenuta trasformando in legge un’intuizione della stessa procura che aveva agito così per poter accusare di corruzione un amministratore di condominio.
E concludeva: “Eventuali irregolarità nelle procedure di affidamento che si traducano in indebiti vantaggi per un privato espongono a responsabilità sia penale che contabile”. Come dire: uomo avvisato… Ma la composizione nelle stanze dei costruttori ha evitato ogni ulteriore problema.



