L’AQUILA – L’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa) ha di recente presentato la nuova stagione, a firma di Luisa Prayer, direttore artistico che succede ad Ettore Pellegrino.
La pianista Prayer arriva nel bel mezzo di un braccio di ferro tra Regione e Isa per l’erogazione dei dovuti fondi regionali, assicurata di recente da una legge regionale che, però, non è ancora stata pubblicata sul Bura.
Mentre altrove si programma il 2017, l’Isa cerca di individuare come chiudere il 2015, spiega il nuovo direttore Prayer, che ha idee precise: nuovi elementi nel corpo stabile dell’orchestra, opportunità di rilievo ai giovani professionisti, collaborazione dell’Isa con i teatri abruzzesi e progetti dedicati ai più giovani. E poi l’apertura ai finanziamenti dei privati.
Queste i progetti chiave della nuova gestione che si presenta ad AbruzzoWeb con questa intervista.
La sua nomina a direttore artistico arriva proprio subito dopo la risoluzione in Regione, che garantisce all’Isa i fondi dovuti e mai erogati? Lei ha contribuito in qualche modo allo sblocco dei fondi?
La mia nomina ha preceduto di tre settimane lo sblocco dei fondi, abbiamo combattuto tutti insieme, con il presidente (Antonio Centi, ndr), il Cda, e tutti i dipendenti, questa difficile battaglia, in cui l’orchestra è stata ostaggio di un più ampio conflitto per l’assegnazione di fondi a enti e manifestazioni culturali e tradizionali di natura anche molto eterogenea. Spero di aver dato un contributo anche grazie al segnale di rinnovamento che l’ente ha inteso dare con la mia nomina, e poi cercando di chiarire, leggi e norme alla mano, che un’orchestra regionale ha sue peculiari caratteristiche e deve procedere sul binario regolamentato dalle leggi dello Stato. La Sinfonica abruzzese ha come orchestra consorelle l’orchestra della Toscana, la Toscanini di Parma e dell’Emilia Romagna, la Haydn di Bolzano, tutte orchestre che traggono dagli enti territoriali finanziamenti maggiori che non quelli dati dallo Stato attraverso il Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr). Qui da noi invece stentiamo a farci riconoscere anche gli standard minimi previsti dal decreto Franceschini del 2014 che prevede l’assegnazione di contributi pari almeno al 40% per le Ico. È stato importante anche informare il pubblico, attraverso i media, del nostro punto di vista, e di come si è svolta l’attività dell’orchestra in regione negli ultimi anni. Anche l’iniziativa di sollecitare l’appoggio dei nomi più importanti della musica italiana in un appello per l’Isa ha significato dare un segno che siamo una realtà abruzzese che trova i suoi interlocutori a livello nazionale e internazionale.
Consiglieri regionali che si opponevano alla risoluzione volevano le carte dei debiti, attualmente quali sono?
La legge regionale “Pietrucci”, di cui tra l’altro attendiamo ancora, a distanza di oltre 20 giorni, la pubblicazione sul Bura, e la cui erogazione completa, divisa in due tranche, non avverrà prima del 2016, ha assegnato all’Isa un contributo il pareggio del bilancio 2014, un bilancio che soffriva di almeno 4 annualità di contribuzione del tutto insufficiente: basta, per rendersene conto, confrontare i 300-400 mila euro di media assegnati dalla Regione all’Isa tra il 2011 e il 2013, con il milione di euro e oltre ricevuto dalle orchestra consorelle di altre regioni dagli enti pubblici territoriali. Però, ribadisco, il contributo pareggia il bilancio 2014. Ora si tratta di stabilire quali contributi saranno assegnati per il 2015, tenendo presente che da quest’anno il decreto Franceschini parla chiaro: chi riceve meno di 405 mila euro perderà anche in percentuale i fondi dello Stato. Ma noi abbiamo chiesto di più: vogliamo che il 2016 sia un anno in cui finalmente bandi e assegnazioni siano regolati secondo i tempi richiesti dalla nostra attività, mentre io qui ancora mi interrogo su come chiudere il 2015, altrove si ragiona già sulla programmazione del 2017, è necessario che entro i primi mesi del 2016, massimo entro febbraio, siano pubblicati i bandi e stabilite le ripartizioni dei fondi alla cultura. Solo operando con certe entro tempi congrui potremo giocare la nostra partita alla pari con le altre istituzioni nazionali.
L’Orchestra sinfonica abruzzese è l’unica vera orchestra regionale del Centro Sud, ma spesso è stata considerata come un presidio culturale tutto aquilano. In che modo nella sua stagione ha voluto invece dare luce alla regionalità dell’Istituzione?
Siamo l’unica Ico del Centro Italia, dall’Umbria, al Lazio, al Molise, e quella di dimensioni decisamente più grandi, per importanza di fondi statali che portiamo nella nostra regione, in un’area che va dalle Marche alla Puglia. Abbiamo sede all’Aquila, dove la nostra orchestra prepara le sue produzioni, e dove produciamo una stagione concertistica. Ma il nostro apporto in regione è sempre stato importante: basti pensare al contributo dato alle stagioni liriche, dal 2008 in poi, prima in collaborazione con Fondazioni all’Opera e poi in collaborazione col Marrucino di Chieti: solo a Chieti, 11 titoli di produzioni liriche dal 2011 al 2014, per questo non è stato difficile procedere in questa direzione. Tra le prime iniziative varate, la partnership con l’Istituto Tostiano di Ortona per le celebrazioni del centenario di Tosti. Poi ci siamo subito resi disponibili per il Maria Caniglia di Sulmona. Il difficile è interagire per la circuitazione delle produzioni nelle stagioni delle altre società di concerti in Abruzzo, che a ottobre avanzato hanno naturalmente già chiuso le loro stagioni. Ma stiamo lavorando alacremente su questo, anche con la proposta progetti dedicati ai più giovani.
A oggi invece con quali e quanti fondi l’Isa lavora? Intendete aprirvi a investimenti di privati che vogliano investire sulla musica?
Intendiamo proporci sicuramente ai privati, anche se la potenza economica delle industrie in Abruzzo non è comparabile con quella di altre regioni d’Italia. Cercheremo anche di metterci in gioco, per il futuro, sui fondi europei. Dal 1975 l’Isa, che è stata fondata 45 anni fa da Nino Carloni, ultima creatura della famiglia di istituzioni musicali da lui create a partire dal 1946 (la prima fu la Barattelli), è da 40 anni una Istituzione concertistico orchestrale riconosciuta dallo Stato, oggi una delle 11 presenti sul territorio nazionale, in quanto tale gode dei finanziamenti del Fus che, per il triennio 2015/2017, ammonteranno a 1,43 milioni per ciascuna delle tre annualità. L’orchestra è in grado di portare sul territorio regionale oltre 4,3 milioni nel triennio. C’è, però, un vincolo: deve raccogliere sul territorio almeno il 40% dell’assegnazione del Fus, ogni anno, dagli enti pubblici, pena la riduzione del contributo. Oltre a questo, l’Isa ha le entrate del settore cosiddetto “commerciale”. I biglietti venduti, le commissioni concertistiche, il merchandising, in totale un budget di circa 2,5-2,7 milioni di euro. Il budget dell’orchestra abruzzese, che produce circa 90 concerti l’anno (è una media rispettata in generale da tutte le Ico), è molto contenuto se confrontato a quello di altre Ico, come la Regionale Toscana o la Toscanini di Parma, o i Pomeriggi musicali di Milano, che raccolgono sul territorio oltre il 100%, in alcuni casi fino al 150%, del Fus, e hanno a disposizione ogni anno un budget totale di oltre 5 milioni.
In che termini è attualmente la fusione con il Marrucino?
Di “fusione” non si è mai parlato né si potrebbe tecnicamente parlare, senza una radicale trasformazione della natura di questi due enti, che richiederebbe comunque tempi molto lunghi, visto che noi siamo una Ico (i fondi ministeriali dati alle Ico non possono più essere investiti, da quest’anno, per le produzioni liriche, ma debbono attingere a fondi diversi assegnati eventualmente dagli enti locali) e il Marrucino attingerà ai fondi ordinari per la lirica nel triennio 2015-16. Quello che invece è possibile, soprattutto se la regione darà indicazioni in tal senso, è la collaborazione dell’Isa, con la professionalità della sua orchestra stabile, con i teatri abruzzesi.
Lei è direttore artistico dell’Isa e moglie di uno dei direttori stabili dell’Istituzione, come vive questo doppio ruolo, c’è un conflitto secondo lei?
Mio marito (il maestro Marcello Bufalini, ndr) dirige in Sinfonica, dove ha anche ricoperto ruoli ufficiali, tutti gli anni, da 23 anni. Abbiamo entrambi molto a cuore le sorti dell’orchestra, cui siamo stati vicini insieme nel momento di maggiore crisi, senza neanche poter prevedere una mia nomina alla direzione artistica. Se temete comunque, da ora in avanti, un incremento ingiustificato della sua presenza nella programmazione, vi do la mia parola che potete dormire sonni tranquilli!
In questo periodo di nuove nomine c’è chi si interroga sui curriculum di presidenti e direttori. Lei è un nome noto nel mondo della musica, ma per chi non la conosce, quale è stato in breve il suo percorso?
Credo che oltre al mio curriculum di studi (che oltre che italiano è anche europeo, essendomi io laureata al Mozarteum di Salisburgo), oltre alla mia attività concertistica, che mi ha portato nella maggior parte dei Paesi europei, così come in America e in Giappone, abbia contato molto il fatto che la mia esperienza di manager mi ha consentito di sviluppare una conoscenza piuttosto approfondita della realtà abruzzese, sia dal punto di vista culturale, cosa essenziale per progettare iniziative di promozione del patrimonio musicale e artistico abruzzese, che dal punto di vista della realtà economica e istituzionale.
C’è bisogno di attrarre giovani, di dare nuovo linfa a questa Istituzione. Come pensa di farlo?
Presto dovremo dare luogo all’acquisto di nuovi elementi nel corpo stabile dell’orchestra. Io spero che questi nuovi elementi decidano non solo di lavorare ma anche di vivere in Abruzzo. Ma già sulle scelte della nostra prima produzione abbiamo dato dei segnali: opportunità di rilievo ai giovani professionisti come la direttrice d’orchestra Nil Venditti, che ha solo vent’anni e che ha già vinto il premio nazionale di direzione d’orchestra Claudio Abbado, o la sedicenne violoncellista Erica Piccotti (già intervistata da AbruzzoWeb, ndr), che ha incantato il pubblico con la sua bravura e incredibile maturità. O come la ventitreenne violinista Alexandra Conunova, protagonista del concerto celebrativo del 70 anni della Barattelli, e che ha visto la partecipazione della nostra orchestra, che pure festeggia i suoi primi 40 anni.






