L’AQUILA – “Siamo in guerra, anche se diversa rispetto alla concezione di guerra cui eravamo abituati”.
Non usa mezzi termini Mimmo Srour, siriano trapiantato in Italia, tanto integrato da aver ricoperto svariati ruoli amministrativi, fino a quello di assessore regionale con delega alle relazioni con i Paesi del Mediterraneo, analizzando l’attuale scenario politico internazionale.
“È una guerra difficile ed essendo diversa da quelle del passato deve anche essere combattuta in modo diverso, imparando dalla nostra storia e dai nostri errori”.
“L’Occidente – argomenta Srour – ha commesso errori gravissimi in tutta la storia, di primavere (a proposito di quelle arabe, con cui si definiscono le proteste nate in numerosi paesi nordafricani, in alcuni casi sovvertendo i gruppi di potere al governo, ndr) non abbiamo visto nulla”.
Si è trattato, questa la tesi di Srour al dibattito sulla geopolitica dopo i fatti di Parigi, di un “baratto tra l’occidente, anzi gli Stati Uniti, e l’Islam”. Un “errore gravissimo”, del quale l’Italia è comunque relativamente responsabile, visto che “non è protagonista delle politiche del Mediterraneo”.
All’incontro, ricco di spunti, organizzato all’Aquila dal giornalista Salvatore Santangelo e presentato dal direttore di LaQtv Luca Bergamotto, al quale hanno partecipato anche Gianfranco Giuliante e Arturo Diaconale, è stato presentato il volume Libia 1911-2015, frutto del lavoro a più mani con contributi di Andrea Cartheny, Gabriele Natalizia e Roberto Reali.
“Da Bin Laden, le Torri Gemelle, Al Qaeda non abbiamo imparato nulla – ha spiegato Srour – non esiste, tra quello politico, un Islam moderato, moderato è solo il primo gradino per arrivare all’Isis dopo la militanza iniziale”.
L’ex assessore ha anche ricordato la storia millenaria della Siria, dove per secoli hanno convissuto 19 fedi religiose, indicando il proprio Paese di origine come esempio di convivenza e tolleranza.
È una guerra “interna al mondo islamico” secondo Arturo Diaconale, giornalista ex presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e oggi nel Cda della Rai.
Una guerra che “coinvolge le ex potenze coloniali che hanno interessi in quei Paesi e Stati Uniti e Russia. Noi ci entriamo solo in quanto alleati e come Stato membro della Nato e dell’Unione europea”.
“Ma la nostra guerra – aggiunge Diaconale – non è lì, quanto nel bacino del Mediterraneo e nei Paesi che vi si affacciano, come Libia e Tunisia, la sponda sud del Mediterraneo è il nostro problema”.
Il giornalista indica nella revisione delle politiche di accoglienza e delle modalità di ingresso in Europa e quindi in Italia una delle priorità, “senza farne motivo di scontro politico interno”.
“La crisi libica – ha chiosato Santangelo – deve essere anche l’occasione per l’Italia per superare finalmente la visione ‘minimalista’ che sta ispirando ‘Triton’: i flussi migratori, che non sono un fenomeno né contingente né di breve durata, possono essere gestiti solo con un orizzonte politico di più ampio respiro e con la piena condivisione da parte di tutti i Paesi della Eu degli oneri e delle responsabilità di questa drammatica emergenza”.





