L’AQUILA – “Nel 1996 la violenza sessuale ha smesso di essere reato contro la morale per diventare, finalmente, reato contro la persona: una rivoluzione culturale oltre che giurisprudenziale. Trenta anni dopo, il ddl Bongiorno rimette in discussione la libertà di autodeterminazione delle donne. Le Democratiche scendono in centinaia di piazze italiane, insieme a tante Associazioni Femministe e femminili, con ogni persona impegnata per l’affermazione della cultura del rispetto”.
Così le Donne democratiche che domani alle 11:30 ai Quattro cantoni daranno vita ad una manifestazione “per affermare il consenso e la libera scelta come diritti fondamentali”.
“Siamo costrette, ancora una volta, a scendere in piazza per ribadire un principio di civiltà: senza consenso è stupro. – dice Gilda Panella – portavoce delle Democratiche del Territorio aquilano e componente del coordinamento nazionale delle Dem – e sosteniamo l’iniziativa assunta dalle consigliere comunali Stefania Pezzopane e Simona Giannangeli nell’ordine del giorno presentato già i primi di febbraio nel quale si chiede che anche l’Amministrazione comunale della città capoluogo di regione si impegni, tra l’altro, a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché il testo di riforma della normativa sulla violenza sessuale non venga modificato in senso restrittivo rispetto al testo approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati. – e prosegue – Se L’Aquila è città che vuole distinguersi per civiltà, allora l’Amministrazione si impegni in un percorso adeguato a meglio definire il ruolo di capitale della Cultura: perché cultura è anche cultura del rispetto. ”
“Il reato di violenza sessuale si definisce a partire dall’elemento fondamentale: consenso libero, esplicito e attuale. – dichiara – Qualsiasi ambiguità giuridica su questo principio riporta le donne indietro di decenni: l’imputata continua a essere la donna che ha subito la violenza, costretta a dimostrare di aver resistito “a sufficienza”, di essersi opposta “abbastanza” allo stupro. È una logica indegna e feroce che scarica sulle vittime il peso intollerabile di una responsabilità ascrivibile invece esclusivamente ai colpevoli, agli stupratori.”
“Le modifiche apportate dalla senatrice Bongiorno al testo originale, già approvato all’unanimità alla Camera, sono irricevibili perché non introducono una semplice modifica lessicale ma danno, di fatto, un indirizzo in netta antitesi al testo precedentemente approvato. Una scelta d’indirizzo e d’impronta che finisce con l’alterare pericolosamente il concetto di consenso. Basta leggere le cronache quotidiane per rendersi conto di una verità che fa rabbrividire. La violenza maschile contro le donne non è un fatto privato, non è un fatto emergenziale: è un gravissimo elemento strutturale che investe la democrazia”.
E conclude – “Invitiamo alla partecipazione ogni persona che abbia a cuore la civiltà, perché di fronte a ogni tentativo di arretramento culturale, si risponde con determinazione, insieme.”
“Senza consenso è stupro”: un concetto chiaro, definito, civile; cardine indiscutibile di una legge non più rinviabile





