L’AQUILA  – “Se un associazione parla di partecipazione e trasparenza, queste non devono rimanere solo enunciazioni di principio: i cittadini di un territorio devono essere effettivamente coinvolti, i budget delle iniziative, per quanto tutte svolte con la massima legalità, devono comunque essere trasparenti e dettagliati, va spiegato a chi sono andati soldi e quanti, per rispetto anche dei tanti volontari che offrono il loro lavoro gratuitamente e con passione”.

A parlare è Paolo Tella, presidente del Consorzio L’Aquila 2009, ex coordinatore dell’associazione Cittadinanzattiva della provincia dell’Aquila, che è tra le organizzatrici  assieme ad ActionAid e con il  contributo di SlowFood Italia del Festival della Partecipazione, evento che si è svolto a L’Aquila dal 1016 al 2019.

Nell’intervista ad Abruzzoweb Tella torna su quanto già affermato in una nota al vetriolo, in merito all’operato dell’associazione di cui è stato protagonista, ora commissariata da Roma, “senza coinvolgimento”, a detta di Tella, dell’assemblea “senza ascoltare, senza confrontarsi e senza conoscere”.

Ma Tella allarga anche lo sguardo all’associazionismo in generale, tornando anche sul budget del Festival della Partecipazione, che si è svolto per tre edizioni con dotazioni economiche importanti, per poi trasferirsi a Bologna nel 2020.

Salva e anzi loda invece quelle esperienze, di puro volontariato e nate dal basso, come l’Urban center dell’Aquila, che “senza clamori, lavora pancia a terra coinvolgendo i cittadini nei processi partecipativi” come ad esempio la riqualificazione dell’area  da via Sallustio, via Fontesecco, Borgo Rivera e Parco delle Acque, che avrà una diversa immagine rispetto al passato, con la realizzazione del nuovo ponte Belvedere. Con la collaborazione del Comune dell’Aquila, ha infatti organizzato l’iniziativa denominata “Quid – Un quartiere di idee”. L’area interessata, per l’appunto, è quella rappresentata

“Io mi sono innamorato di Cittadinanzattiva quando ho letto i principi a cui si ispira – spiega Tella -, che incarnano quanto scritto nell’articolo 118 della Costituzione, principio sussidiarietà, quando ho conosciuto tutte le persone sono venute a L’Aquila è che poi ho incontrato a Roma. Ma poi nel corso del tempo mi sono reso conto che l’istanza di partecipazione effettiva del territorio non veniva rispettata. Il territorio non è coinvolto ma, diciamo così, utilizzato. Partecipazione deve essere nelle decisioni, attraverso un percorso, non dopo che la decisione è stata presa”.

Per quanto riguarda poi il Festival della Partecipazione e in generale sulla trasparenza: “il festival era una iniziativa  finanziata dai fondi Cipe per le attività sociali e culturali nel cratere sismico che potessero essere attrattive. Tutto è stato gestito da Roma, e nei primi anni di avviamento di un festival ci può anche stare. E’ stata una iniziativa che ho apprezzato, e cui ho dato il mio contributo da volontario. Poi sono venuti meno i fondi Cipe il festival dal 2020 è andato a Bologna, e pazienza. Ma chi a L’Aquila è rimasto, aveva ipotizzato un festival locale, ma questa istanza non è stata contemplata. Inoltre è stato imposto un commissario da Roma che arriva, incontra 15 persone e dice ‘il referente sono io’ e decido io’ cosa fare E questo è la negazione di tutto quello che c’è scritto sui documenti sulla cittadinanza attiva. Se per loro questo è il metodo, ma io non ci sto”.

Per quanto poi riguarda la trasparenza delle rendicontazioni esatte dei budget: “premesso che non ho nessun dubbio che Cittadinanzattiva nell’organizzare il festival della Partecipazione ha tenuto un comportamento corretto e nella massima legalità possibile, vale per me in un certo senso l’invito di Giovanni Falcone di “seguire i soldi”: ovvero c’è differenza in iniziative come queste, tra il volontariato che con passione civica si mette a disposizione con il suo lavoro gratuito, e chi invece, legittimamente, guadagna soldi. Per questa ragione servirebbe massima trasparenza, ma dai rendiconti resi noti non si capisce chi è stato pagato, con quanti soldi è stato pagato, tra collaboratori, consulenti e così via. Ho posto più volte la questione, ma non ho mai avuto risposta. Sarebbe importante farlo anche per rendere pubblici quali sono i finanziatori e beneficiari privati, perché questo potrebbe rappresentare una commistione magari da evitare.  Per fare un esempio, un sindacato che è istituzionalmente controparte delle imprese e deve fare gli interessi dei lavoratori, non può accettare al suo interno il presidente di Confindustria”.

L’INTERVISTA