PESCARA – Malgrado la spossatezza fisica dovuta non solo alla mancanza di nutrizione ma anche al gran caldo degli ultimi giorni, il professore del liceo statale ‘Marconi’, Giovanni Dursi ha deciso di continuare lo sciopero della fame contro il ddl sulla ‘Buona Scuola’.
Solo liquidi, per il docente-eroe che intende continuare la battaglia finché il suo fisico supporterà questo stress: ”La mia è un’iniziativa individuale – ha spiegato con un filo di voce ad Abruzzoweb – e intendo portarla avanti finché riesco; ho notato che è una protesta che prolifera anche in altre città d’Italia e dunque c’è un contrasto netto nei confronti di questa riforma, sono pronto a mettere in pericolo me per i miei studenti”.
”C’è un’ondata sociale di fronte a questa vertenza – prosegue il professore – e da mesi ha procurato solo dissensi; ci sono centinaia di realtà scolastiche, la scuola non è quella di cui si parla soltanto ma è altro. Protesto perché mi sento espropriato del diritto di poter parlare in quanto ci troviamo di fronte a un monologare e non a un dialogare”.
Dursi, che in questo periodo è anche impegnato con gli esami di Stato e ricopre il ruolo di presidente di Commissione presso l’istituto ‘Misticoni – Bellisario’ del capoluogo adriatico, è consapevole del fatto che probabilmente il suo gesto non sarà mai considerato dal presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, ma intende comunque stare dalla parte della scuola e inviare un segnale, richiamando attenzione.
”Abbiamo fatto tante iniziative noi docenti in passato sul territorio nazionale – spiega Dursi – non ci troviamo in democrazia; Renzi, un anno e mezzo fa aveva promesso di venire all’Aquila per vedere la situazione, ma in realtà è venuta solo per poche ore la Giannini per poi fuggire via con la sua scorta: Pertini invece si sarebbe davvero fatto vivo”.
”Si parla tanto di cultura, ma questa è anche rispetto e Renzi porta avanti un ricatto. Un messaggio che trovo inaccettabile – insiste il professore – la scuola è un servizio importante quindi dovremmo lottare tutti insieme ed invece, purtroppo, da parte dei miei colleghi, soprattutto donne, vedo un totale disinteresse. Non c’è un confronto in particolare con il docente che vede l’insegnamento come la realizzazione di se stesso e basta”.
”Il mondo della scuola rivendica giustizia, gli è dovuta”, conclude.



