L’AQUILA – È oramai scontro aperto all’interno del Movimento 5 stelle dell’Aquila, dove un buon numero di militanti storici contesta duramente l‘operato della “cittadina al Senato”, la senatrice Enza Blundo, accusata di non condividere alcuna scelta con la base, di assumere posizioni “imbarazzanti” che “rovinano il lavoro svolto dalla base”, di nominare “a totale discrezione” i propri portaborse, di essersi creata una base ristretta di fedelissimi, definiti ironicamente ‘’blundisti’’. Comportamenti, insomma, da onorevole stile prima Repubblica, eletto nei tanto vituperati partiti tradizionali.

Una spaccatura che potrebbe portare a candidature distinte dei grillini dell’una e dell’altra fazione alle prossime elezioni comunali dell’Aquila.

Le accuse durissime arrivano da Giorgio Fioravanti, nel movimento dal 2009, attivista del meet-up aquilano, che ad AbruzzoWeb, sottolinea in perfetto stile grillino, di essere portavoce anche del disagio e del punto di vista di altri attivisti di lungo corso come Marilena De Ciantis, Giuseppe Gandolfo, Daniel Ghelli, Mirella Tiboni, Marco Di Domenico, Giancarlo Cervella, Federica Colaianni e Virginia Grisenti.

Goccia che ha fatto traboccare il vaso, le posizioni della Blundo sullo sviluppo turistico del Gran Sasso, e contro il referendum che intende restringere l’area Sic.

“Secondo i principi del Movimento – spiega infatti Fioravanti – una cittadina al Senato per definizione deve essere una portavoce. Cioè deve comunicare e condividere preventivamente le sue scelte politiche con noi cittadini. Ma questo la Blundo non lo ha mai fatto. Fino all’estate 2014 si limitava a illustrare con un report le attività da lei svolte in Parlamento. Ma questo a noi non bastava, e dal momento in cui abbiamo chiesto maggiore partecipazione e coinvolgimento, prima e non dopo le decisioni prese, soprattutto in merito alle posizioni da assumere a livello territoriale, il risultato è stata una spaccatura”.

La Blundo cioè, accusano i militanti, ha sfiduciato la base storica, e “se n’è creata una a lei fedele – rivela Fioravanti – che è solita riunirsi non come facciamo noi, al palazzetto dei Nobili, un luogo pubblico e aperto, ma in sede tutta propria, in via  Fonte secco, pagata con le indennità parlamentari, e dove tra i militanti storici c’è la sola Emanuela Papola, che io sappia”.

E la Blundo è accusata non solo di essersi scelta una propria personale “base”, ma anche, operazione molto più semplice, i collaboratori parlamentari, fatti ruotare più volte. Suo portaborse, si legge nello stesso blog della Blundo, è attualmente Salvatore Ventruto, “laureato in Scienze Politiche all’Università Sapienza di Roma nel 2005” e che “dal 2010 svolge l’attività di assistente parlamentare al Senato”, non specificato con quale partito, visto che nel 2010 M5s a palazzo Madama non c’era.

“Non so neanche chi siano stati e chi siano collaboratori della Blundo – prosegue Fioravanti nell’invettiva – so solo che andavano scelti dalla portavoce al Senato confrontando i curriculum, con una vera selezione meritocratica, coinvolgendo anche i militanti del meet-up. Ma a noi nessuno ha mai fatto sapere nulla”.

Tra le mosse della Blundo che proprio non sono andate giù al gruppo grillino dell’Aquila, oltre a quella citata sul Gran Sasso, anche lo striscione esposto dalla senatrice durante il corteo della Perdonanza del 2014, con la scritta “Celestino V suda di vergogna”, l’emendamento presentato al progetto di legge sulle unioni civili, per limitare l’istituto ”alle coppie che hanno la stessa residenza e convivano ininterrottamente da almeno 3 anni’”, emedamento che ha mandato su tutte le furie l’Arcigay.

E sempre sul Gran Sasso, ha destato malcontento l‘esposto presentato dalla Blundo nel luglio 2014 su presunte “irregolarità delle procedure adottate nell’emanazione del bando di gara” per l’impianto di risalita delle nuove Fontari, che ha attirato su di lei gli strali degli operatori turistici e del sindaco, Massimo Cialente.

“Tutte prese di posizione che la cittadina Blundo ha assunto senza alcun confronto né condivisione – commenta amareggiato Fioravanti – e che riteniamo discutibili e alcune anche imbarazzanti, vedi striscione di cattivo gusto srotolato alla Perdonanza. Errori che hanno vanificato il consenso che, come militanti, ci eravamo sforzati di creare in città”.

Con queste ruggini il Movimento 5 stelle si dovrà preparare alle prossime elezioni comunali della primavera 2017. Cercando di ottenere un risultato ben più consistente rispetto al misero 1,7 per cento dalla Blundo candidata sindaco nel 2012. Ma se M5s ha oggi rispetto ad allora il vento in poppa e sondaggi che lo attestano prima forza politica in molte città e territori italiani, all’Aquila le prospettive non sembrano rosee.

“Il candidato sindaco dovrà essere scelto dalla base, o tramite blog o con assemblee pubbliche. E noi questo faremo – annuncia Fioravanti – ma temo che anche chi fa riferimento alla Blundo esprimerà una sua candidatura alternativa”.

Sarà insomma scissione, evenienza tutto sommato sovente e normale nei partiti. Una novità per M5s, che pur vuole essere altro dai partiti.