L’AQUILA – Finiscono anche nelle maglie della magistratura contabile i cinque volontari dell’associazione di protezione civile Mo.da.vi. di Pescara, in passato già sottoposti a processo penale per aver rivenduto ad alcuni commercianti le calzature che avevano ricevuto in donazione e che erano destinate ai terremotati dell’Aquila nel 2009.

Il vice procuratore regionale della Corte dei Conti, Roberto Leoni, ha infatti citato in giudizio Franco Giovagnoli, presidente dell’associazione, Daniele Marinelli, Dario e Mirko Francano e Franco Faccenda, tutti soci, chiedendo che vengano condannati al pagamento in favore della Regione Abruzzo di 81.978 euro.

“La distribuzione ai terremotati delle calzature donate dalla Condor Trade Srl costituiva un obbligo degli operatori della Mo.da.vi. nella qualità di appartenenti ad un’associazione convenzionata con la Regione – si legge infatti nell’atto di citazione – e la distrazione dei beni dalla destinazione preordinata a favore di sè medesimi o alla vendita è avvenuta non nell’ambito di un rapporto tra privati, ma in quello tra un privato (la Condor Trade) ed un’organizzazione inserita convenzionalmente nell’ambito del servizio pubblico (Mo.da.vi.)”.

L’associazione di volontariato di Pescara ha infatti un “legame funzionale” con la Regione Abruzzo, alla luce di una convenzione del 7 giugno 2006, ed il suo presidente è considerato un “incaricato di pubblico servizio”.

Per la procura, i cinque volontari della Mo.da.vi. hanno quindi “causato un danno all’amministrazione regionale”, quantificato in 41.978 euro “quale partita di danno patrimoniale riferita al complesso di beni sottratti”, 20mila per il “disservizio arrecato all’amministrazione convenzionata” e altri 20mila per il “danno all’immagine e al prestigio” della Regione.

“La risonanza mediatica delle condotte illecite intestate a Mo.da.vi. è stata vasta”, dice Leoni, ricordando numerosi articoli che hanno rappresentato la vicenda come “particolarmente odiosa e riprovevole”.

Nella citazione si ricorda anche che la cessione dei beni da parte dell’azienda bresciana è avvenuta senza oneri fiscali proprio in ragione delle finalità di utilizzo della merce.

Ripercorrendo gli aspetti penali della vicenda, la magistratura contabile osserva che “l’ampio materiale probatorio costituito dalle intercettazioni telefoniche e dai rinvenimenti di frazioni dei beni sottratti non ammette alcuna replica”.

I cinque, invitati dalla procura a depositare le proprie deduzioni, hanno sostenuto, tra le altre cose, “l’insussistenza della natura pubblica dell’associazione”, “l’infondatezza della ricostruzione dei fatti”, “la destinazione dei beni al Comune di Pescara e non all’associazione”, “l’avvenuta consegna dei beni alla destinazione prevista” e “la natura puramente volontaristica dell’opera prestata da Mo.da.vi. nel frangente del soccorso ai terremotati non in virtù di un particolare affidamento diretto da parte dell’amministrazione regionale”.